Osservatorio Eni

Osservatorio Eni

Osservatorio Eni è un osservatorio permanente monitora le attività di esplorazione, estrazione e trasformazione delle fonti fossili. Esamina anche la responsabilità sociale di impresa di Eni, studia gli impatti sociali e ambientali generati e valuta le reazioni delle istituzioni e della società civile, sia in Italia che nel mondo.

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Osservatorio Eni è la campagna permanente di A Sud e del CDCA per monitorare le attività di Eni. Attraverso ricerca, reporting e azionariato critico, lavoriamo per denunciare gli impatti di Eni su ambiente, clima e diritti umani. Facciamo informazione e lobbying per indurre Eni a cambiare le sue politiche aziendali.

SU COSA LAVORA OSSERVATORIO ENI

Osservatorio Eni

LE RESPONSABILITÀ CLIMATICHE

Il core business di Eni è lo sfruttamento di idrocarburi: petrolio e gas. Le sue emissioni dirette sono nell’ordine di decine di milioni di tonnellate di CO₂; se includiamo quelle indirette, generate dall’uso dei suoi prodotti, si arriva a centinaia di milioni di tonnellate, più delle emissioni dell’intera Italia.

Non è un’eccezione, è un modello. Secondo il Carbon Major Database, l’80% delle emissioni globali fossili dal 2016 è attribuibile a 57 società. Tra le 122 principali responsabili, la maggioranza ha aumentato la produzione. Eni è dentro questa classifica: 33ª al mondo, 9ª tra le aziende private per gas serra prodotti dal 2016.

Transizione energetica: parole vs. fatti

Nonostante la retorica sulla transizione e gli investimenti nelle rinnovabili, Eni continua a puntare sui combustibili fossili, contribuendo in modo rilevante alle emissioni di gas serra. Gran parte delle sue operazioni si concentra in Paesi del Sud globale, dove l’estrazione ha impatti pesanti sui territori, sugli ecosistemi e sui diritti delle comunità locali.

A questa realtà corrisponde un racconto aziendale pericolosamente edulcorato. Non è un caso se il marketing di Eni è sempre più verde. Il Cane a sei zampe si presenta come soggetto responsabile e alleato della transizione, mentre le trivelle continuano a estrarre petrolio e gas. Questa distanza tra ciò che viene raccontato e ciò che accade ha un nome preciso: greenwashing.

LE POLITICHE ENERGETICHE NAZIONALI

Pur comportandosi come una multinazionale energetica quotata in borsa, Eni è partecipata dallo Stato, che detiene la maggioranza relativa delle azioni. Invece di essere influenzata da politiche nazionali per la decarbonizzazione, Eni condiziona le politiche energetiche nazionali.

Questo crea un circolo vizioso impossibile da interrompere. Nonostante la crisi climatica e gli allarmi della comunità scientifica, l’azienda continua ad aumentare anno dopo anno la quantità di idrocarburi estratti. Sta sviluppando nuovi progetti di perforazione per sfruttare idrocarburi, sia all’estero che in Italia. Dalla Val d’Agri in Basilicata a Taranto e Gela in Sicilia, diverse zone subiscono l’impatto disastroso del cane a sei zampe.

IL COLONIALISMO ENERGETICO

Lo scoppio della guerra in Ucraina ha reso palese il potere di Eni sulle politiche energetiche italiane. Dietro la retorica della “transizione”, l’azienda ha rafforzato il fossile, inaugurando una nuova stagione di colonialismo energetico: via il gas russo, dentro quello di regimi autoritari come Algeria e Qatar. Nessuna svolta, solo emergenze usate come alibi.

In questo quadro si inserisce il Piano Mattei per l’Africa: presentato come cooperazione e sviluppo, ma nei fatti opaco e neocoloniale. Un progetto che riproduce logiche estrattiviste, piegando territori e comunità agli interessi energetici dell’Occidente. Non è un piano di giustizia climatica e sociale. È un piano di potere.

Luci ombre fondo clima

LA CULTURA

E a proposito di greenwashing, Eni investe anche nella cultura, ma non lo fa per amore dell’arte, ma per costruirsi una maschera. Sfrutta il suo potere economico per colonizzare l’immaginario collettivo, insinuandosi nei musei, nei festival, nei teatri.

Invece di sostenere la cultura indipendente, promuove una narrazione addomesticata, che legittima il suo ruolo nella transizione ecologica. Così, chi inquina diventa mecenate, e la cultura si trasforma in vetrina per interessi fossili. Il risultato è un paesaggio culturale sempre più complice, svuotato di conflitto, critica e verità.

STRUMENTI

Ricerca e informazione

Studiamo, approfondiamo e pubblichiamo articoli su diverse testate per informare sulle condotte di Eni e sulle sue responsabilità ambientali e climatiche

Reporting e dossier

Redigiamo, pubblichiamo e diffondiamo report su diversi aspetti legati alle attività d’impresa (sono tutti scaricabili in calce alla pagina)

Azionariato critico

Partecipiamo alle assemblee degli azionisti di Eni come azionisti critici, elaboriamo domande al Cda sui temi di nostro interesse e facilitiamo la partecipazione di comitati locali italiani ed esteri

Advocacy e lobbying

Portiamo avanti campagne e attività di pressione per indurre l’impresa a migliorare le proprie politiche

Networking

Facciamo rete con comitati, organizzazioni nazionali ed internazionali che si occupano di giustizia ambientale e climatica, per spingere assieme verso la decarbonizzazione dell’economia

Supporto a territori

Supportare le comunità locali impattate da Eni, dando voce a comitati, attivistə e cittadinə colpitə dall’estrattivismo e costruendo strumenti di lotta e incidenza collettiva.

Report

La decarbonizzazione secondo ENI - Il boom dei biocarburanti e i suoi effetti sui territori

Nel Factsheet 2026 dell’Osservatorio Eni smontiamo il mito dei biocarburanti: una falsa soluzione climatica che scarica costi ambientali e sociali sui territori. Non una risposta alla crisi climatica, ma un problema in più per comunità ed ecosistemi.

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ENI e il boom del GNL in Italia / 2026

Tutto quello che c’è da sapere sul GNL: il Gas Naturale Liquefatto viene venduto come soluzione temporanea alla crisi energetica, ma sta bloccando l’Italia in una nuova dipendenza fossile. Questo factsheet smonta la narrazione del “gas pulito” e mostra chi davvero guadagna dal boom del GNL.

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La cultura a sei zampe / 2024

Come, dove e perchè Eni finanzia la cultura in Italia. Il dossier approfondisce il legame tra Eni e il mondo della cultura, evidenziando come il colosso petrolifero si presenti come promotore di numerose iniziative culturali in Italia. Attraverso un’attenta disamina, il report Cultura a sei zampe esplora le strategie di “cultural washing” attuate dall’azienda.

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La decarbonizzazione secondo Eni – Biocarburanti, una partita italiana / 2024

Un report che analizza la strategia di Eni sui biocarburanti. Questi vengono considerati climaticamente neutri, ma presentano problemi di efficienza e impatto. Nascono come alternativa rinnovabile ai combustibili fossili, derivano da fonti di energia che non si esauriscono e mirano a ridurre le emissioni di gas serra. In Italia, Eni spinge la diffusione dei biocarburanti.

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La decarbonizzazione secondo Eni – CCS / 2023

Nel nostro Factsheet 2023, smascheriamo la strategia climatica di Eni: gas fossile e CCS come “soluzioni” alla crisi climatica. Entro il 2050, Eni continuerà a puntare sul gas, uno dei principali responsabili del riscaldamento globale (fonte UNEP). Parallelamente investe nella CCS (cattura e stoccaggio della CO₂).

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GreENIwashing: il greenwashing di Eni e altre storie / 2022

Un report che ripercorre e racconta le condotte di greenwashing della principale multinazionale petrolifera italiana
Sessant’anni dopo la morte del fondatore Enrico Mattei, Eni ha visto nel 2022 un ritorno alle origini. La multinazionale del fossile è tornata a influenzare il governo, soprattutto con l’avvio della guerra in Ucraina.

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Follow the green: la narrazione di Eni alla prova dei fatti / 2020

Se si dà un’occhiata, in un giorno qualsiasi, all’homepage del sito di Eni, quasi non c’è traccia di petrolio. I messaggi promozionali circa la sostenibilità ambientale di Eni inondano quasi tutte le testate nazionali. Ma cosa c’è oltre la patina degli annunci?
Il dossier “Follow the green – la narrazione di Eni alla prova dei fatti” risponde alla domanda sul greenwashing a sei zampe.

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Il paese a sei zampe / 2019

Il Paese a sei zampe: la questione energetica e il punto di vista dei territori: un report sulle politiche di Eni, tra dark economy e green washing. Oggi si assiste a una nuova espansione della frontiera estrattiva, inclusa l’estrazione offshore. Ci sono anche progetti controversi di riconversione di vecchi impianti dell’industria fossile e chimica.

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Speciale Ikebiri

Nel 2018 la comunità nigeriana Ikebiri ha citato Eni e la sua controllata NAOC presso il Tribunale di Milano, chiedendo un risarcimento per un grave disastro ambientale: il 5 aprile 2010 un oleodotto NAOC esplose vicino al fiume della comunità, contaminando il territorio e mettendo a rischio la sopravvivenza di chi vive di agricoltura e pesca.

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REPORTAGE

GELA: CICATRICI AMBIENTALI E RESISTENZE TERRITORIALI

Video reportage, Giugno 2022   [Durata: 7′]

Gela è un osservatorio urbano privilegiato per comprendere in che modo le politiche energetiche a livello nazionale si traducono in conflitti e impatti sul territorio. Petrolio e gas hanno radicalmente cambiato la storia della città e sebbene l’arrivo di Eni sia datato fine anni ‘50 ad oggi il ruolo che il cane a sei zampe ha in città è ancora centrale: dai nuovi progetti industriali ai progetti culturali e sociali che la stessa impresa propone sul territorio per edulcorare gli impatti negativi. Ma Gela non è solo un territorio che vive in maniera passiva le conseguenze che questa industrializzazione senza sviluppo ha portato sul territorio. Realtà attive, associazioni e cittadini stanno immaginando nuove possibilità di rigenerare vivibilità, proponendo un’altra visione di città che parte dalla cura delle aree naturali e immagina e mette in campo nuovi scenari, anche dal punto di vista lavorativo.

Credits:

  • Videomaker: Andrea Giannone
  • Hanno partecipato: Andrea Turco (giornalista), Emilio Giudice (Riserva del Bivere), Manuel Zafarana (Geloi Wetland). Con la collaborazione di: Università di Catania, in particolare Elisa Privitera e a Alessandro Lutri

FOSSIL FREE SCHOOL IN VAL D’AGRI

Video reportage, Giugno 2022   [Durata: 5.30′]

In Val D’Agri è attivo da oltre venti anni il più grande polo estrattivo in terra ferma d’Europa. La Valle, con storica vocazione agricola e di turismo culturale ed eno gastronomico, è stata travolta dall’arrivo dell’industria pesante. Attraverso le attività nelle scuole, A Sud e l’Ossevatorio Eni hanno lavorato con docenti e studenti e studentesse sulla percezione del rischio e dell’impatto dell’attività petrolifera sul territorio.

Credits:

  • Videomaker: Alessandro Bernardini
  • Hanno partecipato: Marica Di Pierri e Maura Peca per A Sud, Isabella Abate per l’Osservatorio Popolare Val D’Agri

Tutti i video dell’Osservatorio Eni:


Info e contatti:

Osservatorio Eni è sostenuto dai fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese e dal Patagonia International Grants Program

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