Un Sabato Da #Ribelli

Un Sabato da #Ribelli

expoImmaginate una cartina dell’Italia piena di puntini uniti da una linea comune. Immaginate dentro a ciascun puntino le storie delle lotte a difesa di un parco cittadino, di una montagna, di una casa, dell’acqua pubblica, di chi si batte contro le speculazioni che fanno rima con grandi opere e mega eventi.
 Sabato questa geografia delle lotte si è materializzata in decine di luoghi riempiti da azioni, storie e persone, attraversati da parole e concetti che viaggiando su questa immaginaria linea comune hanno unito i puntini: territori, risorse comuni, beni comuni, speculazione, debito, cemento, precarietà, mafie, privatizzazioni. A lotte comuni un vocabolario comune. 
Impossibile mapparle e raccontarle tutte, qui una lista parziale, meglio scorrere via Twitter gli hashtag #ribelli e #12O.

 

La giornata è iniziata presto sul Monte Amiata con l’occupazione del Municipio di Arcidosso da parte dei cittadini che lottano contro il gigante Enel che da quelle parti ha il vizio di costruire centrali geotermiche: è parte della devastazione del Monte Amiata, in Toscana. I comitati denunciano il rischio di contaminazione di arsenico delle falde acquifere della zona, l’inquinamento dell’aria prodotto dalle centrali e il rischio terremoti dovuto alle pesanti trivellazioni effettuate nel sottosuolo (un effetto collaterale frequente nelle perforazioni geotermiche).

 

A Roma i movimenti si sono mossi tra acqua pubblica e diritto all’abitare, con lo sguardo alla giornata del #19O e con le parole d’ordine #assedio e #sollevazione.
Il Coordinamento Romano Acqua Pubblica si è mosso in bici per chiedere che Acea, l’azienda che gestisce l’acqua Roma, torni ad essere pubblica. “ACEA basta distacchi contro i soprusi siamo tutti #Ribelli” e “Ripubblicizzare si deve e si può: ACEA stiamo arrivando!” gli striscioni che sono comparsi a Piazzale Ostiense, di fronte alla sede della multinazionale Acea.

 

I ciclisti per l’acqua pubblica avevano con se un gentile regalo del palazzinaro Caltagirone, una edizione speciale de Il Messagero che potete sfogliare qui.
 La pedalata si è conclusa sotto alle neonate occupazioni abitative di Piazza Indipendenza/via Curatone, in un incontro materiale e reale tra le lotte per l’abitare e quelle per i servizi pubblici. Sei stabili abbandonati occupati dal Coordinamento di lotta per la casa, dove circa seicento rifugiati sono entrati nell’ex Agenzia per la protezione dell’ambiente. A pochi metri anche i Blocchi Precari Metropolitani hanno occupato l’ex Hotel Salus. E via via altre occupazioni, il riassunto della giornata romana lo trovate qui.

 

Nuove occupazioni per la casa anche a Monza e Rho.
A Monza il Boccaccio e il comitato monzese per la casa hanno occupato uno stabile in via Buonarroti 93, si chiamerà K2O. La casa si trova in un’area di proprietà della Giambelli Immobiliare sulla quale è prevista la costruzione di un nuovo plesso abitativo privato, in una città che ha già 5.000 appartamenti vuoti. Lo spazio sarà sistemato con l’autorecupero e alla fine dei lavori nel primo alloggio sarà assegnato alla prima famiglia esclusa dalla graduatoria d’emergenza che aprirà a Monza lunedì 14 ottobre.
 Boccaccio e comitato monzese per la casa hanno realizzato una video-inchiesta sull’emergenza abitativa in città e sull’autorecupero hanno portato al sindaco di Monza Roberto Scanagatti questo progetto scaricabile qui.

 

Case riaperte anche a Rho dagli attivisti della Fornace, l’ex sede di Telereporter oggi di proprietà di Unicredit: le banche e la finanza che tengono in ostaggio case e palazzi. Gli attivisti della Fornace denunciano che “Rho continua a perdere abitanti, dai 51.848 del 1991 ai 50.052 di oggi, e questo anche per l’eccessivo costo delle case. Tutto mentre sono più di 2.000 le abitazioni sfitte e sono oltre 400 famiglie in lista d’attesa per un alloggio popolare”.

 

A Milano si sono messi assieme comitati, associazioni, spazi sociali, abitanti, in una pedalata critica che ha toccato alcuni dei luoghi simbolo della speculazione e delle trasformazioni urbanistiche che stanno attraversando la città: dal parco di Affori che la Provincia di Milano vuole semi-abbattere per costruire nuovi palazzi, all’area della Goccia in Bovisa messa a rischio dalla giunta Pisapia, all’unico cantiere per Expo aperto in questo momento in città, quello della Darsena per il progetto idraulico della via d’acqua (una spesa di 80 milioni per portare acqua al laghetto del sito di Expo 2015 mettendo a rischio la vita di tre parchi cittadini). Il tutto si è concluso con una festa al parco Argelati, zona Ticinese, anch’esso a rischio devastazione per far posto a un multicenter della Virgin.
 Le conseguenze del mega evento Expo sono state il tema che ha attraversato la giornata milanese e con grande stupore di tutti anche i tram e i cartelloni ufficiali di Expo Spa hanno voluto graffiare e griffare l’evento:

 

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