Valle Del Mercure, La Storia Infinita Della Centrale Enel

Valle del Mercure, la storia infinita della centrale Enel

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Era atteso per oggi – poi nuovamente rimandato all’ultimo minuto – lo sgombero forzato annunciato dalle forze dell’ordine nei confronti del presidio permanente che i cittadini e le cittadine del Mercure stanno promuovendo dal 5 novembre scorso contro la riapertura e la conversione a biomasse della centrale Enel, chiusa nel 1997 e situata in pieno territorio del Parco Nazionale del Pollino, a cavallo tra Basilicata e Calabria.

 

Pubblichiamo qui di seguito un articolo che riassume i passi salienti dell’annosa lotta della cittadinanza contro un impianto di grande impatto, che sarebbe destinato ad accogliere biomasse dall’intera Unione Europea, e che si pretende trovi spazio in uno dei territori più incontaminati e di alto interesse naturalistico del paese.

 

LA STORIA SENZA FINE DELLA CENTRALE ENEL DEL MERCURE

 

La Centrale Enel della Valle del Mercure è una vecchia centrale elettrica, alimentata inizialmente a lignite e poi a olio combustibile, costruita nel territorio di Laino Borgo (CS) negli anni “60, e completamente dismessa già dal 1997 a seguito delle vibranti proteste della popolazione esasperata dall’impossibilità di continuare a svolgere le ordinarie attività.

 

Nel 1993, è stato istituito il Parco Nazionale del Pollino e successivamente, nel 2007, anche due Zone di Protezione Speciale (ZPS), individuate dalla Unione Europea, che lo comprendono completamente. Il fiume Mercure-Lao, sulle rive del quale sorge la Centrale, è famoso in Italia, e non solo, per il rafting che richiama annualmente oltre 20.000 turisti. L’area è inoltre habitat di specie vegetali ed animali protette, alcune delle quali in via di estinzione, come la rarissima lontra, la cui presenza nella zona è stata non soltanto documentata, ma oggetto anche di studi e pubblicazioni scientifiche.

 

Un territorio preziosissimo, dunque, dal punto di vista ambientale e della biodiversità, che sarebbe irreparabilmente danneggiato, anche economicamente, dalla colossale attività industriale, quale quella della riconversione e quindi della riapertura della Centrale. E proprio per tali motivi, nell’area  ove viene a trovarsi la Centrale, doppiamente vincolata da norme nazionali e comunitarie, è possibile intervenire “solo per esigenze connesse alla salute dell’uomo e alla sicurezza pubblica, o per esigenze di primaria importanza per l’ambiente, oppure, previo parere della Commissione europea, per altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico” (D.P.R. 12 marzo 2003). In tutti gli altri casi (motivi di interesse privato o pubblico non rilevante), la legge esclude l’approvazione di qualsivoglia progetto.

 

Questa e numerose altre obiezioni d’ordine legale e ambientale, hanno bloccato la riapertura della Centrale, che l’Enel, nel 2000, ha proposto di riconvertire a biomasse, con una potenza (41 MW elettrici) che ne fa uno degli impianti del genere più grandi d’Europa. Enorme, di conseguenza, la quantità di biomasse necessarie all’alimentazione (circa 350.000 tonn./anno, secondo Enel, ma il dato appare decisamente  sottostimato), da reperirsi, come dichiarato dalla stessa società elettrica, sul territorio dell’intera Unione Europea. Anche il trasporto delle biomasse – già in questa prima fase – rappresenta un grave problema viario ed ambientale, atteso che sono  necessari oltre centoventi  grossi camion al giorno (anche questo dato, ancorchè rilevantissimo, è ritenuto calcolato per difetto) -tra andata e ritorno- che andrebbero a congestionare una rete viaria già ora inadeguata, oltre ad impattare in maniera disastrosa con l’ecosistema del Parco.

 

Altri aspetti criticabili –e criticati-, nel progetto Enel sono le procedure amministrative incomplete e scadute, la mancanza di uno studio di impatto sulla salute delle popolazioni residenti, soprattutto relativamente all’emissione di polveri fini e ultrafini, e ulteriori aspetti in evidente contrasto con la realtà: si sostiene, ad esempio, che l’inquinamento diminuirebbe, ma confrontando l’impatto della Centrale non con l’attuale situazione di chiusura, ma con quella antecedente al 1997. Così come lo studio del regime dei venti della Valle del Mercure, che è stato fatto mutuando i dati di una valle diversa e distante ben 11 chilometri (quella di Latronico), con ovvie e importanti diversità. Tra le lagnanze dell’Enel, poi, il fatto di aver già speso, a suo dire, per la trasformazione della Centrale, una rilevante somma di danaro (variabile dai 40 ai 90 milioni di euro, a secondo dei comunicati…), denaro speso, comunque, mentre la vertenza era in corso e dunque senza alcuna certezza di  validazione definitiva del progetto.

 

Per quanto riguarda, infine, l’impatto occupazionale locale, anche questo aspetto è, dal punto di vista degli oppositori del progetto, ampiamente negativo, per i posti di lavoro, attuali e prospettici, che si perderebbero nel settore turistico e in quello dell’agricoltura di qualità. Né altri se ne creerebbero, localmente, nel settore della filiera delle biomasse di cui non si potrebbe assicurare né un approvvigionamento né un trasporto adeguato ed infatti esse provengono da territori lontani dall’area. La forza-lavoro direttamente impiegata in centrale, infine, non deriverebbe da nuove assunzioni, ma unicamente da trasferimenti da altri impianti dell’Enel.

 

Contro la riapertura della Centrale si sono schierate le popolazioni della Valle, con mobilitazioni e manifestazioni, di cui la più importante, del 5 settembre 2009, ha visto la partecipazione di circa 4.000 persone, 14 Amministrazioni comunali, 50 tra Associazioni e Comitati locali e nazionali, esponenti sindacali e politici di ogni schieramento. Ma l’opposizione alla centrale già si era clamorosamente manifestata fin dagli anni in cui la Centrale era funzionante, per i danni da essa arrecati alla salute e alle attività agricole dei residenti, specie dei comuni di Viggianello (PZ) e Rotonda (PZ), i cui abitati sono assai prossimi alla Centrale e i cui Sindaci sono fin dall’inizio a capo dell’opposizione alla centrale.

 

L’iter autorizzativo, iniziato da Enel nel 2000, è andato avanti per oltre 10 anni fino alla sentenza del Consiglio di Stato dell’ 1 agosto 2012 (n. 4400/2012) che ha accolto le ragioni dei Sindaci di Viggianello e Rotonda, dell’Ente Parco del Pollino e di Associazioni ambientaliste (WWF, Italia Nostra, Forum Ambientalista Nazionale) annullando l’autorizzazione concessa dalla Regione Calabria e azzerando, in pratica, l’intero iter autorizzativo.

 

La Regione Calabria ha immediatamente indetto una Conferenza di Servizi nel tentativo di “sanare” irregolarità in realtà insanabili, senza tener in alcun conto la sentenza del massimo organo di Giustizia amministrativa del nostro Paese. Tale Conferenza, indetta, incredibilmente già il 10 di agosto, con una solerzia assolutamente sconosciuta per altri versi alla regione Calabria, si è conclusa con la concessione dell’autorizzazione all’Enel, che ha così iniziato le prove di accensione della Centrale. Autorizzazione con ogni evidenza illegittima, che  non tiene conto non solo del parere –negativo e vincolante- dell’Ente Parco del Pollino- né, soprattutto, della sentenza del Consiglio di Stato, ma, addirittura, neanche delle prescrizioni contenute nell’autorizzazione stessa.

 

Contro tale autorizzazione è in corso un ulteriore procedimento oppositivo (al momento al TAR di Catanzaro), promosso dai Sindaci di Viggianello e Rotonda, dal Parco Nazionale del Pollino e dalle Associazioni ambientaliste e,per le gravi violazioni commesse,difficilmente spiegabili con la buona fede, sono state presentate articolate denunce alle competenti Procure. Tuttavia il Parco del Pollino ha chiesto lo scorso 15 novembre un ulteriore proroga della data della discussione al TAR, come è già avvenuto il 21 giugno, su suggerimento di Enel e della politica ovviamente. Una presa di posizione assolutamente incomprensibile visto che il ricorso al TAR è stato deliberato da tutta la Comunità del Parco. Appare quanto meno sospetto che l’Ente Parco faccia nuovamente marcia indietro e che si sottragga al suo mandato di tutela e salvaguardia del territorio e delle genti che lo abitano solo perché l’Enel,nel vano tentativo di isolare i Comuni di Rotonda e Viggianello, abbia stanziato enormi flussi di denaro per acquisire il consenso di sindaci di Comuni che nulla hanno a che vedere con la Valle del Mercure e zittirne le coscienze, in un’opera di sciacallaggio senza precedenti.

 

Stanche ed indignate, le popolazioni della Valle del Mercure, segnatamente negli abitanti dei comuni di Viggianello e Rotonda e di tanti altri sostenitori residenti in altri comuni, il 5 novembre 2013 hanno occupato la Sede del Parco in maniera permanente e ad oltranza per chiedere che nella Valle del Mercure ritorni la legalità e lo stato di diritto. C’è grande tensione ma anche fiducia tra la popolazione per una prossima, definitiva chiusura di questa interminabile e durissima vertenza poiché hanno la consapevolezza di essere dalla parte del giusto e la forza necessaria affinché venga riconosciuto.

 

 

 

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