Honduras, missione Osa non ammorbidisce le posizioni dei golpisti

“Nessuno può venire a imporci assolutamente nulla, perché il nostro è un Paese sovrano che ha le proprie leggi”. Lo ha sostenuto il presidente de facto di Honduras Roberto Micheletti, al potere dal 28 giugno scorso dopo il golpe militare che ha deposto Manuel Zelaya. Una dichiarazione che evidenzia l'atteggiamento con cui i golpisti hanno accolto l'arrivo a Tegucigalpa di una delegazione di ministri dell'Organizzazione degli Stati americani.
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Honduras, delegazione governo golpista torna a Washington

Una delegazione del governo golpista di Honduras guidato da Roberto Micheletti è a Washington per incontrare i rappresentanti dell'Organizzazione degli Stati americani (Osa) e del dipartimento di Stato Usa. Già la scorsa settimana i rappresentanti dell'esecutivo avevano raggiunto la capitale statunitense per un incontro con il segretario generale José Miguel Insulza, definito “positivo” da entrambe le parti.

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Honduras: giovedì Zelaya torna nel paese. Oggi sit-in a Roma

 

 

“Il mio mandato finisce il 27 gennaio del 2010. Mancano sette mesi e saranno in Honduras perché; dopo essere andato a Washington tornerò a Tegucigalpa. Tornerà il presidente eletto dal popolo”. Con queste parole il presidente dell'Honduras Manuel Zelaya ha annunciato la sua intenzione di tornare nel suo Paese e riprendersi la presidenza dopo il colpo di Stato che domenica lo ha costretto a fuggire in Nicaragua. Le sue dichiarazioni sono arrivate nel corso di un vertice straordinario dell'Alba (Alianza bolivariana de las Americas, al quale erano presenti, tra gli altri, i leader di Venezuela (Hugo Chavez), Cuba (Raul Castro), Bolivia (Evo Morales), Nicaragua (Daniel Ortega) ed Ecuador (Rafael Correa).

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