Venezuela: Chavez nazionalizza 60 compagnie petrolifere

di Roberto Zanini, uscito su Il Manifesto del 10 maggio 2009 - Alla fine sono state 60 le imprese espropriate dal governo del Venezuela, dopo l'approvazione - inattesa e rapidissima - della nuova legge sugli idrocarburi, votata dal parlamento e firmata dal presidente venerdì. Hugo Chavez è andato personalmente a un terminal petrolifero sul lago di Maracaibo a celebrare la «riconquista» di 300 imbarcazioni e 39 installazioni di servizio all'industria estrattiva. Era circondato da militanti in camicia rossa e dai soldati che 24 ore prima del voto avevano messo sotto controllo pontili, barche e stazioni di pompaggio per impedire - ha detto il presidente - che le compagnie espropriate si portassero via tutto.

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Bolivia: campagna Amazzonia senza Petrolio

LETTERA APERTA a Juan Evo Morales Ayma - Presidente Costituzionale dello Stato Plurinazionale di Bolivia - Campagna Amazzonia senza Petrolio - Il Foro Boliviano sull'Ambiente e lo Sviluppo (FOMOBADE) è un'organizzazione nazionale impegnata nel settore dei diritti umani ed ambientali dei boliviani e delle boliviane, da ormai più di 15 anni. Si compone di organizzazioni sociali, di produzione, accademiche, gruppi giovanili, parlamentari, ecologisti, di consumatori e di persone che lavorano nelle loro comunità per la protezione dell'ambiente e delle risorse naturali. L'agenda di intervento pubblico include l'elaborazione e l'assistenza nell'applicazione di politiche socio-ambientali, l'appoggio alle comunità per la gestione dei conflitti ambientali, l'esercizio di diritti ambientali e l'ingresso di tematiche quali la sostenibilità e la sovranità alimentare all'interno del dibattito politico nazionale, attraverso la promozione di attività che prevedono un uso sostenibile delle risorse da parte degli attori locali.

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Messico: la nuova raffineria e il degrado ambientale

Due note corporazioni hanno recentemente celebrato la riforma petrolifera messicana - che ha privatizzato la gloriosa Pemex - e loro più grande opera: la nuova raffineria Hidalgo. La prima: il sindacato nazionale dei lavoratori del petrolio, che ha espresso in un comunicato il suo più sentito apprezzamento al Presidente Calderón "per la sua felice decisione di costruire la raffineria di Tula, Hidalgo." Il leader di questo sindacato, Carlos Romero Deschamps (molto apprezzato da Felipe Calderón), ha aggiunto che "dobbiamo prepararci affinchè uniti e forti come paese, intraprendiamo la sfida che sta per cominciare." La seconda, il Collegio degli ingegneri civili del Messico ed il suo Comitato energia, decantano, in un comunicato a Calderòn ed al direttore di Pemex "la storica decisione di annunciare la costruzione della nuova raffineria, che promuoverà lo sviluppo energetico nazionale, la creazione di occupazione ed il  rilancio dell'ingegneria civile messicana, il che ribadisce il suo impegno per il Messico". I due gruppi avrebbero detto altrettanto della scelta di Cozumel come luogo dove realizzare la raffineria.

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Ecuador: grave perdita di petrolio dall’OCP

Un nuovo versamento di petrolio nell’OCP - Oleodotto Crudos Pesados. L’impunità ambientale sorvola le valli dell’equatore, mentre negli affluenti del fiume Napo tonnellate di petrolio grezzo impregnano la vegetazione e qualunque insetto si avvicini. Nei letti dei fiumi si depositano tutti i tipi di idrocarburi nei loro diversi stati, per avvelenare lentamente tutta la catena trofica della foresta ecuadoriana.

 

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Ecuador: firmato il nuovo contratto con la Repsol YPF

Era prevista per ieri mattina la firma del nuovo contratto tra l'Ecuador e la Repsol sulle attività estrattive della multinazionale nel paese andino. All'ultimo momento la conferenza stampa era stata spostata e pareva non si potesse arrivare a siglare il nuovo contratto come previsto, per la mancata comparizione dei rappresentanti dell'impresa, dovuta al ritardo di documenti legali dell'impresa. E invece nelle prime ore del pomeriggio di ieri il presidente di Petroecuador Luis Jaramillo e l'amministratore della Repsol-YPF Ecuador S.A., Sergio Affronti, alla presenza del Ministro ecuadoriano per le Miniere e il Petrolio, si sono stretti la mano davanti alle telecamere poco dopo aver deposto la firma sul nuovo accordo, annunciato da mesi.
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Sette sorelle da record

Mentre tutto il mondo è in crisi le sette sorelle del petrolio EXXON Mobil, Shell, Chevron, BP, Total, Conoco Phillips, Eni continuano a fare profitti record. Nell´anno 2008, i sette grandi gruppi padroni del mercato del greggio hanno guadagnato 171 miliardi di dollari netti. Fanno 470 milioni al giorno, il 14% più dell´anno prima. Che già era il 7% più del 2006, e il 6% sopra l´anno addietro.
 Il mondo vive la crisi più grave degli ultimi cinquant’anni, il livello di vita scende per milioni di persone, eserciti di disoccupati si preparano a riempire le nostre città, i poveri diventano sempre più poveri e il “ceto medio” precipita verso il basso.

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Mr. Gordon Brown e la crisi in Nigeria

Le riunioni dei G8 continuano ad essere sempre più spettacoli inutili quanto fuori dalla realtà. A conferma dell’incapacità di affrontare seriamente le questioni che ledono i diritti della gran parte dell’umanità, anche quest’anno Gordon Brown ha mantenuto inalterata la tradizione che caratterizza i governi di sua maestà: un’ipocrita miopia. Dal Giappone, infatti, il premier britannico ha dichiarato in conferenza stampa di essere pronto a dare «aiuto» ai nigeriani per far fronte «all’illegalità» nella regione del Delta del Niger e che colpisce la produzione di petrolio. Non sarebbe stato più opportuno dire che ci interessa il petrolio e il gas e non ce ne frega nulla di 20 milioni di nigeriani del Delta che continuano a morire con meno di due dollari al giorno da 40 anni e che hanno visto trasformare le loro vite in un inferno proprio a causa della violenza e dell’inquinamento ambientale e sociale prodotto dalle multinazionali petrolifere [inglesi, italiane e olandesi su tutte]?

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Militarizzazione e petrolio in territorio U’wa

Alcuni anni fa in Italia come nel resto del mondo una forte campagna di solidarietà con il popolo indigeno colombiano U’wa riuscì a creare attorno al problema della difesa dei territori indigeni un’attenzione e un movimento di opinione fino ad allora inusuali. Gli U’wa avevano presentato allora il loro testamento, minacciando un suicidio di gruppo se la multinazionale petrolifera Occidental Petroleum [Oxy] non avesse abbandonato il loro territorio. Secondo la cosmovisione degli U’wa il petrolio rappresenta il sangue della terra, ed estrarlo equivale a violare la madre terra, compromettendone il ciclo vitale. In quella occasione si confrontarono due differenti concezioni del mondo e dello ‘sviluppo’. Da una parte la cosmovisione di un popolo che ha saputo vivere l’equilibrio con la natura e l’ambiente.
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L’Ecuador caccia la Repsol

La multinazionale spagnola Repsol rompe con il governo ecuadoriano. Il governo di Raffael Correa, presidente dell’Ecuador, continua a portare avanti la propria politica di trasformazione del paese, a partire ovviamente da una nuova gestione delle relazioni politiche ed economiche con le grandi corporations che per quaranta anni hanno fatto il bello ed il cattivo tempo, arrivando persino a spartirsi l’Amazzonia in blocchi numerati e delimitati con il righello così come si faceva per spartirsi l’Africa da parte delle potenze colonialiste europee nei secoli passati. Quelle linee troppo rigide e innaturali stridono con la straordinaria bellezza dell’Amazzonia.

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