Yuvelis Morales Blanco. In Colombia il fracking non è ancora acqua passata
Nei giorni della prima Conferenza internazionale sull’abbandono delle fonti fossili, che si tiene dal 24 al 29 aprile nella città colombiana di Santa Marta, abbiamo incontrato la difensora ambientale afrocolombiana a cui il 20 aprile è stato assegnato il Goldman environmental prize. La sua comunità ha subito per anni gli impatti dell’industria estrattiva, con il rischio di aprire alla fratturazione idraulica. Le vittorie e le sfide nel Paese più pericoloso al mondo per chi è leader sociale e ambientale
La voce che ha aperto la Conferenza di Santa Marta sull’abbandono delle fonti fossili non è arrivata dai palazzi della diplomazia climatica, ma dalle rive del fiume Magdalena. È la voce di Yuvelis Morales Blanco, giovane difensora ambientale afrocolombiana a cui pochi giorni fa è stato assegnato il Goldman Environmental Prize 2026, considerato uno dei più importanti riconoscimenti internazionali per l’attivismo ecologista di base. Il premio le è stato attribuito per il ruolo nella mobilitazione contro il fracking in Colombia e per la resistenza contro i progetti pilota Kalé e Platero promossi da Ecopetrol.
Yuvelis si definisce figlia del Rio Magdalena. È nata e cresciuta a Puerto Wilches, in una famiglia di pescatori. La sua comunità ha subito per anni gli impatti dell’industria estrattiva, che rischiava di allargarsi ad una nuova frontiera: il fracking. La fratturazione idraulica (o fracking) è una tecnica estrattiva utilizzata per liberare gas e petrolio intrappolati in rocce profonde attraverso l’iniezione ad alta pressione di acqua, sabbia e sostanze chimiche. È una pratica ad alto consumo idrico, associata a rischi di contaminazione delle falde e dei corsi d’acqua, oltre che alla costruzione di nuove infrastrutture fossili in piena crisi climatica. In America Latina il suo impiego su larga scala resta limitato soprattutto ad Argentina e Messico, ma in Colombia il Magdalena Medio era diventato laboratorio di un possibile salto estrattivo nazionale. Così, riunita nell’Aguawil, il comitato per la difesa dell’acqua, della vita e del territorio, la comunità di Puerto Wilches ha ingaggiato una strenue battaglia che ha portato all’abbandono dei due progetti. Aguawil fa parte dell’Alleanza Colombia Libera dal Fracking, una piattaforma che riunisce circa 120 organizzazioni ambientaliste, sindacali, comunitarie, popolari, accademiche e territoriali.
Quali sono state finora le vittorie ottenute dall’Alleanza Colombiana contro il fracking?
Quest’anno l’Alleanza festeggia il suo decimo anniversario di resistenza. Abbiamo vinto battaglie legali, siamo riusciti a ritardare e a bloccare fin qui tutti i progetti di fracking promossi nel paese. Ma la cosa più importante è che grazie a questa resistenza oggi la Colombia festeggia 10 anni come territorio libero dal fracking e dalle tecniche non convenzionali di sfruttamento di idrocarburi.
Hai contribuito a mobilitare giovani e comunità afrodiscendenti contro i progetti Kalé e Platero. Come si costruisce consenso e partecipazione in un territorio dove il petrolio è presente da decenni e spesso viene presentato come unica prospettiva economica?
La storia della nostra regione è stata cancellata e riscritta dal conflitto armato e poi dall’industria degli idrocarburi. Noi abbiamo deciso di riappropriarci della nostra storia per e a favore del fiume e quella storia non si cancella. Si conquista, si combatte e si rivendica sempre. Nella regione del Magdalena Medio abbiamo dalla nostra parte la forza di difendere il fiume più importante della Colombia. Per noi il tema del consenso è simbolico, perché in realtà ciò che facciamo è inevitabile ed è per il benessere delle comunità. Ci mobilitiamo perché difendiamo la vita, i diritti umani e il territorio.
Nel vostro caso la battaglia contro il fracking ha incrociato anche il tema dei diritti collettivi e della consultazione previa. Quanto è stato importante spostare il discorso dal solo piano ambientale a quello della democrazia e dei diritti territoriali?
Quando si tratta di progetti territoriali, rivendichiamo costantemente il rispetto della consultazione preventiva che è stabilito dalla Convenzione 169 dell’OIL, che la Colombia ha ratificato nel 1991. Rivendichiamo che le comunità debbano essere in prima linea nelle discussioni che riguardano il loro futuro, e smettere di essere in prima linea solo tra le vittime della contaminazione ambientale e degli impatti climatici. A ciò va aggiunto che la Colombia, purtroppo, occupa il primo posto come paese più pericoloso al mondo per chi è leader sociale e ambientale. Secondo i dati di Indepaz, nel 2025 sono 187 i difensori ambientali e leader sociali assassinati nel Paese. Per questo, qui da noi, quando si lotta contro un estrattivismo come quello fossile, la battaglia diventa immediatamente anche in difesa della democrazia e dei diritti umani. È intrinseco, perché la Colombia non si prende cura di chi si prende cura: parlare a favore dell’ambiente e dei diritti umani può costarti la vita.
Anche tu hai subito minacce e nel 2021 sei stata costretta ad abbandonare la tua comunità. Cosa servirebbe in termini giuridici per la protezione di chi difende l’ambiente e i territori?
Io, come molti altri, come migliaia di difensori dei diritti umani e leader sociali in Colombia, abbiamo dovuto esiliarci in altri paesi o allontanarci dalle nostre comunità per proteggere la nostra vita. La Colombia ha ratificato nel 2022 l’Accordo di Escazú, primo accordo che menziona testualmente la necessità di proteggere attivisti ambientali e leader sociali. È un passo molto importante, ma non basta. Va implementato integralmente affinché ci siano garanzie di una vita dignitosa, affinché le comunità possano difendere i propri territori e non subire violenza ed emarginazione.
Per questo l’appello non è quello di creare un altro accordo e poi un altro ancora, ma di applicarlo e monitorarne l’implementazione: abbiamo bisogno che le misure stabilite nell’Accordo di Escazú siano rispettate.
Il premio Goldman arriva in un momento in cui il governo Petro mantiene una posizione contraria al fracking, ma la partita non è ancora chiusa. Quali sono oggi le vostre richieste al governo colombiano?
In Colombia il fracking non è ancora acqua passata. Progetti di legge per proibirlo definitivamente sono stati archiviati 4 volte. Attualmente ne abbiamo proposto un altro, depositandolo per la quinta volta, sia alla Camera che al Senato. Ecco perché la richiesta è quella di ottenere il divieto legale e definitivo del fracking nel nostro Paese. Un’ altra richiesta importante è garantire che la trasformazione sociale sia il pilastro di qualunque discussione sulla transizione ecologica giusta. È questo che vogliamo. Non possiamo essere qui a Santa Marta a parlare di transizione oltre i combustibili fossili e rimanere in questa incertezza giuridica riguardo alle tecniche estrattive non convenzionali.
L’America Latina viene spesso raccontata come una regione attraversata da nuove pressioni estrattive. Cosa insegna la vostra esperienza ai movimenti di altri territori che oggi si oppongono a petrolio, gas e miniere? E dopo questo riconoscimento internazionale, quale messaggio vuoi lanciare sia alle comunità che resistono sia ai governi che continuano a presentare i combustibili fossili come inevitabili?
La geopolitica mondiale ci sta dicendo che la strada da seguire non è quella dei combustibili fossili, che i paesi favorevoli allo sfruttamento di petrolio, gas e carbone stanno voltando le spalle ai propri cittadini e li stanno condannando a sempre più frequenti e intensi disastri climatici causati dalle emissioni derivanti dalla combustione di petrolio, gas e carbone. Oggi il mondo – le guerre, le crisi, le disuguaglianze – ci sta dicendo che deve esserci a tutti i costi una transizione energetica giusta e territoriale, che non possiamo né dobbiamo dipendere esclusivamente dai combustibili fossili e che il nuovo mondo si costruisce e si costruirà a partire dai giovani con un visione radicale e un ruolo da protagonisti.
Mentre parliamo prende il via a Santa Marta la prima conferenza internazionale per il superamento dei combustibili fossili, cui parteciperanno 56 paesi. Cosa ti aspetti da questo appuntamento?
Da questa conferenza devono scaturire un piano d’azione e un percorso concreto per realizzare una transizione energetica e un phase-out dai fossili. Deve scaturire un appello urgente rivolto al mondo intero affinché si persegua il divieto di estrazione da giacimenti non convenzionali e da fracking. Da questa conferenza deve scaturire un appello efficace affinché le comunità, i territori e la natura abbiano finalmente una tutela effettiva e, naturalmente, mi aspetto un passo deciso verso una transizione energetica ambiziosa e rapida: le nuove generazioni meritano un futuro finalmente libero dai combustibili fossili.
Yuvelis Morales Blanco nei pressi del Miramar Swamp, vicino alla raffineria della Ecopetrol © Christian EscobarMora - Goldman Environmental Prize
Articolo uscito su Altreconomia il giorno 28 aprile 2026. Leggilo qui