Le Climate Litigation Per Smascherare Il Grande Tradimento

Le climate litigation per smascherare il grande tradimento

[di Filippo Fantozzi per A Sud/Giudizio Universale]

L’emergenza climatica ed ecologica rappresenta la più grave minaccia esistenziale che l’umanità intera abbia mai affrontato. Quasi trent’anni fa – pienamente consapevoli dell’urgenza di una risposta globale rapida ed efficace – gli Stati si sono vincolati a fare la propria parte per garantire una riduzione drastica delle emissioni clima-alteranti e scongiurare così uno sconvolgimento irreversibile delle condizioni che permettono l’abitabilità del pianeta. Quasi trent’anni fa. Ma le firme sui trattati internazionali e le altisonanti dichiarazioni d’intenti non sono evidentemente bastate per assicurare una via di fuga da una realtà già oggi drammaticamente marcata da fiamme, inondazioni e innumerevoli fenomeni climatici estremi. Le Nazioni Unite hanno di recente riconfermato che la comunità degli Stati è ben lontana dal sanare i ritardi accumulati. Le emissioni di gas serra sono destinate ad aumentare esponenzialmente nel prossimo decennio, con un incremento della temperatura media globale di almeno 2.7°C entro la fine del secolo. Una proiezione ben lontana da quell’1.5°C che il consenso scientifico ha identificato come un’ultima soglia di sicurezza da non sforare.

Di fronte a questa allarmante inazione, negli ultimi sei anni sono proliferate in tutto il mondo centinaia di cause legali intentate da ONG e cittadini nei confronti degli Stati, chiamati a rispondere delle loro inadempienze e fallimenti nel contrasto all’emergenza climatica. Nel 2019, la vittoria del caso olandese Urgenda ha cambiato il corso della storia: per la prima volta, un governo è stato condannato da una corte suprema a ridurre drasticamente le emissioni di gas serra nazionali. L’influenza di questa sentenza è stata dirompente e i risultati ottenuti dal movimento mondiale delle climate litigation continuano ad essere incoraggianti, come dimostrano i successi ottenuti nel solo 2021: ad aprile, la Corte costituzionale tedesca ha dichiarato che l’inazione climatica della Germania viola le libertà fondamentali delle giovani generazioni; a giugno, le carenze climatiche del Belgio sono state identificate come una violazione dei diritti umani. E negli ultimi mesi, il governo francese è stato sanzionato due volte: sia per i ritardi accumulati in passato, sia per l’assenza di una strategia efficace di riduzione delle emissioni nei prossimi dieci anni.

Ancora non ci è dato sapere se i negoziati della COP26 riusciranno a scongiurare il peggio e a imporre un’inversione di rotta efficace, prima che gli effetti nefasti dell’emergenza climatica diventino incurabili. Ma una cosa è certa: l’inazione è letale e deve essere sanzionata. Per questo, le cause climatiche continueranno ad essere depositate. Continueranno a smascherare il grande tradimento degli Stati, la cui coscienza è macchiata da più di trent’anni di carenze. Continueranno a promuovere una vera giustizia climatica, affinché gli equilibri naturali che garantiscono la tutela della vita e della dignità umana vengano protetti da chi ha il potere – e il dovere – di farlo.