Dalla repressione delle proteste climatiche ai fogli di via contro attivistə, una pubblicazione collettiva che analizza l’attacco crescente allo spazio civico e al diritto di dissentire. Un lavoro corale che mette in relazione decreti sicurezza, criminalizzazione dell’attivismo ecologista e difesa dei territori.


La Pubblicazione

La crisi climatica, la devastazione ambientale e la repressione del dissenso non sono fenomeni separati, ma parti dello stesso modello politico ed economico: mentre ecosistemi e territori vengono sacrificati agli interessi fossili, estrattivi e militari, governi e istituzioni restringono sempre più gli spazi democratici e colpiscono chi si organizza per opporsi.

È l’analisi che attraversa “Diritto non crimine. Il diritto a difendere l’ambiente e i territori ai tempi dei decreti sicurezza”, la pubblicazione curata da Rete In Difesa Di e Osservatorio Repressione nell’ambito del progetto P.E.A.C.E. (Protect Eco Activism and Civil Engagement), coordinato da A Sud.

Il report approfondisce il legame tra svolta securitaria, criminalizzazione dell’attivismo ecologista e restringimento dello spazio civico, mostrando come misure preventive, decreti sicurezza, sanzioni amministrative e SLAPP vengano sempre più utilizzati contro movimenti climatici, territoriali e sociali.

La pubblicazione racconta come la repressione colpisca chi pratica disobbedienza civile, mutualismo e conflitto sociale per difendere territori, ecosistemi e diritti collettivi: dalle lotte contro le grandi opere inutili e imposte, alle mobilitazioni contro il fossile, fino alle campagne contro guerra, riarmo e genocidio.

Il volume è diviso in più sezioni: la prima analizza gli strumenti repressivi e normativi introdotti negli ultimi anni; la seconda approfondisce il quadro internazionale e il ruolo delle Nazioni Unite nella tutela dei difensori dell’ambiente; la terza raccoglie contributi e testimonianze dalle lotte territoriali e climatiche; l’ultima si concentra sulla trasformazione dello spazio democratico e sul restringimento delle libertà costituzionali.

Attraverso contributi giuridici, politici e testimonianze dai movimenti, il report mostra come l’aumento della repressione sia direttamente legato alla crescita delle pratiche di resistenza ecologista e sociale. Perché difendere l’ambiente, opporsi alle devastazioni e costruire giustizia climatica non è un crimine.


“DIRITTO NON CRIMINE. Il diritto a difendere l’ambiente e i territori ai tempi dei decreti sicurezza” è una pubblicazione realizzata nell’ambito del progetto P.E.A.C.E. (Protect Eco Activism and Civil Engagement), finanziato da Global Climate Legal Defence e co-finanziato da Civitates.

Una pubblicazione di: Rete In Difesa Di e Osservatorio Repressione

Coordinamento: A Sud

Contributi di:

Antonello Ciervo
Paola Bevere
Gilberto Pagani
Livio Pepino
Michel Forst
Emanuele Leonardi
Alberto Manconi
Dana Lauriola
Assemblea dei Boschi che Resistono
Assemblea No Ponte Messina e No Ponte Reggio Calabria
Per il Clima Fuori dal Fossile
Alexik (ECOR Network)
Extinction Rebellion
Ultima Generazione
Marica Di Pierri

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