Uribe In Italia: L’appello Della Società Civile

Uribe in Italia: l’appello della società civile

Lettera Aperta della Società Civile in occasione della visita di Uribe in Italia

 

All’Unione Europea e agli Stati membri

Al Governo colombiano
Al Governo italiano
(Presidenza del Consiglio, III Commissione Affari esteri e comunitari della Camera, Commissione per i diritti umani del Senato, Ministro Affari Esteri)
Agli organi istituzionali (Nazione Unite)

Al procuratore della Corte Penale Internazionale
Alla comunità internazionale

 

Noi, i sottoscritti firmatari, rappresentiamo Gruppi, Movimenti, Istituzioni ed Enti Locali, il cui lavoro è finalizzato alla difesa e promozione dei diritti umani e all’accompagnamento dei processi di costruzione di pace dal basso in Colombia. La nostra profonda conoscenza della grave situazione che si trova a vivere il popolo Colombiano, derivante da molteplici e diversificate esperienze sul territorio, e le ultime denunce dei difensori dei diritti umani colombiani e della stampa internazionale ci spingono a far sentire la nostra voce, in occasione della visita del Presidente Uribe a Roma.

Il prossimo 30 aprile il Presidente Uribe verrà in visita ufficiale in Italia e sarà ricevuto dal  Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dal Papa Benedetto XVI. L’incontro con il premier italiano, che lo ha formalmente invitato a partecipare come ospite dell’America Latina al prossimo G8 in Italia, è stato incentrato sui temi della sicurezza, della pace e della lotta al terrorismo. Silvio Berlusconi, che ha intenzione di presentare durante il G8 il libro Lo stato del mondo, che raccoglierà gli interventi di tutti i capi di Stato presenti al vertice, ha chiesto al Presidente Uribe di scrivere un contributo sul tema “La governabilità sotto la minaccia del terrorismo”. Inoltre, importanti accordi economici e commerciali sono in via di definizione tra i due Paesi, come testimoniato dal recente viaggio a Medellin di Letizia Moratti e di altri imprenditori italiani, avvenuto in occasione del vertice della Banca Interamericana dello Sviluppo.

L‘ambito in cui avverranno questi incontri ed i temi trattati sono in netto contrasto con quanto non solo da noi ricostruito, grazie al nostro lavoro di monitoraggio, sostegno e protezione dei diritti umani, ma soprattutto con quanto denunciato da numerose istituzioni e organizzazioni internazionali.

Considerato:

– Che la Colombia continua ad essere immersa in un conflitto armato interno complesso e dalle molteplici sfaccettature, il cui effetto sui diritti umani rappresenta una sfida continua per la sopravvivenza della popolazione civile e per la garanzia di una vita degna;
– Che nel contesto latinoamericano la Colombia si presenta come un vero e proprio laboratorio di violazione dei diritti umani fondamentali;
– Che sono 300 mila i morti registrati negli ultimi 10 anni, metà dei quali avvenuti per mano dei paramilitari; 4000 i sindacalisti uccisi negli ultimi 20 anni, migliaia gli indigeni e i contadini sterminati nelle campagne di terrore e 4 i milioni di sfollati;
– Che durante i due mandati del Governo Uribe è stato rilevato un aggravamento del conflitto;
– Che la politica di sicurezza democratica e l’adozione di piani di militarizzazione (Plan Colombia e Plan Patriota) hanno l’obiettivo di controllare il territorio colombiano e di imporre la strategia di sviluppo forzato promosso dal Governo;
– Che dal 2005 al 2007 sono stati denunciati 11.292 casi di uccisioni e sparizioni forzate e che, nello stesso periodo, si è registrata la cifra più alta di investimenti stranieri nella storia della Colombia (si è passati dai 3.786 milioni di dollari del 2005 a 10.085 milioni del 2007), a conferma del persistente legame tra piani di sviluppo, militarizzazione e violenza;
– Che la criminalizzazione messa in atto da alti funzionari del Governo dei gruppi più vulnerabili, dei difensori dei diritti umani, delle comunità indigene, afrocolombiane e contadine e la persecuzione sistematica di ogni forma di denuncia e opposizione alle politiche promosse dallo Stato in materia sociale, lavorativa e di sicurezza, viene fatta rientrare all’interno del paradigma della lotta al terrorismo;
– Che una dei più gravi crimini avallati dal Governo colombiano nell’ambito della politica di pace e di lotta al terrorismo è quello dei “Falsos positivos”, ovvero civili innocenti uccisi dall’Esercito e presentati come guerriglieri, che di certo non rispondono all’obiettivo della lotta alla violenza né contribuiscono al ristabilimento della legalità in Colombia;
– Che la legge di Giustizia e Pace non ha debitamente indagato e processato gli autori dei crimini di lesa umanità avvenuti nel paese: delle 3.637 persone che dovevano essere indagate e processate, solo 1.626 hanno iniziato la prima fase processuale (dati al 31 dicembre 2008);
– Che la legge di Giustizia e Pace ha favorito la formazione di nuovi gruppi paramilitari che perseguono lo stesso obiettivo delle precedenti AUC, ovvero il controllo sociale, politico ed economico dei territori occupati (regioni di Antoquia, Cauca, Chocò, Cordoba, Narino e Valle del Cauca);
– Che si sta ostacolando il percorso normale della giustizia per chiarire i fatti riguardanti i rapporti tra paramilitari e Governo e la natura corrotta del sistema para-statale
– Che l’estradizione di 13 dei più importanti capi paramilitari smobilitati ha messo a serio rischio la possibilità di ricostruire integralmente i fatti in cui questi erano coinvolti e di riconoscere alle vittime il diritto alla verità, giustizia e riparazione;
– Che ogni negoziazione politica esige, come requisito principale, l’esistenza di posizioni divergenti e opposte, e che con la Legge Giustizia e Pace il Governo ha deciso di orientare il dialogo alle sole forze paramilitari che difendono lo stesso modello politico e sociale;
– Che senza un adeguato riconoscimento del conflitto armato interno e dei gruppi guerriglieri come forze antagoniste non si potrà giungere ad un reale accordo di pace.

Per quanto finora espresso

CHIEDIAMO

All’ Unione Europea ed ai suoi Stati membri

– Di riconoscere l’esistenza di un conflitto armato in Colombia, applicando cosi tutte le normative vigenti che regolano le relazioni con i paesi in guerra;
– Di sospendere la vendita di armi e l’aiuto militare alla Colombia;
– Di monitorare ed eventualmente sospendere la vendita da parte dei Paesi della UE di agenti chimici necessari alla trasformazione della coca in cocaina, nessuno dei quali viene prodotto in Colombia.
– Di attivare una efficace vigilanza sulle risorse destinate alla cooperazione con la Colombia, per garantire che non siano utilizzate per rafforzare l’apparato militare, per lo sfruttamento illegale ed illegittimo delle risorse naturali, in modo da non contribuire all’acutizzazione della guerra;
– Di condizionare la cooperazione e gli accordi commerciali con la Colombia al rispetto dei diritti umani;
– Di impegnarsi maggiormente nelle iniziative promosse dalla Società civile colombiana ed in modo particolare dalle Comunità in resistenza civile in favore  della difesa integrale dei diritti umani.
– Di appoggiare gli sforzi del gruppo “Colombiane/i per la pace” nella ricerca di un intercambio umanitario verso la soluzione politica e negoziata del conflitto.

Specificamente al Governo italiano e all’Ambasciata italiana a Bogotà

– Di appoggiare la relazione solidale che espressioni organizzate della società civile italiana hanno con le Comunità in resistenza civile e le Organizzazioni che difendono i diritti umani in  Colombia;
– Di accertarsi prima dell’accredito in Italia dei futuri ambasciatori colombiani, della loro estraneità ai fatti sopra enunciati ed in caso contrario negare il placet necessario.

Ai Governi dell’Italia e  della Colombia

– Di attivare meccanismi che combattano efficacemente la relazione tra le organizzazioni criminali della ‘Ndrangheta italiana e paramilitari colombiani, particolarmente attive nel traffico di droga ed armi tra i due paesi. Allo stesso modo, contrastare i possibili sostegni che, da istanze ufficiali, funzionari pubblici dei due Paesi potrebbero offrire a queste pericolose organizzazioni illegali.

Al Procuratore della Corte Penale Internazionale:

– Di non rimandare oltre la sua decisione di aprire un’indagine sul caso Colombia.

Al Governo colombiano:

– Di accogliere e  dare seguito in maniera concreta alle raccomandazioni formulate nel Rapporto annuale dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Colombia (anno 2008) e nella sentenza del Tribunale Permanete dei Popoli su “Empresas transnacionales y derechos de los pueblos en Colombia, 2006-2008” (Bogotà, 21-23 luglio 2008);
– Di riconoscere il conflitto interno e la guerriglia come forza belligerante;
– Di attenersi ai principi del Diritto Internazionale Umanitario rispettando, senza alcuna eccezione, la vita, l’integrità della popolazione civile;
– Di implementare qualsiasi misura per porre fine alle pratiche di esecuzioni extragiudiziali e intensificare la collaborazione con la Fiscalia general de la Naciòn per investigare, giudicare e sanzionare questi crimini e di individuare le misure necessarie per porre fine alla pratica dei Falsi Positivi ed attuare in maniera pertinente perché vengano puniti i responsabili di questi crimini;
– Di astenersi dal segnalare come sostenitori del terrorismo i gruppi più vulnerabili della popolazione civile e i difensori dei diritti umani, includendo le organizzazioni sindacali e cessare immediatamente qualunque tipo di violenza e persecuzione contro di loro;
– Di adottare misure preventive concrete per porre fine al problema del desplazamiento forzado;
– Di garantire il diritto Costituzionale appartenente alle Comunità indigene ed afrodiscendenti alla proprietà collettiva dei loro territori ed inoltre ratificare la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui  Diritti dei Popoli Indigeni;
– Di impedire che le risorse naturali del Paese continuino ad essere sfruttate per il solo beneficio delle imprese multinazionali; rispettare il diritto del popolo colombiano a determinare il proprio modello economico e il proprio processo di sviluppo;
– Di garantire il diritto alla verità, giustizia e riparazione delle vittime e combattere l’impunità con tutti i mezzi legali disponibili. Riconoscere la ricostituzione di nuovi gruppi paramilitari operanti in molte regioni del Paese e assicurarli alla giustizia;
– Di accogliere con favore il lavoro svolto dalle organizzazioni sociali e per i diritti umani, in particolare dal gruppo “Colombiane/i per la pace”,  con l’obiettivo di costruire politiche di accordo umanitario verso la soluzione negoziata al conflitto sociale e armato in Colombia, astenendosi dalle accuse e dalla loro criminalizzazione per il lavoro svolto.

Primi firmatari

A Sud, Rete Italiana di Solidarietà, Colombia Vive! Onlus, Comitato Carlos Fonseca, Annalisa Melandri, Partito della Rifondazione Comunista, Vittorio Agnoletto (Europarlamentare Gruppo GUE/NGL), Partito dei Comunisti Italiani

Per adesioni: maricadipierri@asud.net