Rendere la ricerca accessibile, trasparente e condivisa è una scelta politica. La scienza aperta rompe con logiche di profitto, coloniali e patriarcali, e rivendica il sapere come bene comune in un mondo attraversato da crisi ecologiche e sociali.


La scienza aperta o “open science” è un insieme di principi e pratiche che mirano a rendere la ricerca scientifica più accessibile, trasparente e collaborativa, a beneficio sia delle comunità scientifiche sia della società nel suo complesso. Sebbene gli ideali propugnati dalla scienza fin dalla sua nascita siano stati il comunitarismo, l’universalismo, l’assenza di interessi personali e lo scetticismo organizzato, nella pratica sono spesso prevalse azioni di “chiusura”, a partire da quella più eclatante nei confronti delle donne. Alcuni esempi di “scienza chiusa” sono: le pubblicazioni su riviste a pagamento a cui non tutti possono accedere; i finanziamenti poco trasparenti che indirizzano ricerche a vantaggio di alcuni gruppi di interesse, come nel caso degli studi ambigui sugli effetti del fumo sulla salute finanziati dall’industria del tabacco; la poca chiarezza nel mondo dell’intelligenza artificiale dove nell’addestramento delle reti non sono noti né i database utilizzati né gli algoritmi di elaborazione dei dati; l’inaccessabilità a dati e informazioni, da parte di comunità locali, su studi ambientali e sanitari che le riguardano direttamente, il non riconoscimento di altre forme di conoscenza come quelle locali o indigene. L’idea alla base del movimento della scienza aperta è quella, invece, di una conoscenza come bene comune per tutta l’umanità che oggi si trova ad affrontare crisi socio/ecologiche insostenibili in un intreccio sempre più stretto tra economia, politica e scienza. La scienza aperta ha radici profonde nella storia della scienza, ma il suo sviluppo come movimento organizzato è avvenuto principalmente negli ultimi decenni grazie a due fenomeni. Il primo è l’aumentata consapevolezza di un mondo complesso ed interconnesso. Il secondo è la rivoluzione digitale che ha cambiato radicalmente la pratica scientifica con la possibilità di archiviare, condividere e analizzare grandi quantità di dati.

I processi di “apertura della scienza” investono diversi piani: quello all’interno delle comunità scientifiche e quello nella relazione con altri sistemi di conoscenza e la società in generale. Sebbene i piani si intersechino, le finalità, l’applicabilità, le pratiche restano differenti e non necessariamente la trasparenza e la condivisione a livello di mondo accademico si traducono in una condizione di accessibilità e inclusione a livello di pubblico più ampio.


Per approfondire:

Compra il Glossario Ecologista – Le Parole Giuste, a cura di A Sud, edito Fandango Libri

Iscriviti alla nostra newsletter!