Accordi Comerciali UE-CAN: La Posizione Dei Movimenti Andini

Accordi Comerciali UE-CAN: la posizione dei movimenti andini

andiniNo all’aggravarsi della catastrofe climatica con il saccheggio andino-amazzonico attuato tramite il TLC con l’UE!

 

Sì all’integrazione da e per i popoli, contro il capitalismo neoliberale, con il buon vivere e Stati plurinazionali comunitari!

 

Riuniti il 25 e 26 marzo scorso nella “Giornata dei Popoli: TLC CAN-UE” a Lima, le organizzazioni dei movimenti indigeni, contadini e sociali della regione andina  (Bolivia, Colombia, Ecuador e Perù)  manifestano ciò che segue:

 

Denunciamo che i negoziatori dell’UE insieme con i capi di stato di Perù e Colombia, Alan Garcia e Alvaro Uribe, pretendono di imporci un TLC che distrugge i diritti sociali e le sovranità nazionali, perchè:

 

  • condiziona gli interessi nazionali al capitale transnazionale
  • privatizza le risorse e i servizi strategici del paese
  • ci sottomette a leggi e tribunali sovranazionali controllati dalle multinazionali
  • obbliga a sottoporre allo stesso trattamento multinazionali e imprese nazionali
  • facilita lo sfruttamento delle risorse idriche, minerarie e di idrocarburi, foreste, biodiversità
  • causa aumento dei prezzi delle medicine ed altri beni di importazione europee, aumentando la validità dei brevetti a 33 anni
  • facilita la biopirateria su conoscenze e risorse biogenetiche indigene
  • inganna i popoli del Sud con la clausola dei “diritti umani”, mentre avalla i regimi repressivi come quelle di Perù e Colombia
  • inganna i popoli del sud con previsioni di voci sulla “cooperazione internazionale” mentre mantiene i privilegi e gli effetti distorti delle multinazionali

 

Facciamo un appello a tutti i movimenti sociali dell’area andina affinchè sia chiaro che l’ alleanza neoliberale (UE e i paesi della CAN che approvano il trattato) per saccheggiare e sottomettere, non dubiterà nel distruggere la Comunità Andina, dimenticando 40 anni di sforzi di integrazione andina  visto che la UE ha deciso:

 

  • di imporre negoziati separati con i governi di Perù e Colombia, rompendo i negoziati in blocco come CAN
  • di fare pressioni sul governo ecuadoriano affinchè ceda alle lusinghe dell’Europa
  • di avallare il DL 1075 del governo peruviano che viola la Decisione 486 della CAN sui brevetti industriali, per agevolare gli interessi multinazionali
  • di violare la decisione 667 della CAN che prevedeva di decidere attraverso il consenso interno alla CAN
  • di escludere e stigmatizzare il governo boliviano per le sue proposte in difesa della CAN, delle sovranità nazionali e dei diritti sociali.

 

Sottolineamo che la Comunità Andina è una regione cui appartengono la maggior parte degli ecosistemi del mondo: cordigliera andina, ghiacciai tropicali, montagne, Amazzonia, lande, piantagioni, savane, correnti marittime. Concentrato di biodiversità e riserva delle maggiori fonti e risorse idriche del pianeta, che non a caso coincide con un’ampia diversità culturale.

 

I servizi ambientali per l’umanità della regione andina-amazzonica sono strategiche e decisive. E’ necessario fermare i megaprogetti di integrazione economica del tipo TLC basati sulla distruzione della Madre Terra con la mercificazione e l’inquinamento.

 

E’ necessaria un’altra forma di integrazione sociale che garantisca la sopravvivenza dei popoli di questa regione e dell’umanità intera.

 

Pertanto proponiamo un’integrazione basata sul buon vivere che abbia come elementi:

 

  • il cambio del paradigma di sviluppo per passare dal concetto di “dominio” occidentale della natura, al rispetto ed all’armonia con la Madre Terra
  • la non mercificazione della vita. Porre limiti alla volontà suicida di trasformare tutto in merce: acqua, cibo, natura, biodiversità, boschi, montagne
  • recuperare l’unità e non la divisione tra società, natura e cultura
  • rafforzare le relazioni di reciprocità, complementarietà, equità, solidarietà, dualità, mutua assistenza, interscambio lavorativo senza l’intermediazione del denaro
  • garantire l’accesso all’acqua a tutti i popoli attraverso diritti al territorio e protezione di bacini, ghiacciai, non la sua mercificazione e privatizzazione; garantire l’acqua come diritto umano fondamentale, il che implica un minimo gratuito per la sopravvivenza umana nelle città
  • fermare l’accaparramento delle risorse idriche da parte delle imprese minerarie, petrolifere, idroelettriche, e la loro contaminazione con metalli tossici nelle zone Amazzoniche, nei laghi andini e nei mari costieri
  • prevedere e rispettare il diritto di consultazione e consenso previ, informati, pubblici, in buona fede, nella propria lingua, di qualsiasi politica, programma, investimento, legge che colpisca i territori indigeni, contadini e le comunità rurali ed urbane
  • porre il centro dell’integrazione economica o commerciale, nazionale o regionale, nelle comunità e nei produttori locali, nelle piccole imprese familiari rurali ed urbane
  • dire no a progetti che implementino gli agrocombustibili, che impongano la monocoltura, l’espropriazione, l’espulsione di comunità, l’accaparramento di acqua e non cambiano, di fatto, il riscaldamento globale prodotto dal modello energetico degli idrocarburi
  • proteggere il patrimonio intellettuale dei popoli indigeni, contadini, originari e delle comunità locali, collettivi e transgenerazionali, come alternativa ai brevetti privati ed alla biopirateria delle conoscenze tradizionali e delle risorse bioenergetiche
  • dire no alle sementi transgeniche che violentano Madre Natura nonchè la sovranità e la sicurezza alimentare delle nostre genti
  • fermare la criminalizzazione dell’esercizio nei confronti del movimento sociale che difende il diritto dei movimenti indigeni, contadini e popolari
  • proporre auditorie integrali dei debiti pubblici interni ed esterni per respingere i debiti illegittimi, esigere il pagamento di riparazioni per i paesi e le istituzioni finanziarie che si suppongono “creditrici” per prestiti finalizzati al saccheggio delle nostre risorse.

 

Proponiamo che il nuovo corso dell’integrazione non si basi solo sul commercio estero, nè sui movimenti di capitale o finanziari protetti da tribunali arbitrali sovranazionali. La priorità è invece un’integrazione sociale, culturale, politica e produttiva tra i popoli andini, amazzonici ed urbani.

 

Proponiamo che la nuova integrazione da e per i popoli sia spinta da sostanziali modifiche della struttura politica ed istituzionale nei paesi della Comunità Andina. Ciò implica il riconoscimento giuridico e politico della natura plurinazionale delle nostre società e che questa è trasversale ad un nuovo Stato, con una nuova concezione di potere legislativo, giustizia, educazione, produzione, salute e politiche pubbliche.

 

Passare da una limitata democrazia rappresentativa alla democrazia partecipativa e soprattutto alla democrazia comunitaria.

 

Riconoscere il diritto all’autogoverno delle comunità urbane e rurali.

 

Riconoscere che non c’è una sola fonte di diritto, ma anche il “diritto maggiore o diritto proprio dei popoli”, chiamato diritto consuetudinario.

 

Smentire la falsa convinzione secondo cui i Popoli “si oppongono a tutto e non hanno alternativa”.

 

Abbiamo proposte concrete di Integrazione e Buon Vivere.  Sono i poteri neoliberali multinazionali che non hanno più alternative. Ripetono lo stesso copione di privatizzazioni, deregolazioni, TLC, contaminazioni, consumismo che non solo ha portato all’attuale crisi finanziaria e produttiva, ma soprattutto alla crisi climatica, all’ecatombe ambientale del suicidio del pianeta.

 

E’ ora di tornare alla Madre Terra, alla reciprocità, al Buon Vivere, all’unità nella diversità.

 

E’ ora che le alternative vengano dai popoli e siano dalla loro parte, di camminare verso il futur seguendo le orme dei nostri antenati.

 

CAOI – COORDINAMENTO ANDINO DELLE ORGANIZZAZIONI INDIGENE