Dal 9 al 20 novembre la COP31 si tiene ad Antalya, in Turchia. A Sud sarà presente per seguire i negoziati sul clima, partecipare al Vertice dei Popoli e raccontare dal campo la lotta per l’uscita dai fossili e la giustizia climatica.


Dal 9 al 20 novembre la conferenza delle parti sul clima approda ad Antalya, in Turchia. Dopo Dubai, Baku e Belém, la COP31 si presenta con una formula inedita: una presidenza divisa, con la Turchia che ospita il vertice e guida l’agenda d’azione volontaria e l’Australia di Chris Bowen alla presidenza dei negoziati, dopo una pre-COP ospitata a Tuvalu, nel cuore del Pacifico che sta finendo sott’acqua. Lo slogan ufficiale è “la COP dell’implementazione”. Il rischio concreto è che si implementi soprattutto il rinvio.

Una delegazione di A Sud sarà ad Antalya per seguire i negoziati come osservatrice e per partecipare al Vertice dei Popoli e alle mobilitazioni. Racconteremo la COP31 con corrispondenze quotidiane, interviste, approfondimenti e contenuti speciali su diverse testate, sui nostri canali social e nel nostro bollettino settimanale.

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Perché andiamo

Andiamo perché la partita sui fossili resta aperta e fragile. Belém si è chiusa senza alcun accordo sull’uscita da petrolio, gas e carbone, e la roadmap promessa dalla presidenza brasiliana fuori dal testo ufficiale dovrebbe essere presentata proprio ad Antalya. Intanto la presidenza turca ha definito “non realistico” chiedere ai paesi di abbandonare i fossili e ha costruito la propria agenda su elettrificazione e rifiuti zero: temi utili, che però lasciano intatta l’estrazione. Ad aprile, a Santa Marta, 57 governi si sono riuniti fuori dai negoziati ONU per accelerare l’uscita dai fossili. La pressione esiste, e va portata dentro le stanze dove si scrivono le decisioni.

Andiamo perché i numeri sono impietosi. Secondo l’Emissions Gap Report UNEP, restare entro 1,5°C senza sforamento è ormai impossibile, e gli impegni attuali taglierebbero le emissioni solo dell’11-15% entro il 2035. Il Fondo Loss & Damage ha raccolto 822 milioni di dollari in promesse, 448 effettivamente versati, a fronte di bisogni stimati in centinaia di miliardi l’anno. E la Roadmap Baku-Belém per arrivare a 1.300 miliardi annui di finanza climatica si regge su garanzie, cartolarizzazioni e capitale privato: debito travestito da solidarietà, pagato da chi la crisi l’ha causata meno.

Andiamo perché lo spazio per il dissenso si restringe ovunque. I movimenti turchi denunciano un modello di sviluppo senza una data per l’uscita dal carbone, con nuove miniere e centrali che divorano villaggi, boschi e pascoli. Chi difende la propria terra rischia processi, querele temerarie, repressione. Da anni A Sud lavora contro le SLAPP e al fianco di chi difende i territori: ad Antalya vogliamo stare con loro.

Il Vertice dei Popoli

Con questo spirito parteciperemo al Vertice dei Popoli, promosso dalle principali reti ecologiste turche e sostenuto da centinaia di organizzazioni locali e internazionali. Si apre il 14 novembre con la marcia della Giornata globale di azione e prosegue dal 15 al 18 al Mimar Sinan Congress Centre, con circa 150 eventi su diritti della natura, uscita dai fossili e democrazia energetica, antimilitarismo e pace, sovranità alimentare e agroecologia. Uno spazio autonomo dove sindacati, movimenti indigeni, femministi e giovanili costruiscono alternative reali alle false soluzioni di mercato.


Il racconto di A Sud

Da Antalya racconteremo i negoziati ufficiali e le piazze, il Vertice dei Popoli e le voci delle comunità in lotta. Intervisteremo attivist*, espert* e delegat*, raccoglieremo storie, scriveremo per diverse testate. Tutto verrà rilanciato sui nostri canali e riassunto nel bollettino settimanale.

La giustizia climatica non si negozia al ribasso. Seguiteci, condividete, fate rumore.

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