A Sud alla COP31 ad Antalya

La voce di A Sud dalla COP31 in Turchia e le iniziative in Italia

Dal 9 al 20 novembre 2026 saremo ad Antalya, in Turchia, per seguire come osservatorə la 31ª Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo cosa succede dentro e fuori i negoziati. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta per una transizione ecologica realmente giusta.

L'agenda della COP31

La chiamano “COP dell’Implementazione”, eppure i numeri raccontano un’altra storia: per l’UNFCCC i piani climatici nazionali sono “sostanzialmente insufficienti” e per l’UNEP l’obiettivo di 1,5°C senza sforamento è ormai perso. Per la prima volta la presidenza è divisa: la Türkiye ospita la conferenza con Murat Kurum, l’australiano Chris Bowen guida i negoziati. Due paesi ancora legati a carbone e gas.

Il nodo più politico resta l’uscita dai fossili. La roadmap promessa a Belém dovrebbe arrivare proprio ad Antalya, mentre 57 governi riuniti a Santa Marta spingono per accelerare il phase-out. Kurum lo definisce “non realistico”, lo tiene fuori dall’agenda formale e punta tutto sull’elettrificazione al 35% entro il 2035, insieme a rifiuti zero e città resilienti: obiettivi che agiscono sulla domanda e lasciano intatta l’estrazione. Sulla finanza si riparte dai 300 miliardi l’anno decisi a Baku, affidati a debito e capitali privati, mentre la triplicazione dei fondi per l’adattamento slitta al 2035 senza risorse aggiuntive. Il Fondo Loss & Damage ha ricevuto appena 448 milioni di dollari contro bisogni da centinaia di miliardi e rischia di esaurirsi entro il 2027. Il tutto tra guerre, riarmo e repressione del dissenso.

Il Vertice dei Popoli – Halkların İklim Zirvesi

Dopo Glasgow nel 2021 e Belém nel 2025, il Vertice dei Popoli arriva ad Antalya dal 14 al 18 novembre 2026. Lo promuovono le tre grandi reti dell’ecologismo turco (Climate Justice Coalition, Ecology Union, Environmental Platform of Türkiye), insieme a quasi 300 organizzazioni internazionali e oltre 200 locali, con circa 150 eventi e voci da 34 paesi.

Si apre il 14 novembre con la marcia della Giornata globale di azione. Dal 15 al 18, al Mimar Sinan Congress Centre, quattro plenarie: diritti della Natura contro la distruzione ecologica, phase-out fossile e democrazia energetica, democrazia, antimilitarismo e pace, sovranità alimentare e agroecologia. E ancora: l’Assemblea del Lavoro con i sindacati per la democrazia energetica (12-14 novembre), l’Eco-Tribunale sui crimini di ecocidio, sessioni su debito climatico e riparazioni, una grande iniziativa per la Palestina e il monitoraggio dal basso di mercati del carbonio e finanza climatica.

Il Vertice smaschera il racconto del governo turco, che usa la COP per legittimare un modello di sviluppo fossile: nessuna data per l’uscita dal carbone, centrali termoelettriche prorogate, nuove miniere, villaggi, foreste e pascoli sacrificati agli interessi delle imprese.

Perché A Sud alla COP?

Alle COP si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ogni COP è anche un campo di battaglia tra visioni del mondo: da una parte il business as usual che trasforma la crisi in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.

La COP31 si tiene sulla costa mediterranea della Turchia, in un paese che criminalizza il dissenso e reprime giornalistə, attivistə e comunità che difendono i propri territori. Il Mediterraneo è un hotspot climatico che si scalda più in fretta della media globale, e il Pacifico, con la Pre-COP a Tuvalu, ricorda chi rischia di scomparire. Qui si decide chi avrà diritto a un futuro.

Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.

Seguiamo da vicino i negoziati per capire quali equilibri di potere si ridefiniscono e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti. Vogliamo connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare con sguardo indipendente e critico come la diplomazia climatica affronta o elude le proprie responsabilità. Solo intrecciando voci e resistenze dal basso costruiamo un futuro giusto per tuttə.

Per difendere chi difende il clima

Ospitare una COP in un paese che usa leggi antiterrorismo contro chi protesta pone una questione enorme: il diritto al dissenso. Con il nostro lavoro contro le SLAPP e la repressione degli attivismi, ad Antalya stiamo al fianco di chi rischia arresti, processi e cause temerarie per aver alzato la voce. La giustizia climatica richiede libertà di parola, di assemblea e di protesta.

Per portare una visione radicale dentro la COP

Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Proprio per questo dobbiamo esserci: per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano. Da dentro si vedono meglio le dinamiche, le crepe, gli spazi di alleanza e di conflitto. Portiamo la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato, guerra e disuguaglianze. La COP è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.

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La giustizia climatica non si negozia. Si costruisce. Insieme.

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Articoli di approfondimento alla COP31

Verso la COP31: perché andiamo ad Antalya

4 novembre 2026 - Dal 9 al 20 novembre la COP31 si tiene ad Antalya, in Turchia. A Sud sarà presente per seguire i negoziati sul clima, partecipare al Vertice dei Popoli e raccontare dal campo la lotta per l’uscita dai fossili e la giustizia climatica.

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Cosa faremo sul campo

advocacy

Racconteremo le negoziazioni

Per spiegare cosa accade davvero alla COP31, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte. Una copertura quotidiana con le nostre parole, uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti, dentro e fuori la COP.

Sveleremo le contraddizioni

Tra le promesse ufficiali e la realtà: lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Smaschereremo la falsa transizione, il greenwashing e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità.

Daremo voce alle comunità

Portando storie, lotte quotidiane e alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo, estrazione e repressione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie.

Climate Pride

A Roma la seconda edizione del Climate Pride chiede giustizia climatica e stop al riarmo

Il Climate Pride è una mobilitazione climatica ecologista e antimilitarista che unisce movimenti sociali, comunità e territori in difesa della giustizia climatica e dei diritti. Nata nel 2024 per denunciare il legame tra crisi ecologica, sfruttamento fossile e disuguaglianze sociali, il 14 novembre torna nelle strade con una nuova giornata di protesta che si inserisce nella giornata globale delle mobilitazioni per la COP31.

Climate pride 2025

La delegazione di A Sud

Marica Di Pierri

Annalisa Cavallini

INFO E CONTATTI

Per contatti e interviste con la delegazione:

Marica Di Pierri
maricadipierri@asud.net
+39 348 686 1204