Governo e polizia lanciano l’Operazione Anti Maranza e il ddl che abbassa l’età dell’imputabilità. Ma Eurostat e Istat dicono che l’Italia ha tra i tassi più bassi d’Europa di criminalità minorile: povertà e dispersione scolastica restano invisibili.


L’estate più infuocata di sempre si scalda ancora di più, e sempre e solo per alcuni poveri sfortunati. Lunedì 21 Luglio verrà ricordato per i proclami della maxi operazione definita da Polizia di Stato e Viminale trionfalmente ‘Operazione Anti Maranza’, con una velata accezione razzista tra le righe.

Il tutto è stato corredato da una copertura social degna di uno Stato in guerra. Nel video condiviso post operazione, le immagini di militari e non che circondano e mettono alle strette dei ragazzini.

 

Si legge nel dettaglio la cronaca di una vittoria storica. La «vasta operazione di polizia giudiziaria che ha interessato 44 province per contrastare la criminalità giovanile», «si è concentrata sui giovani dediti, in gruppo o singolarmente, a reati contro la persona, il patrimonio, in materia di stupefacenti e armi, nonché a comportamenti illeciti che sfociano in forme di discriminazione e odio». Tra i risultati delle 24 ore: 539 arrestati, 954 persone denunciate, 703 kg di stupefacenti sequestrati. Controllati 187.956 soggetti «nelle zone di spaccio e della movida». Perquisiti 1.182 immobili tra cui  «24 strutture di accoglienza per minori stranieri non accompagnati» 

 

Durante quel lunedì di Luglio mi trovavo in viaggio in Toscana, e in fuga dalla calura di mezzogiorno mi rifugiavo in un bar della Garfagnana. Passando davanti alla stazione vedo due pattuglie dei carabinieri questionare e chiedere i documenti ad un gruppetto di adolescenti con delle valigie, magari in attesa di spendere le loro vacanze fuori. Mi fermo ingenuamente a pensare: ‘Ma se dovesse andare qualcosa per storto in quel controllo, cosa succederà della vita di que* ragazz*? E con che intenzione sono stat* fermat*? Per trovare che cosa? Per risolvere che tipo di questione criminale?’

 

Un paio di giorni dopo, il 23 Luglio, come riportato da Fanpage ‘Il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo disegno di legge contro la criminalità minorile. Già ribattezzato dalla maggioranza il ddl “Anti-Maranza”, il provvedimento prevede l’imputabilità automatica dei minori con più di 14 anni. I giudici non dovranno più valutare caso per caso se il ragazzo era capace di intendere o di volere ma lo presumeranno, sin dall’inizio, come già accade con le persone maggiorenni.

L’intenzione del governo è quella di contrastare il cosiddetto fenomeno delle baby gang. Una stretta che mira a facilitare le indagini e i processi contro i minori che delinquono.’

“Chi aggredisce, chi rapina, chi devasta, deve pagare, sempre. Anche se ha 15 o 16 anni”, ha dichiarato Giorgia Meloni a commento dell’approvazione.

Come affermato poi dal Guardasigilli Nordio, il decreto “è il tassello finale di una serie di provvedimenti, a cominciare dal decreto Caivano, adottati in seguito all’aumento della delinquenza minorile”.

 

Partiamo quindi dai dati reali su questa tanto discussa delinquenza minorile.

 

Come affermato da un report di Antigone, i dati Eurostat, i più aggiornati fanno riferimento al 2023, collocano comunque l’Italia tra i paesi con i tassi di minorenni denunciati più bassi, con un tasso di denunce per centomila abitanti, 363,4, che è quasi la metà della media europea, che nel 2023 era di 647,9. 

 

‘L’andamento delle segnalazioni è stato in calo per molti anni. Secondo le Serie storiche dell’ISTAT negli anni ‘90 erano stabilmente oltre le 40.000 l’anno, addirittura 46.051 nel 1995. Da allora, dopo varie oscillazioni, i numeri hanno iniziato a scendere e come si vede questa tendenza è proseguita fino al 2020, arrivando per la prima volta sotto le 30.000 segnalazioni nel primo anno della pandemia di Covid-19. La tendenza si era in seguito invertita, ma senza superare i numeri del 2015, ed anzi registrando il proprio picco nel 2022 per poi tornare a calare nel 2023. Nel 2024, ultimo anno disponibile, le denunce sono tornate a crescere. Cresce del 16,7% il totale delle segnalazioni, e per alcuni reati di grande allarme sociale questa crescita è ancora più significativa. 

In realtà poi i minorenni e giovani adulti segnalati dall’autorità giudiziaria agli USSM (Ufficio dei Servizi Sociali per i Minorenni che si occupa di seguire il percorso penale dei minorenni che hanno commesso illeciti penali) sono molti di meno, tra il 2023 e il 2024 è stata in percentuale decisamente inferiore alla crescita delle denunce: +12,7%. E questo ancora di più è successo per quella delle prese in carico da parte degli uffici di servizio sociale, la cui crescita, tra il 2023 ed il 2024, è stata solo del 2,4%. Ma come si può spiegare questa differenza?

Torna così in campo l’ipotesi che siano aumentate solo le segnalazioni, non i reati, o quanto meno che i reati siano aumentati assai meno delle segnalazioni, e per questo è cresciuto solo limitatamente il numero delle prese in carico. L’ipotesi appare assai plausibile, tenendo conto delle campagne di allarme sociale che in questi anni hanno messo al centro i giovani.’ 

Ha senso quindi, per comprendere a fondo un fenomeno così complesso, guardare oltre il contesto strettamente penale, ad una crisi più profonda e strutturale che riguarda i crescenti dati della povertà assoluta che coinvolgono anche e maggiormente i minori, associati a quelli della dispersione scolastica. Queste sono le cause reali che rendono sempre più difficile costruire le basi di una vita degna per le fasce più basse della società, su cui poi si scaricano i costi penali e giudiziari. Un contesto poi, quello delle ‘emergenze criminali’ e delle successive leggi securitarie, che permette alle classi dirigenti di non metter mano alle ben più costose e necessarie riforme in senso redistributivo della ricchezza e di accesso ai servizi e alla formazione in un senso realmente universalistico.

Da dati Openpolis si evince infatti che ‘negli ultimi due decenni la povertà assoluta è sensibilmente aumentata in Italia. Nel 2005 le persone in povertà assoluta erano il 3,3% della popolazione, nel 2021 sopra il 9%. Istat ha stimato che nel 2024 le persone in povertà assoluta nel nostro Paese abbiano raggiunto quota 5,7 milioni, pari al 9,8% della popolazione. Alla presenza di figli minori, poi, queste percentuali salgono al 12,4% (con due figli in famiglia) e addirittura oltre il 20% in caso di tre o più figli.’

 

Se poi associamo a questi i dati sulla dispersione scolastica componiamo un quadro in cui le disuguaglianze economiche sono strettamente legate a quelle formative e scolastiche.

 

L’osservatorio sulla dispersione scolastica di Openpolis e Con i bambini parla chiaro.

‘Nel caso italiano nelle città la quota di abbandoni precoci sfiora la doppia cifra (9,5%), mentre è sensibilmente più contenuto nelle aree intermedie (7,3%) e in quelle rurali (8%).

Segnale di una possibile difficoltà dei territori ad alta densità abitativa e, in particolare, delle loro periferie. Una difficoltà che spesso è collegata alla situazione socio-economica delle famiglie in queste zone, e che ci ricorda quanto la condizione di partenza e gli esiti educativi possano essere strettamente connessi.

In media, gli abbandoni scolastici precoci incidono maggiormente a Catania, dove oltre un giovane su 4 ha lasciato la scuola prima di raggiungere il diploma (26,5% del totale nel 2021). Seguono Palermo al secondo posto con il 19,8% e Napoli al terzo con il 17,6%. 

Tra i giovani con cittadinanza non italiana l’uscita precoce dal sistema di istruzione è ancora più frequente. A Catania sono il 68,6%, a Bari il 60%, a Cagliari il 59,2%. Superano il 50% anche Napoli (55,9%) e Palermo (54,2%) e Messina (53,2%). I tassi di abbandono più contenuti tra i ragazzi stranieri si riscontrano a Roma, Bologna, Milano e Torino, dove comunque superano un terzo del totale.

Per questo motivo è interessante mettere a confronto due indicatori diversi, raccolti per le aree subcomunali delle città metropolitane italiane. Il primo è quello appena visto delle uscite precoci dal sistema di istruzione, il secondo è l’incidenza delle famiglie con potenziale disagio economico. Il grafico mostra che, in generale, esiste una tendenza. Al crescere della percentuale di famiglie che si trovano in potenziale condizione di disagio economico, tende ad aumentare anche il tasso di giovani (18-24 anni) che hanno lasciato precocemente gli studi.’

Sicuramente poco è stato fatto a livello di riforme per combattere le disuguaglianze economiche e l’accesso differenziale ai servizi e ai diritti basilari che queste comportano. Molto invece è stato fatto per costruire un discorso razzista, prima mediatico, che ha trovato poi la forma securitaria del target delle giovani generazioni che vengono da background migratorio come soggetto espiatorio di crisi ben più profonde. Questo non farà altro che approfondire sempre di più le disuguaglianze cha abbiamo già visto dai lati economico e dell’accesso alla formazione scolastica, che spesso seguono le linee della discriminazione economica e razziale.

L’estate è continuata su questo leitmotiv con l’approvazione, a metà Luglio, della risoluzione ribattezzata ‘anti islamizzazione’ di Futuro Nazionale. La risoluzione impegna il governo a rafforzare le misure per prevenire ogni forma di indottrinamento ideologico, politico e religioso nelle aule ed a garantire il rispetto delle norme in materia di sicurezza, con particolare riferimento al divieto di indumenti come il burqa che impediscono l’identificazione. 

Sembra proprio che la destra, al governo e non, abbia scelto la ‘fermezza’ e non ‘l’alternativa’, come dice la Premier Giorgia Meloni nel suo video messaggio di plauso all’approvazione del ddl Anti Maranza. La presidente ammette che “la norma da sola non risolve il problema. Quando si parla di giovanissimi non si può ragionare solo sul piano della repressione”, serve anche “sostegno alle famiglie, scuola, formazione, lavoro, centri sportivi, spazi di aggregazione, lotta al degrado, presidi nelle aree più difficili”. 

Quello che abbiamo visto nei quartieri e nelle città però sono stati i raid del decreto Caivano, le sparate razziste contro l’islamizzazione delle scuole e tanta tanta repressione.

 


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