LA CAMPAGNA

Il giudizio universale sta arrivando: scioglimento dei ghiacciai, siccità, desertificazione, eventi climatici estremi, estinzione di interi ecosistemi sono solo alcuni dei fenomeni che già oggi si verificano su tutta la Terra.

Gli scienziati ne sono certi: se continuiamo così, entro la fine del secolo le temperature aumenteranno di oltre 4°C. Abbiamo appena undici anni per bloccare tutte le politiche che generano emissioni e modificano il clima.
Giunti a quel punto, sarà troppo tardi. Nessuno dei leader mondiali ha colto il messaggio e l’urgenza del pericolo, nemmeno a casa nostra!

In moltissimi paesi, movimenti e cittadini stanno citando in giudizio Stato, istituzioni e imprese per costringerli ad attuare politiche realmente efficaci.

Abbiamo deciso di fare causa anche in Italia. Chiederemo allo Stato Italiano di attuare misure più stringenti per rispondere ai cambiamenti climatici e invertire il processo: se non ci pensiamo noi, nessuno lo farà al posto nostro.

PER APPROFONDIRE

Tre milioni di anni fa, il mondo era irriconoscibile. I mari erano fino a 25 cm più alti, e nell’Artico crescevano foreste. Le superfici emerse avevano un aspetto molto diverso da quello che conosciamo. Eppure, qualcosa in comune con quel mondo preistorico ce l’abbiamo: abbiamo raggiunto gli stessi livelli di anidride carbonica in atmosfera.

Il sistema climatico terrestre funziona fondamentalmente così: l’energia solare raggiunge il pianeta, una parte viene immediatamente riflessa nello spazio dall’atmosfera, mentre una parte entra nel sistema terrestre. La superficie della Terra, a sua volta, assorbe una parte di questa energia e riflette il resto. Quanta ne assorbe e quanta ne riflette dipende dalla composizione della superficie stessa: una superficie chiara riflette ovviamente molta più luce di una scura! Immaginatevi una bianca distesa nevosa: agirà come uno specchio, riflettendo fino al 90% dell’energia in arrivo (proprio per questo, sulla neve ci si abbronza di più e la luce è così accecante). Una massa d’acqua scura al contrario, come i mari e gli oceani, assorbe la maggior parte dell’energia che arriva. In definitiva quindi, dell’energia solare che raggiunge il pianeta il 20% viene riflessa prima che possa entrare nel sistema climatico terrestre, un altro 20% viene assorbito dall’atmosfera, di quella che raggiunge la superficie il 50% viene assorbito e il 10% riflesso.

Anche la superficie terrestre a sua volta emette energia: nell’epoca preindustriale, il sistema climatico terrestre aveva raggiunto un equilibrio tale per cui la superficie emetteva circa la stessa quantità di energia che assorbiva. E qui, entrano in gioco i gas serra.

I gas serra sono essenziali per la sopravvivenza umana: se non ci fossero, con il tipo di equilibrio che ha raggiunto il sistema climatico la temperatura media del pianeta sarebbe di -19°C, invece dei +14°C attuali. La funzione dei gas serra è quella di riflettere l’energia, e quindi il calore, che proviene dalla superficie (sia quella solare riflessa, sia quella emessa) impedendogli di lasciare il sistema terrestre. Contribuiscono quindi a mantenere le temperature abbastanza calde da consentire la vita umana come la conosciamo oggi.

Qual è il problema allora? Perché tutti si preoccupano così tanto dei gas serra?

La parola chiave qui è equilibrio: il delicato e complicato sistema climatico terrestre è estremamente sensibile al cambiamento di una delle sue componenti. Se le concentrazioni di gas serra in atmosfera aumentano, più calore rimane intrappolato nel nostro pianeta, squilibrando il sistema con conseguenze devastanti fino al raggiungimento di un nuovo equilibrio, che potrebbe essere molto diverso da quello che conosciamo oggi, con temperature medie di molti gradi più alti rispetto a oggi.

Le concentrazioni atmosferiche di gas serra hanno raggiunto nuovi record nel 2017, con la CO2 a 405.5 ppm (+146% rispetto ai livelli preindustriali). Rispetto al 1990, la capacità dei gas serra di alterare il bilancio energetico terrestre (forzante radiativo) è aumentata del 41% [WMO Greenhouse Gas Bulletin – No. 14].

La causa sono le attività umane, e in primo luogo l’utilizzo di combustibili fossili. Nel 2010, il 35% delle emissioni globali provenivano dal settore dell’approvvigionamento energetico, il 24% dal settore dell’agricoltura, silvicoltura e altri usi della terra, il 21% dall’industria, il 14% dai trasporti e il 6.4% dagli edifici [IPCC Fifth Assessment Report]. Il 71% di tutte le emissioni industriali dal 1970 a oggi sono state causate da appena 100 industrie produttrici di combustibili fossili [CDP Carbon Majors Report 2017]. Le emissioni globali inoltre non mostrano nessun segno di voler diminuire: sono anzi ancora aumentate nel 2017 [UNEP Emissions Gap Report 2018]. Al contrario, per restare entro la soglia dei 2°C di riscaldamento globale, entro il 2030 dovremmo tagliare le emissioni del 25% rispetto al 2010 e raggiungere lo zero netto nel 2070, mentre per restare entro 1.5°C nel 2030 le emissioni dovrebbero essere del 45% più basse rispetto al 2010 ed essere pari a zero già nel 2050. Se continuiamo su questa strada, già nel 2030 potremmo raggiungere un riscaldamento globale di +1.5°C, e a fine secolo potremmo arrivare a oltre 4°C in più [IPCC Special Report: Global Warming of 1.5°C].

L’Italia è parte del cosiddetto gruppo dei Paesi sviluppati, quelli che storicamente sono i maggiori responsabili delle emissioni di gas serra a livello globale. Rispetto al 1990, al 2017 le nostre emissioni si sono ridotte di appena il 17.4% [ISPRA], mentre già nel 2007 l’IPCC chiedeva che i Paesi sviluppati riducessero le emissioni del 25-40% entro il 2020 [IPCC Fourth Assessment Report]. Inoltre, parte di questa riduzione è dovuta sia alla crisi economica del 2008 e al conseguente calo della produzione, sia alla delocalizzazione di alcuni settori produttivi all’estero [ISPRA], e non a politiche climatiche efficaci.

I nostri target di riduzione per il futuro sono del tutto insufficienti rispetto a quanto la scienza ci chiede per sperare di mantenere il riscaldamento globale sotto la soglia degli 1.5°C: anche la proposta di Piano Nazionale Energia e Clima presentata a fine 2018 è stata giudicata troppo poco ambiziosa [European Climate Foundation].

  1. Chiediamo che lo Stato italiano riconosca la gravità della situazione in cui si trova l’Italia e agisca di conseguenza.
  2. Chiediamo che siano riconosciute le violazioni dei diritti umani causate dagli impatti dei cambiamenti climatici.
  3. Chiediamo che vengano adottati target di riduzione delle emissioni in linea con quanto ci chiede la scienza per mantenere il riscaldamento globale entro la soglia prudenziale di +1.5°C rispetto al periodo preindustriale.

Per fare causa allo Stato abbiamo bisogno di te, del tuo impegno e del tuo contributo.

Cosa puoi fare? Diffondi la campagna, coinvolgi i tuoi amici, dai un contributo economico, di tempo o di competenze. Firma l’appello,scegli se essere semplice sostenitore (riceverai pochi, ma puntuali aggiornamenti) o se dedicare tempo e impegno alla causa diventando attivista. Anche un piccolo contributo può essere fondamentale.

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