La resilienza alimentare

[di Roberto Salustri su Comune Info] *Il 23 marzo ai Castelli Romani si è svolto un incontro piuttosto interessante: molte realtà si sono riunite per condividere le proprie esperienze sul tema della Permacultura e degli orti collettivi con l’obiettivo di…

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Ecosocialismo o barbarie?

La Germania premia la lotta di Don Cappio. Non capita molto spesso di ascoltare un vescovo che parli di socialismo e di ecosocialismo. Eppure è questo che è avvenuto a Friburgo, il 9 maggio scorso, durante il conferimento del Premio “Cittadino del mondo” della Fondazione Kant al vescovo brasiliano dom Luiz Cappio, della diocesi di Barra, per la sua lotta in difesa del fiume São Francisco e del popolo che ne abita le sponde. “Credo fermamente che una società internazionale giusta, sostenibile e pacifica – ha affermato il vescovo francescano nel discorso pronunciato alla cerimonia di premiazione - sia possibile solo in una prospettiva ecosocialista. Sono un modello di produzione ecologico e un accesso solidale ai beni necessari, in condizioni socialiste, che ci condurranno al superamento dell’attuale crisi”.

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Produzione socioecologica per un nuovo modello socialista

L’ecosocialismo del ventunesimo secolo dovrà basare la sua proposta su nuove forme di coscienza produttiva. La forza produttiva non deve più risiedere nella terra, né nel capitale e neanche nel lavoro, bensì nel grado di coscienza collettiva, ecologica e sociale dei lavoratori. Una coscienza planetaria e di specie umana ulteriore a quella di classe. Per costruire questa nuova razionalità socioambientale è necessario, come dice Enrique Leff, «riesumare le condizioni ecologiche di sostenibilità e risvegliare dal letargo le sensibilità culturali, negate e ripudiate dall’egocentrismo e dalla megalomania della razionalità economica capitalista» (E. Leff).
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Manifesto ecosocialista

di Michael Lowy e Joel Kovel -  L’attuale sistema capitalistico non è in grado di regolare, né tanto meno superare, le crisi che ha scatenato. Non è in grado di risolvere la crisi ecologica, perché questo richiederebbe di porre dei limiti all’accumulazione, un’opzione inaccettabile per un sistema promosso a partire dalla massima “crescere o morire!” In termini ecologici è profondamente insostenibile e deve essere cambiato in modo sostanziale – o meglio ancora, rimpiazzato – se vogliamo che ci sia un futuro degno di essere vissuto.

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