Terra dei fuochi: se sei povero ti ammali di più

[Di Antonio Musella su Napoli.fanpage.it] Il recente studio dell’Istituto Superiore di Sanità sulla mortalità per tumore nei 55 Comuni della Terra dei Fuochi in Campania ha evidenziato un preoccupante aumento dei tumori nei bambini. Un dato davvero drammatico se consideriamo il fatto che l’indagine ha confermato, in continuità con lo studio “Sentieri”, che nella Terra dei Fuochi ci si ammala e si muore di più rispetto al resto del Paese. Il fattore ambientale è dunque sempre più individuato come una delle cause principali che determinano il sorgere delle neoplasie, in particolar modo nei giovani al di sotto dei 20 anni. I roghi tossici che si alzano tra i territori a nord di Napoli ed a sud di Caserta sono senza dubbio uno degli elementi principali che aumentano il fattore di rischio tumorale per chi vive su quei territori. Ma c’è un aspetto dello studio che forse non è stato sufficientemente evidenziato: le condizioni socioeconomiche di chi vive nell’area. Vivere nei pressi di fonti inquinanti perché è la sola sistemazione che ci si può permettere; mangiare cibo scadente perché costa di meno; non potersi permettere la prevenzione sanitaria e le cure a causa dell’indigenza economica; sono tutti fattori che pesano enormemente sullo stato di salute dei cittadini di queste zone.

 

La casa low cost? È vicino alle discariche.

 

Basta guardare gli annunci di vendita delle case su internet per capire che i prezzi più bassi sono proprio per gli immobili nei pressi di zone inquinate da discariche o interessate dal fenomeno dei roghi. Ad Ischitella, nel Comune di Giugliano a pochi chilometri dal deposito di ecoballe di Taverna del Re e dalle discariche abusive usate dalla camorra negli anni Ottanta per seppellire rifiuti tossici come la famosa discarica Resit, i prezzi delle ville sono davvero indicativi. Per un villino di quasi 200 metri quadrati, su tre livelli ,con tre bagni, tre stanze da letto, cucina, taverna, garage e giardino si arriva a spendere appena 90 mila euro: un prezzo praticamente stracciato. La zona si trova all’interno dell’area di interesse nazionale “Domitio-Flegrea”, destinata a bonifica (mai avviata) da una legge dello Stato del 1999. Stessi prezzi al confine tra i Comuni di Napoli e Marano, dove sorge la discarica (chiusa nel 2012) di cava del poligono, finita nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia per gli interessi delle aziende in odore di camorra che l’hanno costruita. Nel parco “Poggio Vallesana” per un appartamento da 150 metri quadrati si sfiorano i 130 mila euro, molto al di sotto dei mille euro a metro quadro. Il mercato dei fitti poi, molto più congeniale per chi vive in ristrettezza economiche, vede le stesse zone offrire dei prezzi incredibilmente bassi, poco più di 500 euro per un appartamento da 120 metri quadrati vicino alla discarica di Chiaiano. È evidente che vivere nei pressi di fonti inquinanti o al centro delle esalazioni provenienti dai roghi tossici, aumenta decisamente il fattore di rischio di contrarre un tumore. Secondo lo studio dell’Istituto Superiore di Sanità in Italia 5,5 milioni di persone risiedono nei 44 Sin, i siti di interesse nazionale destinati alla bonifica. Di questi 1,5 milioni sono bambini che hanno meno di 20 anni ed il 60% di loro appartiene a gruppi socioeconomici svantaggiati.

 

Esclusione dai servizi e cattiva qualità della vita.

 

È sempre l’Iss a riportare che: “i bambini che vivono in zone povere sembrano essere più vulnerabili rispetto ai bambini che risiedono in aree meno deprivate, perché possono cumulare diversi fattori quali malattie croniche e diete meno sane, che possono dar luogo ad ulteriori effetti sinergici negativi sulla salute”.  Mangiare cibi scadenti con continuità peggiore lo stile di vita dei bambini proprio nell’età dello sviluppo, contribuendo ad aumentare il fattore di rischio sanitario. Anche l’accesso alla prevenzione sanitaria ed alle cure trova nel fattore economico un elemento determinante. Lo studio ricorda come: “i bambini che vivono in condizioni sociali avverse presentano infatti esposizioni multiple e cumulative, sono più suscettibili ad una ampia varietà di sostanze tossiche ambientali e spesso non hanno accesso a un’assistenza sanitaria di qualità per ridurre gli effetti di fattori di rischio ambientali”. A rafforzare le considerazioni dell’Istituto Superiore di Sanità è arrivato anche il rapporto di Save the Children sulla povertà nei bambini. Secondo il rapporto, il 34% dei bambini italiani sono a rischio povertà ed esclusione sociale e le difficoltà economiche delle famiglie, accanto al deterioramento dei servizi sociali offerti, ha peggiorato la qualità della vita dei bambini. Per Save the Children in Italia: “La deprivazione materiale e il crollo degli standard di vita hanno interessato i consumi, la nutrizione, la salute e l’ambiente in cui i bambini si trovano a vivere”. Certo l’inquinamento ambientale nella Terra dei Fuochi è un dato inconfutabile e gli studi sul nesso tra fattori ambientali ed aumento dei tumori sono sempre più precisi e allarmanti. Ma le condizioni di povertà, la marginalità sociale, l’esclusione dai servizi sanitari, determinano un peggioramento della qualità della vita di chi vive in questi territori che risulta essere un aspetto fondamentale per comprendere davvero cosa sta avvenendo tra le province di Napoli e Caserta.

 

Pubblicato da Antonio Musella su Napoli.fanpage.it il 25 gennaio 2016