Una Rete Di Cittadini Contro Il Biogas

Una rete di cittadini contro il biogas

download[di Adriano Sergio su asud.net] GALLICANO NEL LAZIO – “C’è bisogno di fare rete contro una politica regionale che antepone i suoi interessi ai nostri bisogni”  con queste parole si è aperta il 28 giugno 2014, presso il frantoio sociale di Gallicano nel Lazio, un’assemblea dedicata ai pericoli della diffusione della produzione di biogas e di biometano nella regione Lazio.

 

L’assemblea è stata indetta dal Comitato per Gallicano e ha accolto numerosi comitati regolati dal Coordinamento Comitati Rifuti-Energia Lazio, che condividono la lotta alla costruzione di numerosi  impianti di produzione di biogas.

 

L’incontro è partito dagli sviluppi che hanno coinvolto il Comune di Gallicano nei progetti di costruzione di un impianto a biogas nella vicina Tenuta di Passerano e che sono parte di un fenomeno che sta accomunando moltissimi comuni in tutta la provincia di Roma.

 

Il rifiuto verso questo fenomeno ha portato i comitati a voler incrementare le loro conoscenze sul tema avvalendosi della partecipazione del perito industriale Giancarlo Ceci attivo da tempo non solo nella denuncia del fenomeno, ma anche nella proposta di sistemi alternativi di utilizzo delle biomasse per fini energetici, come ha evidenziato il suo studio di fattibilità rispetto ad un progetto di compostaggio aerobico al servizio di una comunità tipo di 7000 abitanti.

 

Il dibattito si è focalizzato principalmente sul legame pericoloso che è sorto tra la progettazione di impianti a biogas e la gestione dei rifiuti urbani umidi per il quale il futuro del trattamento della FORSU sarà la produzione di energia.

 

Tale legame è stato favorito dall’attuale sistema di incentivazione (promosso dal decreto interministeriale del 5 dicembre 2013) del quale godono gli impianti di produzione di biogas e di biometano a scapito dell’aumento generalizzato delle bollette della luce.

 

D’altronde, le opportunità economiche offerte dagli incentivi sono coincise con la necessità di proporre una soluzione all’annosa questione dei rifiuti, soprattutto per Roma Capitale che è spesso percepita dalla provincia come causa di tutti i mali.

 

L’interesse verso i bisogni della capitale è in effetti tangibile nelle decisioni prese dalla politica regionale e provinciale, come dimostra il fatto che gli impianti sovvenzionati sono sempre alimentati da decine di migliaia di tonnellate di FORSU in modo da rispondere specificatamente alle esigenze romane.

 

Alcuni esempi per comprendere in che misura la produzione di biogas sia ormai indissolubilmente legata alla questione dei rifiuti sono da ricercare, ad esempio, nella recente entrata di ACEA nel bilancio dell’AMA secondo il principio del waste to energy così come nel Master Plane proposto per superare la situazione in cui vive la Valle del Sacco attraverso lo sviluppo di colture energetiche, senza tuttavia  accennare ad una reale opera di bonifica.

 

I partecipanti all’incontro si sono schierati contro tale connubio sia perché non risolve il ciclo dei rifiuti secondo un’ottica legata realmente al riciclo e al riuso sia perché la produzione di biogas da FORSU è criticata per motivi ambientali e sanitari.

 

Gli effetti fortemente negativi riscontrati sull’ambiente circostante sono dovuti innanzitutto all’emissione di polveri sottili e ossidi di azoto nell’atmosfera a seguito della produzione di biogas secondo procedimento di compostaggio anaerobico, senza tuttavia sottovalutare gli ulteriori problemi di grande impatto come la possibilità di incidenti e la fuoriuscita di liquami (un’ipotesi non assurda dato il numero di incidenti registrato in Germania per impianti dello stesso tipo), l’emissione nell’area di odori malsani o ancora il trasporto in massa del materiale necessario da trattare per ottenere energia.

 

Del resto, anche se in alcuni casi sia stata paventata l’ipotesi di avviare un sistema di compostaggio aerobico e quindi di natura meno impattante sul territorio, i progetti riguardavano sempre impianti di grandi dimensioni che avrebbero comunque dovuto affrontare gli affetti ambientali negativi come, ad esempio, l’inquinamento causato dal trasporto della materia prima, distanziandosi dai principi cardine del compostaggio aerobico di comunità.

 

La condivisione di tale spirito critico tra i comitati ha quindi portato alla scelta di avviare un impegno comune, in nome del quale i diversi rappresentanti hanno informato l’assemblea dei risultati raggiunti e di quelli che ancora devono essere attuati, proponendo forme di mobilitazione comune per affrontare un problema che si dimostrerà come un comune denominatore di tutta la provincia.

 

*SIGAS, Sportello Informativo Giustizia Ambientale e Sociale | Leggi maggiori informazioni sul progetto