Turchia: #OccupyGezi | Piazza Taksim Espugnata Ma La Resistenza Continua

Turchia: #OccupyGezi | Piazza Taksim espugnata ma la resistenza continua

taksim turchia 2Continua la mobilitazione in Turchia mentre si intensifica la repressione governativa nei confronti dei manifestanti.

 

A quasi due settimane di distanza dall’inizio delle contestazioni, le istanze democratiche e partecipative provenienti dalla popolazione continuano a non essere prese in considerazione dal governo Erdoğan.

 

Al contrario, aumentano gli abusi e le violenze commesse dalle forze dell’ordine, che contribuiscono a creare di un clima che rimanda ad uno scenario di guerra civile. Il braccio di ferro tra governo e società civile continua. Tre giorni fa la polizia si è accanita sui cittadini che da giorni presidiano piazza Taksim, legittimati dalle dichiarazioni di Erdoğan secondo cui, semplicemente “Gli occupanti di Gezi park devono andarsene”.

 

Di seguito il pezzo inviato ieri da Istanbul da Serena Tarabini, pubblicato su Dinamo Press ed altri aggiornamenti e contributi sulla situazione turca.

 

 

#OccupyGezi – 12/06 un’impressionante normalità

[di S. Tarabini su Dinamopress] Dopo una giornata intera di scontri l’occupazione di Gezi Park continua a resistere mentre Piazza Taksim è stata sgomberata dalle forze dell’ordine. Istanbul si sveglia sotto la pioggia e tra le macerie di uno scenario di guerra che il governo Erdogan prova a nascondere sotto il tappeto.

 

Alle 9 del mattino Via Istiklal, l’arteria pulsante del Centro di Istanbul che porta a Piazza Taksim, si presenta come tutti i giorni a quell’ora: furgonicini e uomini della nettezza urbana municipale che puliscono, mezzi per lo scarico e il carico delle merci, i carretti che vendono Simit e Caldarroste,persone che l’attrversano dirette al lavoro, i primi turisti che passeggiano; un impressionante normalità. Delle proteste,delle cariche, della caccia all’uomo che si è protratta fino a poche ore prima non vi è traccia. Provo una stretta al cuore: tutto quello che vi si è svolto in quelle che sono state due settimane di mobilitazione straordinaria, è scomparso: spariti i concentramenti spontanei, i cortei improvvisati, i banchetti, le bandiere, i manifesti, gli speach corner, i venditori abusivi….tutto è stato portato via velocemente, come l’odore dei lacrimogeni dalla pioggia, che è tornata dopo giorni di assenza straordinaria e contribuisce ad aumentare il mio smarrimento: possibile che tutto torni come prima?

 

Anche da Taksim è stato rimosso il rimovibile e lo sforzo è quello di cominicare il più possibile normalità: poca polizia, pochi blindati, il centro culturale Ataturk libero da striscioni e bandiere; mentre i cumuli di macerie , i resti delle barricate e il cantiere a cielo aperto fanno ormai parte del panorama quotidiano.

 

Quello che ridà un po’ di speranza è Gezi Park: nonostante sia stato assediato e bombardato di lacrimogeni per tutta la notte, la sua comunità è ancora in piedi. Chi dorme, chi pulisce, chi rimette in piedi i Gazebo, chi fa colazione. Poca gente, ma presente, positiva e già in azione.

 

Sono sollevata, ma tutto ciò è surreale: dove sono finite le decine di migliaia di persone che erano per strada questa notte? Come tollerare le violenze, le scorrettezze, l’assenza di umanità a cui abbiamo assistito nuovamente ieri? Come andare avanti, da dove si ricomincia per continuare a sanare questa democrazia malata? – Istanbul 12/06/2013

 

 

Altri approfondimenti:

 

Leggi la cronaca della giornata di ieri su Dinamopress

Aggiornamenti e testimonianze fotografiche su Dailystorm

Segui gli aggiornamenti da MilanoInMovimento

Leggi “Sgomberate le piazze, ma gli alberi della libertà hanno radici profonde” da GlobalProject

 

 

Qui di seguito l’intervista di A Sud a Serena Tarabini, attivista di Action. Serena vive da quattro mesi a Istanbul ed ha partecipato alle mobilitazioni a Taksim. Ci dà le sue impressioni sulle cause della protesta e sui possibili scenari futuri.

 

Serena Tarabini Parte 1

 

Serena Tarabini Parte 2