Le migrazioni ai tempi della crisi climatica
di Maria Marano
“La crisi climatica sta diventando sempre più un rischio per la sicurezza globale e deve essere affrontata con azioni multilaterali coraggiose” ha dichiarato Laura Schaefer di Germanwatch. L’Ong nel suo Rapporto ha documentato che negli ultimi 30 anni l’Italia è il Paese dell’UE più colpito da eventi climatici estremi. Dobbiamo quindi realizzare che sul territorio italiano siamo potenziali sfollati del clima.
Clima e negazionismo: l’Accordo di Parigi compie 10 anni tra crisi e contraddizioni
L’Accordo di Parigi si prepara a festeggiare i suoi dieci anni, nel frattempo le contraddizioni rispetto agli obiettivi e allo spirito con cui era nato sono sempre più evidenti. Mentre gli scienziati documentano temperature record alcuni leader politici, influenti nello scacchiere internazionale per il peso che i loro Paesi hanno in termini di emissioni di gas climalteranti, hanno fatto del cambiamento climatico una questione ideologica.
La recente alluvione del 10 marzo che ha colpito Bahia Blanca, città a sud di Buenos Aires, ha registrato un bilancio di 16 morti, circa 1000 sfollati e 100 dispersi. Questo disastro ha messo in luce le posizioni del tutto controverse del governo di Javier Milei che già in campagna elettorale aveva dichiarato di non credere all’origine antropica del cambiamento climatico, affermando che quest’ultimo non è altro che una “bugia socialista”. Milei si dissocia anche dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, ritenuta un’imposizione del “marxismo culturale”. Atteggiamento che richiama la posizione di Donald Trump rispetto all’uscita dall’Accordo sul clima di Parigi e agli ordini del presidente americano di cancellare la crisi climatica dai siti governativi.
L’Italia ha espresso cordoglio e sostegno all’Argentina, ma appena una settimana dopo ha dovuto fare i conti con l’ennesima allerta rossa in Emilia-Romagna e Toscana, colpite da nuove piogge alluvionali. Eppure, nel dibattito pubblico italiano, si parla ancora di “maltempo”, minimizzando l’impatto della crisi climatica. L’IPCC, il principale organismo scientifico delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, ha già identificato l’Italia come uno dei Paesi più vulnerabili agli effetti del riscaldamento globale.
Non possiamo più permetterci di negare l’evidenza: è il momento di affrontare la crisi climatica con azioni concrete e immediate.
L’Italia degli eventi climatici estremi
Interessante è, inoltre, guardare all’Italia nello scenario globale attraverso il Climate Risk Index 2025 (CRI), pubblicato dall’Ong Germanwatch. Il Rapporto misura le perdite in termini economici e di vite umane dovute agli eventi estremi climatici, basandosi, va sottolineato, sui dati relativi agli eventi meteorologici estremi che arrivano dall’EM-DAT International Disaster Database e dalla Banca Mondiale e i dati socio-economici del Fondo Monetario Internazionale.
Clima e disastri: i numeri che parlano chiaro
Negli ultimi 30 anni, dal 1993 al 2022, come si legge nell’edizione 2025 del CRI, oltre 9.400 eventi meteorologici estremi hanno causato quasi 800.000 morti e danni per 4,2 trilioni di dollari.
L’Italia ha contato oltre 38.000 morti e danni economici stimati in 60 miliardi di dollari a causa di ondate di calore, siccità e inondazioni (soprattutto tra il 2003-2022). Nel 2022 si è classificata terza a livello mondiale e prima in Europa, soprattutto per il numero di vittime.
Come si evince dalla figura 1, tra i Paesi maggiormente colpiti anche Spagna e Grecia. Con l’Italia sono dunque tre (dei primi cinque Paesi più colpiti) che si trovano nell’area del Mediterraneo, un dato che rafforzare la sua natura di hot spot climatico.
Figura 1 “I dieci Paesi più colpiti nel 2022” (fonte: Climate Risk Index 2025)
Crisi climatica: una questione di sicurezza
“La crisi climatica sta diventando sempre più un rischio per la sicurezza globale e deve essere affrontata con azioni multilaterali coraggiose” ha dichiarato Laura Schaefer, co-autrice del Climate Risk Index e capo della Divisione per la Politica climatica internazionale di Germanwatch. Il Rapporto non a caso è stato pubblicato a febbraio 2025 alla vigilia della Conferenza di Monaco sulla Sicurezza, alla quale hanno partecipato politici ed esperti mondiali di sicurezza, capi di Stato e di Governo e Ministri. Schaefer ha aggiunto che “I leader della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco non possono discutere delle sfide alla sicurezza senza affrontare il cambiamento climatico. Gli ultimi tre decenni mostrano che i paesi del Sud Globale sono particolarmente colpiti dagli eventi meteorologici estremi. Se i dati di questi paesi fossero completi quanto quelli di molti paesi del Nord Globale, potrebbe emergere un impatto economico e umano ancora maggiore. Ci sono segnali crescenti che stiamo entrando in una fase critica e imprevedibile della crisi climatica, che aggraverà ulteriormente i conflitti, destabilizzerà le società e influenzerà negativamente la sicurezza umana in tutto il mondo”.
Uno scenario che impone inevitabilmente una considerazione sui flussi migratori dentro e fuori i confini degli Stati, in un contesto di sempre più forte vulnerabilità a matrice climatica che proietta, secondo le stime più ottimistiche, verso 250 milioni di migranti climatici entro il 2050, vale a dire 250 milioni di persone con le loro storie.
Una fotografia delle migrazioni climatiche e ambientali attraverso la raccolta diretta di dati e informazioni dalle persone migranti in Italia viene restituita nel report “Migrazioni ambientali e crisi climatica – Edizione Speciale Le Rotte del Clima”, curato dall’associazione A Sud in collaborazione con Systasis (promotore del progetto “Le Rotte del Clima” nel quale è stata effettuata la ricerca sul campo), ASGI, We World e un’ampia rete di partner.
Figura 2 “Ai rispondenti è stato chiesto quali conseguenze di eventi climatici estremi hanno vissuto; i rispondenti potevano fornire più di una risposta. Fonte “Le Rotte del Clima”.
Quando si parla di migrazioni climatiche è utile, anche nell’ottica di comprendere le differenze tra il Nord e il Sud del mondo, approfondire concetti come rischio, vulnerabilità e resilienza. Il rischio, come definito dall’IPCC, è il prodotto di interazioni dinamiche tra vulnerabilità (il livello a cui un sistema umano o naturale è propenso o predisposto a subire impatti negativi dei cambiamenti climatici).
La vulnerabilità comprende una varietà di concetti ed elementi, tra cui la sensibilità o suscettibilità al danno e la mancanza di capacità di far fronte e adattarsi, l’esposizione del territorio agli impatti climatici (presenza di ecosistemi, persone, servizi e infrastrutture, attività socio-economiche e culturali che possono essere subire impatti negativi) e la pericolosità di fenomeni provocati dai cambiamenti climatici (come gli eventi estremi).
I pericoli, l’esposizione e la vulnerabilità possono essere soggetti a incertezza in termini di entità e probabilità che accadano e possono cambiare nel tempo e nello spazio a causa di mutamenti socio-economici e decisioni umane (che rimandano alla gestione del rischio, all’adattamento e alla mitigazione).
La resilienza per l’IPCC è invece la capacità dei sistemi sociali, economici o ecologici interconnessi di far fronte a un evento pericoloso, o anomalie, rispondendo e riorganizzandosi in modo da preservare le sue funzioni essenziali, l’identità e la struttura, mantenendo tuttavia anche le capacità di adattamento, apprendimento trasformazione.
Raccomandazioni da “Le Rotte del Clima”
La ricerca condotta con il progetto “Le Rotte del Clima” e le riflessioni che ne sono seguite hanno condotto alla definizione di raccomandazioni e indicazioni di policy, raggruppate in tre filoni e contenute nel policy brief (a cura di WeWorld Onlus), redatto a corredo della pubblicazione “Migrazioni ambientali e crisi climatica – Speciale Le Rotte del Clima”.
Il primo filone fa riferimento alla necessità di incrementare le conoscenze del fenomeno della migrazione indotta da fattori climatico-ambientali, il secondo rimanda alla necessità di assicurare i fattori di rischio climatico-ambientali nell’accesso alla protezione giuridica, mentre il terzo è orientato allo sviluppo di politiche che tangano conto la causa climatico-ambientale della migrazione, con particolare attenzione all’intersezionalità di genere.
Quest’ultimo filone richiama, tra l’altro, la necessità di integrare nei piani di adattamento considerazioni specifiche relative agli spostamenti interni e alle migrazioni da verso e verso l’esterno a causa di driver climatici o del degrado ambientale. Indicazione questa che viene rimandata anche al contesto italiano e al suo Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, il PNACC.
È dunque tempo anche per l’Italia di fare i conti con i suoi sfollati del clima. Lo spiega bene Virginia Della Sala nel suo libro “Migrare in casa”, edito da Edizioni Ambiente 2024, che ci conduce in un viaggio documentato attraverso un’Italia che ha bisogno di cambiare approccio e passare dal pronto intervento alla “prevenzione” civile delle emergenze climatiche, con tutte le implicazioni che queste hanno sulle comunità anche in termini sociali, economici, sanitari.
Spazio a questi temi nel panel “Le migrazioni ai tempi della crisi climatica”, che si terrà, il 28 marzo alle ore 16, nell’ambito della seconda edizione del Festival di giornalismo d’inchiesta ambientale “Le Parole Giuste”, organizzato dall’Associazione A Sud in collaborazione con il Magazine EconomiaCircolare.com. nell’hub culturale di Industrie Fluviali, a via del Porto Fluviale n.35. Per conoscere tutte le iniziative consulta il programma e segui i canali social di A Sud.