Uribe Calpesta La Costituzione E Berlusconi Lo Accoglie

Uribe calpesta la costituzione e Berlusconi lo accoglie

uribe1Le modifiche sono sostanziali. Il testo non consacra il diritto fondamentale all’acqua potabile, si eliminano il riconoscimento dell’acqua come bene comune e pubblico, così come l’uso prioritario degli ecosistemi essenziali al ciclo dell’acqua. Ed ovviamente è stata eliminata la parte che proibisce di privatizzare la gestione dell’acqua e del servizio idrico integrato, acquedotti e reti fognarie. Uno stravolgimento completo dello spirito, dei principi e delle norme contenute nella proposta avanzata lo scorso 12 settembre dai movimenti colombiani. Una campagna lunga che aveva al centro proprio il referendum sull’acqua pubblica, dando la possibilità finalmente ai cittadini di esprimersi, così come prevede la Costituzione. Una Costituzione, quella del 1991, molto avanzata, frutto delle conquiste e delle lotte degli anni ottanta che avevano aperto un varco su garanzie e diritti per i cittadini.

Tra questi proprio la possibilità di referendum per promuovere una riforma della Costituzione, inserendo nel testo la difesa dell’acqua, il diritto al suo accesso come un diritto umano fondamentale, oltre che l’obbligo da parte dello Stato di garantire un minimo vitale a ogni cittadino senza discriminazioni. Per farlo ci volevano almeno un milione e quattrocento mila firma come prevede la Costituzione. Il comitato promotore ne ha raccolte oltre due milioni, dimostrando una straordinaria capacità su un tema così importante ma soprattutto in un paese così difficile come la Colombia, considerato insieme all’Iraq il paese più pericoloso al mondo dove fare politica. Così come prevede la Carta, entro sei mesi si sarebbe dovuto tenere il referendum per consentire ai cittadini di esprimersi in maniera vincolante. E qui subentrano i grandi interessi delle multinazionali che da un secolo fanno affari d’oro in Colombia come in molti altri paesi privati della loro sovranità.

Troppi gli interessi in gioco e troppo legati al potere di Uribe, da sempre appoggiato dai paramilitari di estrema destra e soprattutto dai capitali delle multinazionali, legate a filo doppio al presidente che gli ha garantito attraverso leggi come quella sulla «sicurezza democratica» l’eliminazione fisica e giuridica del dissenso popolare, insieme a grandi guadagni a fronte di nessun impegno sociale, sindacale e ambientale. Proprio la Colombia è il paese in cui più alto è il numero dei sindacalisti ammazzati, dove le multinazionali violano trattati internazionali e convenzioni a discapito delle comunità contadine ed indigene e dell’ambiente. Uribe ha di fatto regalato il paese e le sue straordinarie ricchezze e risorse alle grandi transnazionali.

Oggi paga la cambiale e umilia la carta Costituzionale, violando i diritti di due milioni di cittadini che avevano promosso il referendum. Uribe ha dimostrato in questi anni di non avere nessun rispetto per le regole e di aver ormai paramilitarizzato un intero paese. A nulla sono serviti gli appelli della Corte Suprema, così come lo scandalo della parapolitica che l’ha direttamente coinvolto sino a portare più di un terzo dei suoi deputati in carcere per collusione con il paramilitarismo. Così come i voti comprati per cambiare la costituzione ed esercitare un altro mandato, o i «falsos positivos» insieme ai bombardamenti in territorio ecuadoriano per eliminare il leader delle Farc Raul Reyes. Uribe può fare tutto e si sente legittimato a fare tutto. Le modifiche fatte dalla maggioranza uribista sono state infatti direttamente discusse nella Casa de Narino insieme al presidente in persona. Sino a scrivere nel testo addirittura una norma che prevede come l’acqua che nasce e muore in una stessa proprietà sia privata, così da regalarla ai proprietari dei grandi latifondi da cui sono stati cacciati oltre quattro milioni di contadini a causa della guerra. Una guerra che si continua a dipingere come tra Stato e «terroristi» delle Farc e dell’Eln, l’altra storica guerriglia ancora presente in Colombia.

In realtà i milioni di sfollati, di leader indigeni e sociali uccisi, i migliaia di sindacalisti assassinati, la povertà, le terre distrutte ed inquinate sono il frutto di una guerra scatenata dal modello capitalista contro tutto il popolo colombiano, che trova in Uribe e nel suo modello di Stato paramilitare il più fedele interprete.

E mentre il comitato nazionale promotore, con l’appoggio dei deputati del Polo Democratico Alternativo, continua a promuovere una mobilitazione cittadina per difendere il testo originale che sarà discusso in plenaria alla camera, Uribe il 30 aprile è stato in visita in Italia dal suo grande amico Berlusconi. Proprio il Cavaliere gli ha chiesto di scrivere un articolo su «governabilità sotto minaccia del terrorismo», da presentare in un libro al prossimo G8 all’Aquila.

Giuseppe De Marzo

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