Le Parole Giuste 2025: la relazione d'impatto emissivo del festival
Quanto pesa, in emissioni, un festival che parla di crisi climatica? A Sud lo misura senza sconti: la relazione di impatto de Le Parole Giuste 2025 mostra dati, criticità e la scelta di non compensare ma ridurre alla fonte.
Un festival di giornalismo d’inchiesta ambientale che non misura il proprio impatto sarebbe, quantomeno, incoerente. Per questo A Sud, insieme a EconomiaCircolare.com e nell’ambito del programma Cultura Sostenibile con Melting Pro, ha commissionato a Sea The Change il calcolo della carbon footprint della seconda edizione de Le Parole Giuste, il festival del giornalismo d’inchiesta ambientale che si è tenuto dal 27 al 29 marzo 2025 negli spazi di Industrie Fluviali, a Roma.
Tre giorni, 101 speaker, 450 ingressi, 10 presentazioni di libri, 4 documentari d’inchiesta e oltre 120 partecipanti agli eventi formativi accreditati dall’Ordine dei giornalist*. Un festival pensato per raccontare i conflitti ambientali e la transizione ecologica, che ha scelto di guardare in faccia anche i propri numeri.
Il risultato: 5,66 tonnellate di CO2eq
Il calcolo, condotto secondo le linee guida delle Product Category Rules – Events di Carbon Footprint Italy, ha monitorato l’intero ciclo dell’evento: dalla fase organizzativa fino alla gestione dei rifiuti post-festival, passando per trasporti, pernottamenti, consumi energetici, catering, materiali promozionali e impatto digitale.
Il totale è 5.657,87 kgCO2eq, quasi interamente concentrato nei tre giorni dell’evento (88,5%). Voce di gran lunga più pesante: i trasporti, che da sol* pesano il 64,9% delle emissioni complessive (3.670,23 kg), trainati soprattutto da treno e aereo. Seguono i pernottamenti (12,6%), i consumi energetici della sede (11%), il food & beverage (6,4%) e i rifiuti (3,9%). Marginali, invece, la produzione di materiali promozionali (0,3%) e l’impatto digitale (0,9%).
Per dare una misura concreta: quel dato equivale all’energia necessaria a ricaricare oltre 457mila smartphone, o a 22.600 km percorsi in auto a benzina — quasi 19 volte una Milano-Reggio Calabria.
Perché non si parla di “compensazione”
Il dato più politico della relazione, però, non è un numero: è un posizionamento. A Sud ha scelto di aderire alla campagna internazionale Real Zero Europe, che rifiuta i meccanismi di compensazione delle emissioni come risposta alla crisi climatica. La compensazione, si legge nel documento, alimenta greenwashing, monetarizzazione delle emissioni e colonialismo verde, scaricando impatti su comunità locali e popolazioni indigene del Sud globale — oltre a rischiare di ritardare le vere azioni di mitigazione nei Paesi industrializzati.
Misurare, quindi, non per compensare: per capire dove intervenire e ridurre alla fonte, edizione dopo edizione.
Uno strumento, non un bollino
La relazione d’impatto emissivo non è un esercizio di stile né un’operazione di immagine. È uno strumento di lavoro che rientra nel programma Cultura Sostenibile, pensato per accompagnare le organizzazioni culturali nella valutazione dell’impatto ambientale e sociale delle proprie attività, nella definizione di strategie di riduzione e nella promozione di pratiche più giuste e a basso impatto.
Perché la cultura, quando si occupa di giustizia climatica, non può limitarsi a raccontarla: deve anche esercitarla.