TLC Con L’Unione Europea Acuirà La Crisi Economica Andina

TLC con l’Unione Europea acuirà la crisi economica Andina

0-0    0tlc2Questo processo di negoziazione separata e bilaterale avanza sotto la pressione dei governi di Perù e Colombia che hanno la necessità di crescere alla massima velocità possibile, in momenti in cui il mondo vive la più angosciante crisi economica degli ultimi ottant’anni, e quando le potenze stanno chiudendo i loro mercati per proteggere le proprie economie, come rivela la recente valutazione della OMC.

 

Questo TLC viene presentato, da parte del governo colombiano e peruviano, come una grande opportunità e come l’illusoria possibilità di migliorare i rapporti commerciali con l’Unione Europea, senza considerare il tipo di risposta che in termini pratici ne conseguirà, calcolando che mai i TLC hanno portato benefici allo sviluppo e al progresso regionale. Ignora inoltre i conflitti interni in Europa, conseguenza delle misure prese per rafforzare la recessione, e che la metà dei nuovi disoccupati causati dal blocco sono in Spagna, principale associato andino.

 

Dal canto suo, il Mandato Negoziatore dell’Unione Europea non è cambiato, nella maniera in cui mantiene gli stessi interessi egemonici di questo blocco. Già la Colombia e il Perù avevano rinunciato ad includere settori di cooperazione e dialogo politico, che per un periodo erano serviti a sviare l’attenzione dal vero obiettivo economico e commerciale di questo TLC. In effetti l’interscambio di offerte in tutte gli elenchi di questo unico pilastro denota che le ambizioni europee sono perfino più aggressive di quelle avanzate dagli Stati Uniti, evidenziando la incalzante necessità di disputarsi il controllo del flusso di materie prime e delle risorse naturali per uscire dalla crisi. Questo provocherà l’incoraggiamento di una “guerra tra poveri” nella regione andina, nell’intento di vendere,  per esempio, un chilo in più di banane nel saturato mercato europeo.
Nella misura in cui avanza la negoziazione di questo TLC con l’Unione Europea, si va sempre più contro gli obiettivi della Comunità Andina delle Nazioni.

 

La dipendenza  dei governi di Colombia e Perù dal “libero commercio” si è rilevata incompatibile con il processo andino di integrazione. Proprio per questo motivo il Venezuela si è giustamente ritirato al momento della negoziazione del TLC con gli Stati Uniti, la Bolivia si è allontanata dalle negoziazioni dell’iniziale Accordo di Associazione e a tutte le ore si ascolta il lamento dei negoziatori peruviani e colombiani perché l’Ecuador non li lascia avanzare nella devoluzione delle economie nazionali.

 

La situazione non sembra destinata a migliorare, al contrario, Rafael  Correa ha dichiarato che insisterà davanti  all’Unione Europea sulla necessità di negoziare sui settori di cooperazione e dialogo politico, altrimenti non avrebbe senso firmare un TLC.

 

Le esigenze europee sulla tavola dei Diritti di Proprietà aspirano a stabilire gli standard più rigorosi che si siano visti  in una negoziazione. Anche se hanno rinunciato -a causa delle denunce-  alla propria esigenza di incarcerare coloro che violino la proprietà intellettuale, sono rimaste le pretese di aumentare a 25 anni la protezione effettiva delle licenze(“patentes”). Secondo studi elaborati dall’alleanza CAN-UE sull’accessibilità all’assistenza medica, questo provvedimento causerà il rincaro del prezzo delle medicine del 26%, provocando un aumento della spesa per la salute di 386 milioni di dollari l’anno.

 

In ragione di queste disposizioni, denunciamo: che la soluzione pianificata dai governi di Perù e Colombia nei riguardi della crisi economica globale causata dal “libero commercio” consiste nell’applicare ulteriormente il “libero commercio”, attraverso questi trattati. Che le ragioni che adducono Perù e Colombia per giustificare una negoziazione con l’Unione Europea non corrispondono alle necessità dei loro popoli, ma ad una necessità politica e alle esigenze delle multinazionali. É una menzogna affermare che i paesi andini stiano aumentando le proprie esportazioni verso l’Europa quando stanno chiudendo i propri mercati per difendere la produzione locale. Al contrario c’è la necessità di garantire il flusso “efficiente” di beni primari e ottenere una maggiore penetrazione del suo capitale corporativo e finanziario. Che procedere in questo progetto implicherà la perdita di sovranità da parte delle nazioni andine, la privatizzazione dell’acqua, la dissipazione della biodiversità, il disconoscimento dei popoli indigeni e africani, lo sfruttamento indiscriminato delle risorse minerarie ed energetiche, il progresso degli agro-combustibili al posto dei beni alimentari e la precarizzazione del lavoro. Che il processo di integrazione andino è destinato a regredire nel contesto del progresso delle politiche neo-liberali, il che rende ogni volta meno compatibili gli interessi di paesi come Colombia e Perù, con gli interessi di paesi come Bolivia, Ecuador e Venezuela.

 

Riteniamo che le negoziazioni di un Trattato di Libero Commercio con L’Unione Europea debbano essere arrestate immediatamente perché:vgli interessi di tutti gli abitanti della regione andina e il loro stile di vita ne risentiranno particolarmente.

 

Davanti alla crisi mondiale, si richiede di rafforzare i legami dinamici e solidali di integrazione tra vicini. I Trattati di Libero Commercio sono per natura disgregatori, come dimostrato nei fatti che hanno portato la CAN al limite della scomparsa.

L’Unione Europea rifiuta di occuparsi di questioni di vitale importanza per i nostri popoli, come quella inerente l’approvazione della Direttiva del Ritorno, che persegue i nostri cittadini nel territorio europeo per giudicarli e incarcerarli.

L’Unione Europea ignora le ricorrenti violazioni dei diritti umani che si susseguono nei nostri paesi, causati -tra le altre cose- dalle sue stesse imprese multinazionali con la complicità di governi come quello peruviano e quello colombiano.

 

Ci troveremo in serie difficoltà per accedere alle cure mediche, vista la proposta dell’Europa di aumentare il periodo effettivo delle licenze e i controlli sulle stesse, eliminando le competenza dei generici.
Questi TLC annullano qualsiasi possibilità di pensare ad un’alternativa che non sia mantenere un’economia esportatrice di prodotti di base.

 

Proponiamo:
Che i popoli della regione andina lavorino in maniera unita con le donne, le indigene, i discendenti africani, i contadini, gli studenti, i lavoratori, i produttori nazionali delle zone rurali e cittadine, gli intellettuali, per costruire un’alternativa di sviluppo opposta al modello neo-liberale di “libero commercio”, nel rispetto dell’armonia con la Madre Terra.
Che l’educazione sia gratuita e di qualità, al servizio del progresso tecnologico e dello sviluppo scientifico dei nostri paesi, e non dominata e asservita agli interessi del capitale multinazionale, come pretende il Piano Bologna dell’Unione Europea.
Una nuova architettura finanziaria in America Latina per ottenere indipendenza e sovranità economica. Non più il Banco Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, il Banco Interamericano di Sviluppo, né il Banco Europeo degli Investimenti. Non più crediti illegittimi, né imposizioni.
Una rete di comunicazione con tutti i paesi del mondo, incluse le potenze, sulla base del rispetto all’autodeterminazione dei popoli, in un’ottica di reciproca attribuzione di benefici. Rafforzare l’integrazione latino-americana come priorità nelle relazioni internazionali.

 

Per raggiungere questi obiettivi, le organizzazioni sociali della regione andina, riunitesi a Lima il 25 e il 26 marzo 2009, hanno richiamato tutte le forze democratiche della regione a lavorare unite per la difesa della sovranità dei nostri popoli e, in questo senso, respingere il Trattato del Libero Commercio che si sta negoziando con l’Unione Europea e tutti gli altri trattati improntati al “libero commercio” che vengono firmati e negoziati.

 

Un invito a dibattere a fondo sulle alternative che abbiamo a disposizione per costruire una reale integrazione tra nazioni prospere e rispettose della natura.

 

3 aprile 2009

 

Sottoscrivono:
Alianza Social Continental.
Coordinadora Andina de Organizaciones Indígenas, CAOI.
Red Colombiana de Acción Frente al Libre Comercio, Recalca.
Ecuador Decide.
Confederación de Comunidades del Perú Afectadas por la Minería, CONACAMI.
Consejo Nacional de Ayllus y Markas del Qollasuyu, CONAMAQ.
Central Unitaria de Trabajadores, CUT (Colombia).
Movimiento Cumbre de los Pueblos del Perú.
Confederación General del Trabajo, CGT (Colombia).
Campaña Comercio Con Justicia, Mis Derechos No Se Negocian (Colombia).
Marcha Mundial de las Mujeres Perú.
Consejo Consultivo de Pueblos Indígenas de la Comunidad Andina.
Asociación Nacional por la Salvación Agropecuaria (Colombia).
Organización Nacional Indígena de Colombia, ONIC.
Unión Sindical Obrera, USO (Colombia).
Confederación Campesina del Perú.
Asociación de Cabildos Indígenas del Norte del Cauca, ACIN.
Federación Colombiana de Educadores, FECODE.
Comité Colombia de Lucha Contra el ALCA-TLC.
Red Jubileo, Perú.
Organización Colombiana de Estudiantes, OCE.
Federación Santandereana de Mineros – Fesamin, Junta Directiva.
Centro de Estudios del Carbón y la Gran Minería (Colombia).
Organización Indígena Yanama (Colombia).
Sintramienergética, seccional El Paso (Colombia).
Latin American Solidarity Centre.

 

Traduzione di Enrico Poli