Trivellazioni: “nessun Vantaggio, Tanti Rischi E Conseguenze Imprevedibili”

Trivellazioni: “nessun vantaggio, tanti rischi e conseguenze imprevedibili”

[di Emma Barbaro su ilCiriaco]Il NO alle trivellazioni del geologo sannita Vincenzo Portoghese

“Non prendiamoci in giro. Le scelte attualmente avallate dalle compagnie di ricerca, la richiesta di nuove autorizzazioni, i progetti in essere, non nascono dal caso. Sono frutto di un’ottica ponderata, mirata, figlia di studi già avanzati a partire dagli anni ’80. Quando il prezzo del petrolio è schizzato a 70- 80 dollari al barile, le compagnie petrolifere hanno fermato le macchine. Ma sono state lungimiranti: hanno fotografato le riserve del nostro paese attraverso ben 7000 pozzi. Hanno portato avanti una ecografia puntuale del nostro sottosuolo individuando potenziali bacini. Oggi, i signori del greggio, raccolgono quel che hanno seminato in vent’anni. Oggi attuano quel programma cadenzato e mirato: e l’appennino meridionale, suo malgrado, presta il fianco“. Un’analisi lucida quella di Vincenzo Portoghese, geologo sannita e membro del coordinamento no triv. Non getta nel calderone inutili allarmismi, volti a screditare le ragioni stesse della battaglia che vede coinvolti attivisti, cittadini e, sullo sfondo, una politica quanto mai pronta a celarsi dietro una bandiera. Il suo è uno sguardo attento che scava nelle ragioni del no. Poco importa, in questa fase, analizzare i vantaggi delle royalties; ciò che conta è soppesare i rischi, quelli sì, a danno delle popolazioni locali.

“La tipologia di idrocarburi presenti nel sottosuolo nostrano- spiega- non appartiene alla categoria dei cosiddetti ‘petroli facili’. Il prodotto, per la verità molto ricco di zolfo, è come incapsulato all’interno dei pori rocciosi. Estrarlo implica innanzitutto costi più elevati di pre- raffinazione; poi, data la sua peculiarità, la roccia dovrebbe essere frantumata. Quando chiesi agli addetti ai lavori se, dunque, utilizzassero la tecnica piuttosto impattante del fracking o fatturazione idraulica, quelli quasi mi risposero allibiti: ‘ma no, è tassativamente vietato. Noi usiamo delle semplici esplosioni con fucili a cariche cave perforanti’. Come a dire: il nome lo cambiamo, così tecnicamente non sembra la stessa cosa. Oltre al danno, la beffa“. E i permessi vanno avanti: Case Capozzi, Nusco, fino a giungere pian piano a Gesualdo. Un ettaro circa il territorio oggetto dell’iter più avanzato. La cava dismessa e ‘riqualificata’ dalla Cogeid. La tecnica utilizzata per la perforazione già definita impattante a causa della rottura della roccia con soluzioni ad alto contenuto acquoso e chimico, il cui rilascio nelle falde acquifere e nel sottosuolo è scontato. Il tutto, come suggerisce Portoghese “per ottimizzare e rendere la perforazione stessa maggiormente produttiva. In pratica si scende in verticale per un piccolo tratto e poi, per mezzo di ramificazioni, partono tutta un’altra serie di perforazioni direzionate. Quel che da pochissimo tempo si ammette- sottolinea il geologo- è che sia l’Epa, ente dalla valenza ambientale altamente tecnica negli Usa, che l’Iaea (Agenzia di energia atomica internazionale) raccomandano misure di precauzione in relazione alla radioattività. Con le perforazioni petrolifere si rilasciano radionuclidi associati al decadimento di atomi di radio, torio, uranio e piombo. Una volta sprigionati questi contaminano tutta la batteria della macchina perforatrice, si incrostano nei fanghi di circolazione usati per stimolare i pozzi e vengono a contatto con falde e suoli. In Italia c’è, in materia, un vuoto normativo. Se n’è accorta l’Arpa Molise, con dati successivamente riconfermati dall’Ispra, sottolineando- denuncia- livelli di radioattività di 8 – 9 volte superiori rispetto ai valori di fondo di quell’area. In Basilicata, lo stesso. In prima battuta si è cercato di ricondurre tutto ai rifiuti industriali speciali, senza far menzione al petrolio. Poi, data la peculiarità degli elementi rilasciati, si è dovuta ammettere la verità. E i rischi per la popolazione sono evidenti”.

Portoghese va avanti nella denuncia: dalla totale assenza di centri di stoccaggio per lo smaltimento dei reflui, come del resto conferma l’impreparazione della Campania tutta rispetto all’emergenza rifiuti, all’utilizzo indiscriminato dell’acqua: “Per produrre un barile di petrolio ne occorro 6/7 di acqua. Oltre che la contaminazione, se ne favorisce la dispersione. Senza contare che di alcune tipologie di contaminanti rinvenuti non si conosce la esatta composizione chimica. Il che, in termini semplici, equivale e a dire che non se ne possono prevedere gli effetti“. Quale dunque, il prezzo da pagare? Perché, comunque vada, il prezzo c’è. E dov’è, soprattutto, l’impatto zero? A destare preoccupazione non è solo l’ esplosione improvvisa e accidentale di un pozzo. Ma ciò che avviene 365 giorni l’anno dal momento stresso in cui l’attività di prospezione prende avvio. A perdere possono essere le vasche a monte; a causare rischi anche l’idrogeno solforato che si disperde nell’aria all’accensione della fiammella che contraddistingue i pozzi petroliferi. Ma sulla sismicità ci va piano: “Se associamo i terremoti di una certo magnitudo, come quello del 1980, alla petrolizzazione, è pressoché certo che le compagnie di settore ci restituiscano come risposta una grassa risata. Bisogna andarci cauti. Anche la costruzione di una diga può creare effetti di micro sismicità, ma è un fatto locale. L’attività estrattiva ha la stessa identificazione“. Dunque non è questo il rischio più evidente. Ma certo è grave che il Ptr regionale non vieti tassativamente tali attività, limitandosi a sconsigliarle. E’ grave l’analisi della ‘tecnicità’ delle commissioni che analizzano i carteggi e consegnano, alla fine, il compitino a casa.

Su un punto, in conclusione, il geologo sannita scioglie la riserva: non parteciperà alle consulenze relative al progetto ripresentato dalla Cogeid e non ancora ripubblicato sul Burc. “Ritengo che i progetti vadano analizzati con un pool tecnico di rilievo e soprattutto siano conosciuti dalla A alla Z. L’aspetto delle osservazioni richiede un intervento multidisciplinare: ingegneri esperti di meccanica degli idrocarburi, geologi, biologi, avvocati, ecologi. Inoltre ritengo che migliorare le criticità dei progetti altrui equivalga a dare consigli che vanno a tutto appannaggio dei signori del petrolio. Il progetto- conclude- va criticato. Ma di certo non devo suggerirti io cosa fare per rendere accettabile la dittatura del petrolio già posta in essere”.

*Articolo pubblicato su ilciriaco.it, titolo originale: “Trivellazioni: “nessun vantaggio, tanti rischi e conseguenze imprevedibili””, 26 Gennaio 2015.