Stop ai fossili, Santa Marta pensaci tu
Dal 24 al 29 aprile a Santa Marta summit globale per l’uscita dai fossili. Promossa da Paesi Bassi e Colombia, partecipano 45 Stati, stranamente c’è anche l’Italia.
Tra il 24 e il 29 aprile prossimi la città colombiana di Santa Marta ospiterà un appuntamento destinato a incidere nel dibattito climatico internazionale: una conferenza globale – la prima – interamente dedicata all’uscita dai combustibili fossili e che mira esplicitamente a colmare il divario tra impegni dichiarati e politiche effettivamente implementate che da decenni caratterizza le paludate dinamiche della governance globale del clima.
A DIFFERENZA DEI TRADIZIONALI NEGOZIATI delle COP Onu, l’iniziativa punta a concentrarsi su strumenti operativi e alleanze politiche capaci di accelerare la transizione energetica, con l’obiettivo di spostare la discussione dal piano delle dichiarazioni a quello delle soluzioni e affrontare direttamente il nodo della progressiva eliminazione di carbone, petrolio e gas.
PROMOSSA DAI GOVERNI DI COLOMBIA e Paesi Bassi, Santa Marta si inserisce, qualificandosi come spazio complementare e non sostitutivo, in un percorso politico più ampio lanciato nel corso della COP30 di Belém dove il tema dell’uscita dai combustibili fossili non è riuscito a tradursi in un impegno vincolante, nonostante il sostegno di decine di Paesi.
LA CONFERENZA SI CELEBRA in un momento di crescente instabilità internazionale, in cui crisi energetica e tensioni geopolitiche risultano strettamente intrecciate al controllo delle risorse fossili. Dalle guerre in aree strategiche per petrolio e gas alle competizioni per nuove rotte e approvvigionamenti, l’energia continua a essere uno dei principali fattori di conflitto e di ridefinizione degli equilibri globali. Allo stesso tempo, l’aumento dei prezzi e l’insicurezza degli approvvigionamenti hanno spinto molti governi a rafforzare la dipendenza da fonti fossili nel breve periodo, rallentando gli investimenti nella transizione. È dentro questa doppia crisi – climatica ed energetica – che Santa Marta prova a rilanciare un’agenda alternativa, fondata sulla progressiva uscita dai combustibili fossili come condizione non solo ambientale, ma anche politica ed economica per una maggiore stabilità globale.
EVIDENTE E’ IL LEGAME CON LA Fossil Fuel Treaty Initiative: un’iniziativa internazionale che si ispira a precedenti esperienze diplomatiche che hanno portato alla definizione di strumenti giuridici globali su temi come le mine antiuomo o le armi nucleari e conta migliaia di organizzazioni e centinaia di migliaia di sostenitori, intenzionati a fare pressione politica sui governi affinché aderiscano a un percorso vincolante di uscita dalle fonti fossili. Il presupposto è che la crisi climatica non possa essere affrontata solo attraverso la gestione delle emissioni, ma richieda un intervento diretto sulla produzione e sull’uso delle fonti fossili, considerate la causa strutturale del problema.
I LAVORI DI SANTA MARTA SONO ARTICOLATI attorno a tre assi: la riconversione delle economie dipendenti dalle fonti fossili, la trasformazione dei sistemi energetici sul lato della domanda e dell’offerta, e il rafforzamento della cooperazione internazionale. Attenzione particolare è dedicata ai temi della giustizia climatica, della redistribuzione dei costi della transizione e del ruolo della finanza, per evitare che il superamento dell’era fossile produca nuove disuguaglianze tra Paesi e all’interno delle società.
SECONDO IL GOVERNO COLOMBIANO sono almeno 45 i paesi che hanno confermato la loro partecipazione: Angola, Austria, Belgio, Brasile, Cambogia, Camerun, Danimarca, Germania, Figi, Filippine, Finlandia, Francia, Guatemala, Irlanda, Isole Marshall, Italia, Giamaica, Lussemburgo, Maldive, Mauritius, Messico, Paesi Bassi, Panama, Papua Nuova Guinea, Portogallo, Repubblica Dominicana, Senegal, Singapore, Slovenia, Spagna, Sri Lanka, Sierra Leone, Svezia, Svizzera, Tanzania, Turchia, Trinidad e Tobago, Uruguay e Vietnam; all’interno di un processo che coinvolge complessivamente quasi un centinaio di governi nazionali e decine di amministrazioni locali.
LA MINISTRA DELL’AMBIENTE COLOMBIANA Vélez Torres ha sottolineato che l’appuntamento «sarà uno spazio di accordo e di volontà di agire, che invita il mondo a compiere un passo storico e costituisce uno spazio senza precedenti, poiché riunisce non solo paesi altamente vulnerabili alla crisi climatica, ma anche nazioni produttrici di idrocarburi di diverse regioni del mondo. Nonostante le differenze, tutti i partecipanti concordano sulla necessità di dare ascolto alla scienza e di procedere, in modo urgente e coordinato, verso l’eliminazione della produzione e del consumo di gas, carbone e petrolio».
L’OBIETTIVO E’ COSTRUIRE UNA COALIZIONE internazionale capace di tenere insieme ambizione climatica e giustizia sociale, il che implica non solo la riduzione delle emissioni, ma anche la gestione delle profonde trasformazioni economiche e produttive legate all’abbandono delle fonti fossili.
IN QUESTO QUADRO SI INSERISCE ANCHE l’inattesa partecipazione dell’Italia, che nelle comunicazioni ufficiali dei promotori risulta tra i Paesi presenti al vertice. Una presenza che solleva interrogativi considerato che negli ultimi mesi l’esecutivo ha operato scelte energetiche difficilmente conciliabili con gli obiettivi della conferenza: dal rinvio della chiusura delle centrali a carbone fino al 2038 al ruolo centrale attribuito al gas, alle posizioni espresse in sede Ue su strumenti come l’Ets. Ne deriva una tensione evidente tra la partecipazione a un processo internazionale orientato al phase-out e politiche interne che ne rallentano l’attuazione.
LA PRESENZA ATTIVA DELLA SOCIETA’ CIVILE rappresenta uno degli elementi distintivi del processo avviato verso Santa Marta, accompagnato da una mobilitazione che coinvolge reti internazionali, movimenti climatici, organizzazioni sindacali e realtà territoriali. Sono oltre 2.600 le organizzazioni che stanno già partecipando attivamente ai lavori di consultazione avviati in vista del vertice.
ANCHE IN ITALIA SI STA CONSOLIDANDO un fronte ampio. Una coalizione composta da organizzazioni ambientaliste, movimenti per il clima, sindacati e realtà della società civile, tra cui A Sud, Cgil, Fridays for Future, Greenpeace Italia, Legambiente, Wwf Italia, XR Italia, sta promuovendo un percorso di mobilitazione e pressione istituzionale per sostenere gli obiettivi della conferenza.
AL CENTRO DELL’INIZIATIVA C’E’ UN APPELLO rivolto alle rappresentanze parlamentari italiane ed europee. Le richieste sono articolate: chiedere trasparenza al governo sul mandato con cui parteciperà al vertice, sostenere politicamente il percorso di Santa Marta nelle sedi istituzionali, rafforzare le politiche di uscita dai combustibili fossili e contribuire alla costruzione di una coalizione europea ad alta ambizione climatica. L’obiettivo è, da un lato, incidere sul posizionamento italiano nel contesto internazionale, dall’altro portare il tema della transizione energetica al centro del dibattito pubblico. Martedì 21 aprile è prevista una iniziativa alla Sapienza (alle 17 Aula C della facoltà di Chimica) e il 27 dalle 11 un presidio a Piazza Capranica, alla vigilia dell’inizio delle negoziazioni governative.
È CHIARO A MOLTI CHE LA POSTA IN GIOCO va oltre il singolo vertice. In un contesto globale segnato da crisi e disuguaglianze crescenti, la transizione oltre i combustibili fossili si configura sempre più come una questione strutturale, che riguarda non solo la sfida climatica, ma anche la stabilità internazionale e la giustizia sociale.
L’articolo è stato originariamente pubblicato il 16/04/2026 su ExtraTerrestre de Il Manifesto qui