Terra Dei Fuochi, Chi Sapeva Dal 1997 Perché Ci Ha Condannati A Morte?

Terra dei Fuochi, chi sapeva dal 1997 perché ci ha condannati a morte?

secretato-638x425Pubblichiamo un articolo da fanpage.it sulle rivelazioni relative alle dichiarazioni del casalese pentito Carmine Schiavone sui sugli impatti contaminazione ambientale nella Terra dei Fuochi, in Campania. Si parla di tumori, di danni irreversibili, di morte. In tanti sapevano e, nonostante tutto, non hanno fatto nulla. Ecco a che cosa ci riferiamo quando parliamo di biocidio e sono queste le ragioni, ora ulteriormente rafforzate, che ci hanno spinto insieme a tanti comitati cittadini, sull’esempio campano, a lavorare per una campagna e una vertenza contro il biocidio anche nel Lazio. Nei luoghi del biocidio in Campania e nel Lazio porteremo con noi il 9 e 10 novembre durante il Biocidio Tour una delegazione internazionale del progetto EJOLT sulla giustizia ambientale dei popoli, perché possano osservare da vicino la crisi ambientale e lo scempio politico che sono alla radice delle devastazioni del nostro territorio.

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[di Ciro Pellegrino su fanpage.it] Il segreto di Pulcinella delle dichiarazioni di Carmine Schiavone. Dopo sedici anni tutti sapevano ma nessuno ha mai ritenuto di dover rivelare alla gente come stavano le cose e quali fossero i rischi di vivere nella Terra dei fuochi. Il pentito dei Casalesi dice che tra vent’anni moriremo tutti ammalati di cancro. Perché nessuno ha dato l’allarme quando si era ancora in tempo? E soprattutto: ora che si fa?

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L’Italia è il Paese che non si tiene un cece in bocca. Qui i segreti sono i segreti di Pulcinella. Pure nelle stragi di Stato: tutti sanno ma è la formalizzazione della verità, quella cosa che definiremmo in senso lato ‘giustizia’ a mancare. Il passo degli scritti corsari più noto – e abusato – di Pier Paolo Pasolini è infatti il celebre «Io so» («Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi…»). Nella vicenda della Terra dei Fuochi, il più grande avvelenamento di massa in un paese Occidentale, invece c’era tutto. Sospetti, riscontri tecnici e documentali, prove, testimonianze e infine le confessioni di uno dei colpevoli, il pentito di camorra Carmine Schiavone. Oggi ne parliamo poiché sono stati ‘declassificati’, cioè resi noti, i verbali secretati della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, (presidente Massimo Scalia, presenti il deputato Gianfranco Saraca, i senatori Giovanni Lubrano di Ricco, Roberto Napoli e Giuseppe Specchia). Quella deposizione del pentito del clan dei Casalesi è del 7 ottobre 1997. Sono passati sedici anni. L’età di un ragazzo nell’adolescenza.

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Oggi che quelle dichiarazioni ornai sono note e stranote e riempiono i palinsesti televisivi con le docufiction e gli scaffali delle librerie con saggi e inchieste giornalistiche, oggi che è oggettivamente troppo tardi per porre un argine ma è fondamentale pensare ad una bonifica radicale – ammesso che sia possibile, ammesso che esista un modo per fermare tutto ciò – la domanda va fatta, è lecita, è fondamentale: chi sapeva perché non ha parlato?

 

Nel 1997 qualcuno sapeva che fanghi, scorie nucleari, rifiuti tossici erano stati sversati nelle terre a Nord di Napoli e nell’agro Casertano (ma non solo). Cinquecentomila lire per smaltire un fusto, lavoro ventiquattr’ore su ventiquattro, senza soluzione di continuità, senza disturbo da parte delle forze dell’ordine. Un’organizzazione dotata di tutti i mezzi per imporsi. Uno Stato, sì, uno Stato. «La mafia e la camorra non potevano esistere se non era lo Stato», del resto, dichiara candidamente Schiavone, gelando i parlamentari durante l’audizione del ’97.

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Qualcuno dunque sapeva e sapeva tutto. Ed ha deciso, scientemente, di lasciare alla sola magistratura l’onere di andare avanti nelle indagini. Consentendo che intanto le persone mangiassero, bevessero, procreassero. E poi si ammalassero, piangessero i figli morti, le famiglie decimate. Abbiamo combattuto la prima, vera guerra chimica civile del pianeta. E l’abbiamo persa. Carmine Schiavone ha detto nel 1997 che tra vent’anni saremo morti tutti di cancro. Di anni ne sono passati sedici, quasi diciassette. Oggi c’è un vasto movimento di opinione che lotta per le bonifiche, i controlli e l’accertamento della verità. I danni della Terra dei fuochi non sono stati ancora valutati nella loro interezza: potrebbe essere la più grande strage d’Italia, il biocidio all’ombra del Vesuvio. Che si fa? Si vuota il sacco, dicendo tutto quello che c’è da dire, senza l’inutile velleità che la magistratura riuscirà a accertare eccetera eccetera oppure date l’ordine di evacuare?

 

 

Leggi il documento integrale della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività criminali ad esso connesse contenente le dichiarazioni di Schiavone (1997)