I patti di comunità a sfondo ambientale possono trasformare la scuola in un presidio di partecipazione, educazione ecologica e cura collettiva del territorio.


La crisi climatica ci impone di ripensare il rapporto con la nostra casa comune, costruendo pratiche concrete di responsabilità condivisa. A partire dalla scuola è possibile attivare nuove alleanze tra comunità educante e territorio, sperimentando modi diversi di vivere, proteggere e trasformare gli spazi che attraversiamo ogni giorno.

Ma cosa possono fare le scuole e le comunità educanti per preservare la biodiversità del territorio e affrontare la crisi ambientale che stiamo vivendo?

Come associazione stiamo lavorando da diverso tempo proprio su questo tema e tra le altre cose esplorando e sperimentando il contributo che può dare in questa direzione lo strumento del Patto educativo di comunità. Nell’ambito del progetto Open Science una parte importante delle attività realizzate si muove proprio in questa direzione. 

Attraverso i patti educativi di comunità la scuola può divenire presidio culturale e sociale ma anche presidio ecologista in grado di realizzare e diffondere nuove pratiche, nuovi stili di vita, nuovi modelli esistenziali, abitativi, di consumo e di mobilità che sappiano rispondere alle sfide poste dalla realtà.

Cosa sono i Patti educativi di comunità

Nati inizialmente come risposta alle urgenze generate dalla pandemia, questi strumenti si sono progressivamente consolidati come pratiche strutturali. 

Sono infatti in grado di ridefinire l’identità della scuola in senso territoriale, collaborativo e inclusivo. I patti educativi di comunità sono uno strumento per costruire alleanze territoriali tra scuola, amministrazione pubblica e terzo settore in grado di trasformare le istituzioni scolastiche e le comunità educanti in agenti di conoscenza e rinnovamento che si aprono al territorio attivando processi di co-progettazione del cambiamento. 

Il territorio si trasforma divenendo spazio educativo condiviso, dove l’educazione può, uscendo dalle mura scolastiche, recuperare la sua dimensione collettiva. 

Il territorio attraversato dal mondo della scuola e dall’agire dei giovani e delle giovani è così investito da una grande possibilità di cambiamento restituendo la sensazione di poter compiere azioni efficaci per il raggiungimento di un obiettivo e la capacità di percepire l’influenza delle proprie azioni sugli eventi. 

Secondi i dati dell’Osservatorio nazionale dell’Indire i patti educativi di comunità che riflettono sul tema dell’ecologia e della cura del territorio sono il 6,9% sul totale dei patti centisti presenti soprattutto nelle isole. (Dati Indire fine 2024 su 160 patti censiti). A nostro avviso ancora una percentuale troppo bassa.

Cosa possiamo fare

Le questioni ambientali e climatiche dei singoli territori possono rappresentare l’innesco per l’avvio di percorsi di co-progettazione del cambiamento ed espediente per riflettere su esigenze di più ampio respiro. Sono molteplici le azioni che concretamente si possono implementare attraverso patti e alleanze educative.

  • Riduzione dell’impatto ambientale degli edifici scolastici 
  • Scuole al centro di comunità energetiche per proporre praticamente soluzioni innovative
  • Introduzione di aree pedonalizzate per una mobilità sostenibile 
  • Recupero di spazi verdi abbandonati 
  • Progetti di rigenerazione urbana e territoriale in grado di fermare il consumo di suolo e promuovere processi di riforestazione urbana e di risanamento ambientale in aree colpite da particolari criticità. 
  • Attivazione di pratiche di monitoraggio partecipato sulle matrici ambientali e/o sugli eventi estremi legati ai cambiamenti climatici. 

Questo può essere possibile con una co-progettazione ecologicamente orientata per promuovere scuole più verdi, più attente e consapevoli del ruolo che possono svolgere e che attraverso la scienza aperta e i monitoraggi civici possano divenire sentinelle del clima e dell’ambiente.

Nell’ambito del progetto Open Science 5 scuole siciliane, giovani e comunità educanti, sono state coinvolte in percorsi di monitoraggio partecipato delle 3 matrici ambientali: acqua, aria e suolo. È stato realizzato un sistema di mappatura georeferenziata per la segnalazione dei monitoraggi realizzati. 

Qualche esperienza dai territori

Quando si parla di patti educativi di comunità, il rischio è immaginarli come un adempimento: una firma, un protocollo, un elenco di partner. In realtà, la loro forza sta in ciò che accade prima e dopo la firma: la costruzione di fiducia, la capacità di riconoscere bisogni comuni, la disponibilità a mettere in relazione competenze diverse. La scuola, in questa prospettiva, non è più un’isola separata dal territorio, ma una delle infrastrutture civiche attraverso cui una comunità impara a conoscersi, a prendersi cura di sé e a progettare futuro.

Questa idea parla in modo particolare ai territori complessi, dove le fragilità educative si intrecciano con disuguaglianze sociali, mobilità difficile, dispersione, povertà di servizi, distanza tra istituzioni e cittadini. In questi contesti, educare non significa soltanto trasmettere contenuti, ma ricucire relazioni: tra generazioni, tra centro e periferia, tra sapere formale e sapere esperienziale, tra amministrazioni e comunità locali.

Il Patto delle Madonie

Nel territorio del Parco delle Madonie (Palermo) è in corso un percorso di rafforzamento del Patto Educativo di Comunità Scuola e Territorio che coinvolge scuole, enti pubblici, comunità locali, ragazzǝ, giovani e abitanti dei comuni di Castelbuono, Isnello, Cefalù e Gratteri. 

Il Patto è il frutto di un lavoro avviato e accompagnato dalla cooperativa Palma Nana, che attraverso l’incrocio di progetti, come il progetto Open Science, e azioni educative ha costruito nel tempo relazioni, consapevolezza e partecipazione tra i diversi soggetti del territorio. 

Il percorso nasce dalla convinzione che l’educazione sia una responsabilità condivisa e che solo attraverso una reale sinergia tra attori diversi sia possibile dare concretezza al lavoro di rete e costruire una comunità educante. 

Al centro vi sono bambinǝ, adolescenti, giovani a partire da un’analisi partecipata dei bisogni e dalla valorizzazione di competenze, strumenti e progettualità esistenti, così da superare frammentazioni e dispersione di risorse. 

In questa cornice il Patto promuove una cittadinanza globale attiva, rafforzando le competenze di insegnanti e comunità educanti sui cambiamenti climatici attraverso approcci di scienza partecipata e apprendimento esperienziale, capaci di connettere dimensione globale e impatti locali e di tradursi in pratiche quotidiane di tutela ambientale e adattamento. 

 

L’esperienza del Simeto

Il Presidio partecipativo del Patto di Fiume Simeto in dialogo con le Istituzioni quale esperienza siciliana che mostra come scuola, istituzioni, università, terzo settore e cittadinanza possano costruire insieme nuove forme di apprendimento, cura dei luoghi e governance condivisa.

La sua storia nasce da una mobilitazione civica contro un progetto percepito come dannoso per l’ambiente e si trasforma, nel tempo, in una proposta collettiva di sviluppo locale: un passaggio dalla protesta alla progettazione, dal “no” difensivo al “sì” generativo.

Questa trasformazione è, prima di tutto, un processo educativo. Nel 2008 prende avvio una collaborazione di lungo periodo tra cittadini e ricercatori dell’Università di Catania, fondata su un rapporto di mutuo apprendimento; tra il 2009 e il 2010 viene realizzata una mappatura di comunità con oltre 500 partecipanti, seguita da tavoli di co-progettazione per la costruzione di un piano di sviluppo locale sostenibile. In questa dinamica, la comunità non è destinataria passiva di decisioni già prese: diventa produttrice di conoscenza, interprete dei luoghi, soggetto capace di leggere risorse, criticità e desideri.

Per chi lavora nella scuola, questo è un punto decisivo. Un patto educativo di comunità non si misura solo dal numero di soggetti coinvolti, ma dalla qualità delle relazioni che riesce ad attivare. Il caso Simeto mostra che apprendere può voler dire mappare un territorio, ascoltare memorie, comprendere conflitti ambientali, discutere alternative, riconoscere competenze non sempre certificate. È una didattica di cittadinanza concreta, dove gli studenti possono scoprire che ambiente, lavoro, legalità, economia, cura e partecipazione non sono capitoli separati, ma parti di uno stesso ecosistema.

In termini educativi, questa impostazione suggerisce una visione ampia della comunità educante. Non educano soltanto gli adulti nei confronti dei più giovani, ma anche i luoghi, le pratiche, le istituzioni, i conflitti affrontati in modo democratico. Un fiume diventa aula all’aperto; una mappa di comunità diventa strumento di ricerca; un tavolo di progettazione diventa laboratorio di educazione civica; una scelta di sviluppo sostenibile diventa occasione per discutere giustizia sociale, economia circolare, tutela ambientale, legalità.

La collaborazione multistakeholder è il cuore di questa esperienza. Il Presidio Partecipativo interagisce con amministrazioni comunali, università, associazioni, cittadini, reti locali e competenze tecniche, per cui diventa interlocutore principale nella Strategia Nazionale Aree Interne e l’area Val Simeto vede operare il Presidio Partecipativo, l’Università di Catania, le amministrazioni locali e una base associativa composta da oltre 40 associazioni. La stessa strategia prevede interventi su istruzione, salute, mobilità e sviluppo locale.

Uno degli aspetti più interessanti, per chi guarda ai patti educativi, è proprio la collaborazione del Presidio nel portare avanti percorsi con le scuole del territorio. La Strategia Nazionale Aree Interne della Val Simeto richiama la nascita di una “Rete di Scuole per il Territorio” che coinvolge gli istituti scolastici presenti nell’area, con l’obiettivo di migliorare l’offerta dei servizi scolastici, garantire una cooperazione stabile tra istituti e costruire un’interfaccia tra mondo della scuola e attori territoriali per lo sviluppo locale. In questo quadro, il Presidio non ha agito come semplice soggetto esterno che propone attività, ma come infrastruttura comunitaria capace di collegare scuole, associazioni, amministrazioni e saperi locali.

Inoltre, la collaborazione con le scuole del territorio, con progetti specifici quali #Student4Simeto, ReCAP Simeto, Open Science, rende evidente un punto spesso sottovalutato: i patti educativi funzionano quando riescono a creare continuità. Non basta una visita guidata, un laboratorio isolato o una giornata tematica; occorre una trama stabile di relazioni e azioni, in cui gli istituti possano riconoscersi parte di un progetto territoriale più ampio. La scuola, così, diventa porta d’ingresso per leggere la valle, e la valle diventa un grande ambiente di apprendimento in cui sperimentare ricerca, cittadinanza attiva, educazione ambientale, memoria e progettazione partecipata.

Il riferimento alla Strategia Nazionale Aree Interne e alle altre progettualità avviate è importante perché aiuta a comprendere la governance multilivello. Le esperienze territoriali più fertili non restano chiuse nella dimensione locale: dialogano con politiche nazionali, strumenti regionali, programmazione europea, amministrazioni di area vasta. Nel caso Simeto, la dimensione comunitaria e partecipativa incontra così una scala più ampia, nella quale il tema educativo si intreccia con servizi, mobilità, salute, sviluppo locale, infrastrutture e coesione territoriale.

In questo quadro si colloca anche il rapporto con la Città Metropolitana di Catania, di cui il Presidio è parte nel percorso progettuale legato alla costruzione dei patti educativi e alla governance territoriale. Non si tratta soltanto di un livello amministrativo sovraordinato, ma di una possibile cerniera tra esperienze locali e strategie d’area vasta. 

Per i patti educativi di comunità, questo passaggio di scala è cruciale. La governance multilivello permette di connettere il lavoro quotidiano delle scuole con la programmazione territoriale, facendo sì che le buone pratiche non restino episodi isolati, ma diventino politiche educative territoriali.

 


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