Honduras: fallito ritorno di Zelaya. Due morti

L'Organizzazione degli Stati americani ha sospeso l'Honduras dopo che il governo ad interim del Paese si è rifiutato di reintegrare il presidente Manuel Zelaya, rovesciato nel golpe di domenica scorsa. L'Osa ha preso l'inconsueta decisione di sospendere uno dei suoi Stati membri dopo che il governo insediatosi in Honduras ha ignorato l'ultimatum di 72 ore lanciato dall'organismo che riunisce 34 Stati per reintegrare Zelaya. Si tratta finora della decisione più incisiva da parte dei governi stranieri per isolare il governo ad interim.
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Dall’Honduras: cronache dal coprifuoco

di Antonio La Forgia, da Tegucigalpa - Nella seconda notte di coprifuoco, il silenzio intriso di paura che avvolge la città viene rotto a cadenza regolare dal suono lugubre dei blindati dell’esercito che si aggirano per le strade. Da Domenica scorsa l’Honduras si ritrova dentro l’incubo ricorrente di molti paesi latinoamericani, quello del colpo di stato. Il sequestro del presidente democraticamente eletto Manuel Zelaya, e l’instaurazione di un governo illegittimo capeggiato dall’ex presidente del congresso Roberto Micheletti hanno ricevuto la condanna unanime e solerte di tutta la comunitá internazionale.

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Honduras: sospesi diritti costituzionali, l’Osa lancia ultimatum ai golpisti

Settantadue ore di tempo per riportare l'ex presidente Manuel Zelaya in carica: è questo l'ultimatum lanciato dall'Organizzazione degli Stati Americani al nuovo governo dell'Honduras. «Ci deve essere un ritorno immediato, sicuro e incondizionato», ha fatto sapere l'Organizzazione. Zelaya, che ieri ha parlato all'Assemblea delle Nazioni Unite, attende la scadenza dell'ultimatum a Panama, prima di rientare in Honduras come ha pianificato. Il suo rientro, dapprima previsto per domani, sarebbe spostato al fine settimana. Ma il nuovo presidente Roberto Micheletti ha minacciato di arrestarlo qualora dovesse tornare, annunciando che il nuovo governo ha intenzione di inviare al più presto una sua delegazione a Washington.

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Honduras: l’ONU esige il ritorno di Zelaya. Le foto del golpe

Con la risoluzione approvata ieri dall'Assemblea Generale dell'ONU che condanna il golpe in Honduras e esige una immediata e incondizionale reintegrazione del Governo costituzionale del presidente Zelaya, l'isolamento internazionale del governo de facto di Micheletti è cresciuta ancor più.  la risoluzione di somma a quella del SICA (Sistema di Integrazione Centroamericana) della OSA, dell'ALBA, del Gruppo di Rio e dell'Unione Europea. Nessun governo straniero ha riconosciuto il governo golpista.

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Honduras: giovedì Zelaya torna nel paese. Oggi sit-in a Roma

 

 

“Il mio mandato finisce il 27 gennaio del 2010. Mancano sette mesi e saranno in Honduras perché; dopo essere andato a Washington tornerò a Tegucigalpa. Tornerà il presidente eletto dal popolo”. Con queste parole il presidente dell'Honduras Manuel Zelaya ha annunciato la sua intenzione di tornare nel suo Paese e riprendersi la presidenza dopo il colpo di Stato che domenica lo ha costretto a fuggire in Nicaragua. Le sue dichiarazioni sono arrivate nel corso di un vertice straordinario dell'Alba (Alianza bolivariana de las Americas, al quale erano presenti, tra gli altri, i leader di Venezuela (Hugo Chavez), Cuba (Raul Castro), Bolivia (Evo Morales), Nicaragua (Daniel Ortega) ed Ecuador (Rafael Correa).

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Honduras: colpo di stato contro Zelaya

Dopo giorni di tentativi, pare sia riuscito ieri il colpo di stato in Honduras contro il presidente Zelaya, orchestato dalle destre politiche con l'appoggio delle forze armate.  Il presidente è stato sequestrato dall'esercito. La tensione nella capitale Tegucigalpa stava montando da giorni dopo che il presidente Zelaya aveva annunciato un progetto di modifica della Costituzione, sfidando così il potere dell'esercito e del Congresso. Secondo le prime indiscrezioni, Zelaya era stato portato in una base militare, mentre l'esercito continua a tutt'oggi a presidire la sua casa.

 

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Honduras: in difesa del popolo Garífuna

Il 30 aprile scorso la Fondazione Cayos Cochinos e la Nature Conservacy hanno annunciato il "Piano di Gestione del Monumento Marino dell’Arcipelago delle Cayos Cochinos", che è stato segnalato dai membri della comunità di Chachauate come un nuovo strumento  di espulsione dei Garífuna dalle Cayos Cochinos. Secondo la Fondazione Cayos Cochinos "il piano di gestione è stato esaminato e approvato, con il consenso degli abitanti “ affermazione che contrasta con la posizione che la comunità ha espresso in un comunicato stampa lo scorso 8 aprile.

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