USA E Germania Partita Doppia

USA e Germania partita doppia

sfondo-relazioni-internazionali-giallo[a cura di Roberto Musacchio su Il granello di sabbia, n. 12 maggio 2014]

 

Ero ancora parlamentare europeo, credo fosse il 2007, quando arrivò in aula a Strasburgo un testo da votare che sostanzialmente plaudiva all’ingresso dell’ex cancelliere tedesco Schröder nel consiglio di amministrazione della Gazprom. Il PE riteneva di doversene occupare, e di esprimere apprezzamento, considerando questo impegno del vecchio leader della SPD come un atto utile a nuove relazioni con la Russia. Ricordo che non votai il testo perché mi sembrava inopportuno, nonché segno dei tempi, che un’aula parlamentare si pronunciasse su un consiglio di amministrazione, sia pure così strategico.

 

La cosa mi è tornata in mente in questi giorni di crisi internazionale: in Ucraina infatti si vanno misurando sul campo interessi e prospettive strategiche di USA, Russia e UE; o meglio, di USA, Russia e Germania, considerando il peso, ormai soverchiante, che il colosso tedesco ha e che usa per far valere i propri interessi e le proprie visioni del futuro.

 

Non c’è dubbio infatti che da tempo – soprattutto con la cancelleria Merkel – la Germania giochi una partita su più tavoli, prendendo però solo sé stessa come misura di riferimento per le scelte strategiche. La Germania sta certo in Europa, ed anzi è il gendarme economico e sociale della UE. La Germania sta certo nella Nato, è alleata degli USA ed anzi fa parte di quanti vogliono che si arrivi alla firma del TTIP (Trattato transatlantico sui commerci e sugli investimenti), che serve sostanzialmente a delegiferare le normative per far prevalere il potere commerciale. Ma la Germania ha anche una propria relazione economica e, soprattutto, energetica con la Russia. Lo stesso – e solito – Schröder, su proposta di Gazprom, è diventato capo del consorzio di North Stream AG, che si occuperà della costruzione di un mega-gasdotto nel mar baltico per la distribuzione diretta del gas russo. Sarà dunque interessante vedere come, aldilà degli elementi formali, la Germania si rapporterà alla minacciata volontà USA, e di Obama stesso, di far pagare alla Russia, e a Putin, pesanti conseguenze economiche e politiche per la vicenda ucraina.

 

Obama dice di poter mettere sul piatto anche il ricorso al proprio gas per aiutare UE e Ucraina. Ma certo è che le relazioni strategiche già intessute in materia energetica vanno in altra direzione. La Russia è un Paese in cui il PIL è fortissimamente dipendente dal Gas e dalla sua esportazione, rappresentando però questo settore assai poco in materia di occupazione. Un modello fortemente squilibrato che rende strutturalmente instabile, e fragile, il colosso russo.

 

D’altra parte la Germania ha scelto di investire su questa realtà economica russa e, complessivamente, l’Europa ha seguito la stessa strada. Da questo punto di vista per altro c’è stato anche un retrocedere di molti dal tradizionale approccio mediterraneo: le vecchie logiche di rapina e di relazioni asimmetriche con i paesi fornitori, che si applicavano nel bacino mediterraneo, come in tutta l’Africa, sono state insidiate dalla intraprendenza commerciale cinese.

Se dovessimo seguire le vecchie esperienze di crisi precedenti, come quelle della ex Yugoslavia, del dissolvimento della ex Unione Sovietica e del patto di Varsavia, si potrebbe immaginare che per l’Ucraina ci sarà un esito simile. La Nato apre la strada alla disgregazione di un’area e conquista propri avamposti. Ma poi altri, in particolare la Germania, ne traggono benefici espandendo la propria area di influenza commerciale. C’è in questo una prima chiave di lettura per cui la Germania non contesta la supremazia militare USA, anzi si può dire che ne approfitta per non disperdere risorse economiche e per sfruttare gli spazi che si aprono. E dunque, come ampi pezzi della ex Yugoslavia e dell’ex mondo del socialismo reale sono transitati sotto l’egemonia militare NATO, ma sotto quella economica tedesca, risultando anche molto trainanti e pesanti negli assetti della UE, si può pensare che esito simile potrà avere la crisi in Ucraina. Esito naturalmente non scontato e probabilmente anche denso di insidie e conflitti. La linea di Obama infatti può portare tensioni effettive negli equilibri economici energetici tedeschi, e di riflesso della UE, sia rispetto al peso del gas russo sia al costo da accollarsi per una Ucraina abbandonata dai Russi. Vedremo, ma intanto abbiamo visto come la Germania si muova seguendo una propria linea in cui c’è sostanzialmente una centralità commerciale.

 

«Limes» ha pubblicato di recente una riflessione molto interessante sui rapporti tra Germania e USA a cui è premessa una mappa del volume degli investimenti e degli scambi commerciali globali. La sua osservazione mostra significativamente il carattere globale delle interrelazioni economiche tedesche, con rapporti di investimento e commerciali con tutte le aree del mondo. L’economia della Germania ha, significativamente, con la Cina minor scambio di investimenti che con gli USA ma maggior scambio commerciale, risultando tra i pochi Paesi al mondo ad avere una bilancia commerciale attiva nei rapporti con Pechino.

 

Pedro Paez, economista ecuadoregno, ha scritto saggi importanti, corredati da grafici, per affrontare lo stesso scenario rimarcando altresì l’articolazione e il rapporto tra l’elemento manifatturiero e commerciale e quello finanziario, inserendo in ciò il peso della City di Londra rispetto al ruolo della Banca tedesca. Sostiene che la Germania mantiene un rapporto più equilibrato tra volume commerciale e volume finanziario. Non c’è dubbio dunque che c’è un ruolo proprio e autonomo della Germania nel mondo che influenza per altro i contesti in cui essa si muove, a partire dalla UE. La quale è stata forgiata sul prevalere dell’espansionismo commerciale tedesco, sorretto dalla stabilità, e dal controllo, dell’euro ulteriormente rafforzati dall’austerità e dalla sua governance.

 

Le borghesie europee si sono acconciate a questa egemonia tedesca in quanto ne hanno tratto vantaggi, usandone la frusta per cambiare i rapporti di forza sociali costruiti nell’era del compromesso democratico. Ma naturalmente non sono assenti tensioni che portano alcuni settori di queste borghesie ad occhieggiare ad un proprio rapporto diretto con gli USA e il loro modello, oltreché col loro sistema economico, senza passare per la Germania e l’americanizzazione comunque in corso nella UE. Alcune spinte di Marchionne e della Fiat vanno viste precisamente in questo quadro. D’altronde gli USA stessi non lesinano, in questi ultimi periodi, critiche dirette, o per interposte strutture inscritte nel Washington Consensus, alla leadership tedesca ed all’austerità: quest’ultima viene interpretata come uno strumento al servizio del modello esportativo tedesco, paradossalmente simile, per certi aspetti legati alla centralità delle esportazioni, a quello cinese.

 

Né la Germania si astiene dal mostrare a sua volta autonomia, anche politica e si ripetono i casi di presa di distanza dall’operare dell’amministrazione USA, come da ultimo nel caso della Siria. E vedremo ora come andrà per l’Ucraina. In realtà la Germana si muove in un assetto globale in cui si vanno definendo vaste aree imperiali. Quella USA, ancora predominante militarmente e negli assetti complessivi. Quella commerciale cinese. Quella identitaria panrussa. In queste dimensioni che la soverchiano prova a usare gli spazi di manovra che rimangono a quella che rischia di essere l’ultima delle grandi nazioni.

 

Usa l’Europa come propria area egemonica prioritaria, anche per il volume delle proprie esportazioni. Si apre ad una relazione economica e politica con la Russia. È all’avanguardia negli scambi commerciali con la Cina. Resta nell’area di identità e di influenza USA. Ma con gli stessi USA che potrebbero non poter o non voler sopportare due grandi soggetti, Cina e Germania, a dimensione tutta commerciale ed esportativa. Si può affermare il futuro e le scelte strategiche della Germania permangono incerte e dubbie. Quindi molte e inquietanti sono le ombre sul nostro futuro in questa globalizzazione che si muove tra imperi e grande nazione. Quella che non c’è, se non nelle forme che le sta dando la globalizzazione stessa, è l’Europa. L’Europa del modello sociale e della democrazia. Forse, prima che sia troppo tardi, bisognerà provare a farla.

 

 

*a cura di Roberto Musacchio [Associazione Altramente]

Articolo pubblicato su Il granello di sabbia, n. 12 maggio 2014