Una Nuova Osa Senza Canada E Stati Uniti

Una nuova Osa senza Canada e Stati Uniti

di Marica Di Pierri su Carta
Si chiamerà Comunità di Stati di America Latina e Caraibi l’organismo la cui creazione è stata approvata la scorsa settimana all’unanimità dai 32 capi di stato latinoamericani.

Lunedì 23 di febbraio è stata approvata all’unanimità a Cancun, durante il Vertice per l’Unità di America Latina e Caraibi, la creazione di un organismo regionale che riunirà i paesi di America Latina e area Caraibica questa volta senza Stati Uniti e Canada, mettendo in sinergia i diversi paesi del subcontinente con il fine di rafforzare la sicurezza della regione e la sovranità economica e politica.
 
E’ toccato a Felipe Calderon – certamente uno dei capi di stato meno progressisti di tutto il continente – fare gli onori di casa e leggere la dichiarazione finale che consta di 87 punti relativi a tematiche ampie come l’energia, la crisi finanziaria, l’integrazione infrastrutturale, scientifica e tecnologica tra i paesi promotori, lo sviluppo sociale e la promozione e difesa dei diritti umani, il commercio e la cooperazione sud-sud.

Si apre ora una fase «istruttoria» durante la quale i paesi aderenti saranno chiamati a discutere dello statuto e dei regolamenti del nuovo organismo. L’idea è quella di far coincidere l’avvio dei lavori con il prossimo vertice del Gruppo di Rio, previsto durante il 2011 a Caracas.

In pratica il nuovo organismo riunirà gli stati aderenti al Gruppo di Rio a quelli facenti parte della Caricom – Comunità dei Caraibi – e si pone come alternativa all’Organizzazione degli Stati Americani, la cui incapacità di gestione del dopo golpe in Honduras è stata duramente criticata da molti paesi latinoamericani. Negli ultimi anni, inoltre, l’Osa avrebbe avuto il demerito di non intervenire affatto in numerosi «episodi incresciosi», come le incursioni militari colombiane in Ecuador, il «golpe civico» orchestrato contro Morales, i tentativi di destabilizzazione in Paraguay etc.

Secondo Raul Castro la fondazione del nuovo organismo «avrà una valenza storica: la creazione di questa organizzazione è una necessità non rimandabile per l’integrazione latinoamericana in un’ottica finalmente di indipendenza e di unità».

La dichiarazione di Cancun pone le basi anche per «la valutazione di esperienze esistenti in materia di integrazione monetaria; il rafforzamento o la creazione di istituzioni o fondi finanziari per promuovere progetti di sviluppo e integrazione; la cooperazione tra banche nazionali e regionali; il coinvolgimento dei paesi nella convenzione che istituisce il Banco Sur».

Al momento del Banco Sur, istituito nel 2009, fanno parte Argentina, Brasile, Bolivia, Ecuador, Paraguay, Uruguay e Venezuela, mentre figurano come osservatori Cile e Perù. Secondo molti analisti le anime politiche diverse che comporranno il nuovo organismo renderanno complessi i lavori preparatori. Aderiscono all’iniziativa infatti anche la Colombia, il Messico, il Perù, il Cile. Tutti paesi governati da forze politiche di destra, per lo più allineate con le politiche di Washington.

Ad esempio il Messico, sarebbe portato a rivedere le sue posizioni economiche e a veleggiare verso l’integrazione monetaria con l’America Latina piuttosto che con Usa e Canada, oppure a sostenere richieste di riduzione dell’influenza di istituzioni come il FMI o la Banca Mondiale a favore dei nuovi organismi regionali.

Ciononostante, le aspettative sull’avvio della nuova organizzazione regionale sono molte, soprattutto da parte di quei governi progressisti e di sinistra – ormai la maggioranza in America Latina – che mirano all’avanzamento del processo di unità latinoamericana.

E’ in questa ottica che un passo avanti verso l’orizzonte bolivariano è stato fatto a Cancun.