Val D’Agri, A Chi Giova Fare Il “pesce Nel Barile”?

Val d’Agri, a chi giova fare il “pesce nel barile”?

val d'agri[su oloambientalista]

 

Cose già viste. I sindaci della Val d’Agri sono stati ancora una volta convocati ieri in Regione in “ordine sparso” ed in gran segreto. Una convocazione “urgente” presso gli uffici della Regione Basilicata per sollecitare il loro “SI” per le autorizzazioni ai nuovi pozzi che consentiranno ad ENI e Shell di raggiungere e superare i 104mila barili al giorno portandoli in base ad un nuovo accordo caldeggiato oggi dal segretario PD, Antonio Luongo e dal Parlamentare, Vincenzo Folino, a 130mila barili al giorno ed oltre. Ma fare oggi i “pesci nel barile di petrolio” a chi giova?

 

 

A chi giova mostrare di non vedere e non sentire nulla?

Perchè molti amministratori fingono di non accorgersi di quello che accade intorno? come non può vedere nulla uno dei tanti pesci tenuti in conserva dentro un barile di petrolio? Un pesce cioè già potenzialmente morto. Non è più coerente e reale chiedere di fermare la produzione di petrolio agli 85mila barili al giorno? Una produzione questa che già pone problemi in termini di impatti ambientali e per la salute? Un nuovo barile in più inoltre non produrrà in sede locale alcun effetto sia in termine di sviluppo(in 15 anni di estrazioni in Val d’Agri l’occupazione è calata e l’emigrazione è aumentata) sia per nuovi vantaggi economici e royalties. Lo ha sancito il decreto “sblocca Italia”

 

 

La “fronda PD”: dallo “sblocca Italia” alla nuova intesa istituzionale
Mentre sembrano “naufragate” le promesse sullo sblocco del Patto di Stabilità con lo “sblocca Italia”, in attesa della revisione del titolo V della Costituzione e delle opere ed infrastrutture promesse dal ministro Guidi con il memorandum, si fa avanti una nuova contrattazione, questa volta portata avanti parallelamente all’iniziativa di Pittella da una “fronda” interna al PD, dal suo segretario, Antonio Luongo, da Vincenzo Folino e forse dal presidente del consiglio regionale, Piero Lacorazza. Per la Val d’Agri chiedono una rivisitazione dell’inapplicato e per certi aspetti “fallimentare” accordo del 1998 tra ENI e Regione. Un anacronismo che a molti non può che risultare come un duplice fallimento.

 

 

Basta con gli accordi segreti
Ma il sistema degli incontri segreti non è più accettabile, nè dai cittadini nè dagli amministratori pubblici responsabili. Essi sono chiamati oggi ad assumere decisioni al di fuori dei ricatti delle royalties, pensando cioè alla salute ed alla salvaguardia dell’ambiente. Ecco allora svelato il gioco di vuole “fare il pesce nel barile”, pensando in questo modo di accelerare o rilanciare carriere politiche, per vantaggi personali e/o per chi aderisce al “cerchio magico” del nuovo consenso legato al raddoppio delle estrazioni petrolifere. Appare in questo senso “arrogante” aver convocato un incontro e per lo più segreto, dopo le due recenti fiammate al centro olio di Viggiano nel giro di una settimana. I cittadini ed i comitati attendono spiegazioni dai loro rappresentanti su tale comportamento che non può evocare, come nel passato prossimo, abbia prodotto il risultato di trasformare la Val d’Agri nella “Libia d’Italia”.

 

 

La nuova trattativa segreta per la val d’Agri: autorizzare tutto e di più
Oggetto della trattativa “segreta” i nuovi pozzi previsti nella variazione del programma approvato all’ENI nel 2012 ed ovvero raddoppiare gli attuali 25 pozzi produttivi allacciati al centro olio portandoli a quasi 50, realizzando nuove postazioni e riperforando sulle postazioni esistenti nell’ambito di “work over e side track” con pozzi orizzontali (in val d’Agri i pozzi orizzontali – horizontal drilling, sono oltre i 2/3 del totale) ed usando la tecnica dell’acidificazione, con acido cloridrico ed altre sostanze potenzialmente inquinanti.

 

 

La situazione dei nuovi pozzi da autorizzare sono:

  • Pozzo Pergola 1: per questo nuovo pozzo esplorativo ancora da realizzare, la Regione ha annullato in modo “rocambolesco” e poco chiaro la procedura VIA per la messa in produzione, mentre il comune di Marsico Nuovo ha autorizzato la strada di accesso senza che sarebbero state rilasciate autorizzazioni ambientali (del Parco, Autorità di Bacino del Sele). L’Arpab ha posizionato tre piezometri per misurare la qualità delle acque prima, durante e dopo la perforazione, mentre l’Autorità interregionale del Sele non ha concesso l’autorizzazione che tiene bloccato al momento i lavori per la nuova postazione che si trova su falde idriche, a monte della grotta di origine carsica Castel di Lepre. Su questo pozzo vi è stata la contestazione dei comitati e della popolazione durante un incontro pubblico convocato a Marsico Nuovo alla presenza del presidente della Regione ed Eni.
  • Pozzi Caldarosa 2 e 3: sono previsti nel comune di Calvello dopo la delocalizzazione del pozzo Caldarosa 1DIR, che si trova nel parco Nazionale dell’Appennino Lucano. La nuova piattaforma Caldarosa 2 – 3 si trova nella fascia di rispetto dei Siti di Importanza Comunitaria. Su questi pozzi la Ola e l’Associazione Articolo 9, assieme ai produttori ed allevatori di Calvello, hanno prodotto opposizione all’Unione Europea perchè ubicati su aree ricche di sorgenti e bacini idrici che potrebbero influenzare in negativo lo stato di conservazione della biodiversità vegetale ed animale e dei bacini idrici sottesi. I pozzi sono attualmente bloccati dall’Unione Europea e dal Ministero dell’Ambiente che hanno chiesto alla Regione Basilicata chiarimenti e controdeduzioni.
  • Pozzi S.Elia 1 e Cerro Falcone 7: realizzati inizialmente su una postazione in località Case Marinelli di Marsicovetere,  oggi in modo non chiaro per una possibile contaminazione nell’area prescelta inizialmente, si vorrebbe realizzare più a valle, nei pressi della località Civita. In questa località il Ministero dei BB.AA. CC, su richiesta della Ola, ha sospeso l’iter di autorizzazione regionale, negando l’autorizzazione paesaggistica per la presenza di siti archeologici e per l’impatto ambientale notevole per l’area. I due pozzi si trovano nell’area di ricarica del torrente Molinara con altri torrenti, corsi d’acqua e sorgenti tributari del fiume Agri.
  • Pozzi Enoc 6 e 7: si trovano all’interno del centro abitato di Viggiano, nei pressi della località “Papa Giovanni”, luogo storico per la processione della Madonna Nera e sito ove sostò in preghiera Papa Giovanni Paolo II. In questa località ENI ha ottenuto le autorizzazioni regionali, mentre il Comune ha espresso forte contrarietà.
  • Pozzo Serra del Monte di Montemurro: il sito prescelto non è stato ancora reso noto. Si troverebbe a nord ovest del centro abitato di Montemurro. Per la localizzazione della nuova postazione si starebbero effentuando rilievi geologici, mentre vi sarebbero stati, secondo fonti locali, contatti con la precedente amministrazione comunale per la scelta del sito.
  • Pozzo di rienezione Monte Alpi 9Or: si trova del comune di Grumento Nova. La precedente amministrazione con l’ex sindaco  Vertunni hanno negato l’autorizzazione, applicando il “principio di precauzione” perchè il pozzo di rienezione, in base ad un Decreto Ministeriale LL.PP., non è realizzabile in zona ad elevato rischio sismico. La Regione ha autorizzato la reinezione in base alla VIA regionale, per la Ola carente dei presupposti di studi ed approfondimenti idro-geologici e sismici necessari, su faglie sismogenetiche attive, vicino alla diga del Pertusillo e sul paleo alveo del fiume Agri. Per questo pozzo sono forti le pressioni sull’amministrazione comunale, anche se l’attuale sindaco, Antonio Imperatrice, nel corso di un incontro in contrada Vigne di Viggiano, ha confermato la posizione contraria del comune. Questo pozzo è invece ritenuto stategico dalle compagnie petrolifere per consentire lo sversamento dei reflui petroliferi attualmente iniettati nel pozzo Costa Molina 2 di Montemurro (il comune del presidente Piero Lacorazza) e in Val d’Agri. Il pozzo Costa Molina 2 presenta problematiche gravi di contaminazione lungo la condotta di collegamento con il centro olio e nell’area di influenza dello stesso. Nel corso dello sfruttamento del giacimento della concessione Val d’Agri, ormai giunto ad oltre 15 anni, sarebbero infatti aumentate la quantità di G.O.T., Gas Oil Ratio, associato al petrolio (Fonte ENI) e di acqua di strato, ovvero acqua di fondo del giacimento pescata durante le estrazioni del greggio. Tale situazione indurrebbe ENI a realizzare nuovi pozzi per ottimizzare ed incrementare la produzione di olio e gas sfruttabile commercialmente con costi di lavorazione compatibili con gli elevati costi di smaltimento dei reflui stimati in diverse decine di milioni di euro.

 

 

*Articolo pubblicato su olambientalista.it, il 4 settembre 2014