Per una dichiarazione universale sui beni comuni dell’umanità

di François Houtart - Sono emerse varie reazioni di fronte all'emergenza sociale e umanitaria causata sia dal disastro finanziario che colpisce  l’economia mondiale che dalle crisi ad esso completari quali quella alimentare, energetica e climatica. Alcuni propongono di sanzionare e sostituire i responsabili (i ladri di polli come li chiama l'ex direttore del FMI, Michel Camdessus), per poi continuare tutto come prima. Altri, come Gorge Soros, sottolineano la necessità di regolamentare il sistema senza però cambiarne i parametri. Infine ci sono quelli che pensano che vada rivista la logica stessa che è alla base del sistema economico moderno per trovare delle valide alternative.
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Messico: “dall’allerta epidemiologica all’allerta proletaria”

Comunicato stampa dell' UNIONE MESSICANA dei GIURISTI. Primo Maggio 2009: Dall'allerta epidemiologica all'allerta proletaria - In occasione del 119° anniversario della commemorazione del Primo Maggio come Giornata Internazionale dei Lavoratori (1890-2009), l’emergenza sanitaria che sta vivendo il paese con l’allerta epidemiologica, il decesso di diverse persone e la paranoia collettiva che il contagio e la diffusione del nuovo virus dell’influenza ha provocato nella società, complica la crisi generale dell’economia messicana, peggiorando ulteriormente la già precaria condizione dei lavoratori, dei disoccupati e dei settori più poveri sia urbani che rurali.
 
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I Vertici mondiali e la crisi: dal G20 all’OSA obiettivo superare la crisi. Ma come?

I recenti summit del G20 di Londra, dell'OSA a Puerto Espana e dell'ALBA a Caracas avevano un obiettivo comune, ossia quello di analizzare la crisi mondiale attuale e elaborare politiche concrete per mitigarne gli effetti. I leader del G20, i cui paesi concorrono da soli a circa l'85% della produzione mondiale, si sono divisi sulle azioni da intraprendere per frenare la recessione economica mondiale. A Puerto Espana, Trinidad e Tobago i presidenti dei paesi occidentali si sono trovati in disaccordo su quasi tutti i punti contenuti nell'agenda delle discussioni. Non sono neanche arrivati a discutere della crisi globale.

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Dichiarazione di Heredia: clima, boschi e piantagioni

“Il cambiamento climatico è l'inevitabile conseguenza di un sistema socio-economico e politico che ha trasformato natura e persone in merce, e sebbene lo stesso sia una delle minacce più serie che dovremo affrontare in futuro, è parte di una catena di crisi che vanno succedendosi negli ultimi anni... nessuna delle soluzioni proposte negli ambiti governativi e dalle Nazioni Unite affronta davvero le cause del cambiamento climatico...”
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Dichiarazione di Cumanà (Paesi dell’ALBA)

Documento dei paesi dell’Alternativa Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA) nel V Vertice delle Americhe. 

Noi Capi di Stato e di Governo di Bolivia, Cuba, Dominica, Honduras, Nicaragua e Venezuela, paesi membri dell’ALBA, consideriamo che il progetto di Dichiarazione del V Vertice delle Americhe sia insufficiente ed inaccettabile per i seguenti motivi: 
 non fornisce risposte al tema della Crisi Economica Globale, nonostante questa costituisca la maggiore sfida alla quale l’umanità abbia fatto fronte negli ultimi decenni e sia la maggior minaccia attuale al benessere dei nostri popoli; esclude senza motivo Cuba, senza tenere in conto il consenso generale, esistente nella regione, alla condanna dell’embargo e dei tentativi di isolamento cui il suo popolo ed il suo governo sono stati incessantemente oggetto, in modo criminale.

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I beni comuni per uscire dalla crisi

di Giovanna Ricoveri, su Il Manifesto del 15.04.2009 - Dovremmo dare più ascolto a quanti sottolineano che la crisi climatica-ambiental e e economico-finanziar ia del XXI secolo può essere l'occasione per una cambiamento a nostro favore, ma solo se lavoreremo affinché ciò accada. Per questo, servono idee forti e innovative, che sono già nel nostro passato, da rivisitare e aggiornare. L'innovazione vera è infatti quella che costruisce il futuro partendo dalla tradizione.

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Raggiunto l’apice nelle emissioni di diossido di carbonio

di J. Martinez Alier - Presidente ISEE (international Society for Ecological Economics) Nel maggio 2008 è stato annunciato che la concentrazione di diossido di carbonio nell’atmosfera aveva raggiunto una cifra record a livello mondiale, 387 parti per milione (ppm) secondo le misurazioni realizzate dall’Osservatorio Mauna Loa, Hawai (Stati Uniti). Questo significava un aumento del 30% in cento anni, a partire da una concentrazione di 300 ppm, di cui era a conoscenza Svante Arrhenius quando scriveva, nel 1985, i primi articoli scientifici sull’aumento dell’effetto serra. Inoltre, tra il 1970 e il 2000 la concentrazione è aumentata di circa 1,5 ppm all’anno, ma a partire dal 2000 (fino al 2007) la crescita media è stata di 2,1 ppm. All’inizio del 2008 ci stavamo dirigendo a tutta velocità verso una concentrazione di 450 ppm nel giro di 30 anni. Però, adesso, la crisi economica suppone un cambio di tendenza.

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G20: cronaca di un fallimento annunciato

Il vertice del G20 che si è aperto oggi ufficialmente nella capitale inglese, con un assedio di manifestanti e protetto da migliaia di poliziotti in tenuta antisommossa, pare essere sin dalle premesse un fallimento annunciato. Profonde spaccature e discrepanze di vedute tra i capi di stato del venti paesi rappresentati, come sui paradisi fiscali, hanno contraddistinto le dichiarazioni preliminari, alla presenza dei leader dei paesi del G8 e di alcuni paesi emergenti chiamati a discutere della crisi globale.  
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50 anni del BID. Adesso basta!

L'analisi dell'Alleanza Sociale Continentale - Dal 27 al 30 marzo è stata celebrata a Medellín, in Colombia, l’Assemblea Generale della Banca Interamericana di Sviluppo (Banco Interamericano de Desarollo – BID) in occasione dei 50 anni dalla sua fondazione. Per i grandi gruppi finanziari e le corporazioni multinazionali la celebrazione è motivo di compiacimento, mentre per i popoli dell’America Latina e del Caribe non c’è niente da celebrare. Al contrario, siamo convinti che la storia si questa istituzione non poteva essere più nefasta. Insieme alla Banca Mondiale e ad altre istituzioni finanziare statali, inter-governative e private, è responsabile, in primo luogo, di una terribile spirale di indebitamento esterno, illegittimo e immorale, che ha fatto precipitare nella povertà e nell’instabilità tutti i nostri paesi. Inoltre, è principale responsabile, con la complicità di molti dei governi che si sono succeduti nella regione durante questi cinquant’anni, della permanenza di un modello di economia e società che hanno voluto chiamare sviluppo ma, in realtà, ha significato un aumento della povertà, l’acutizzazione della disuguaglianza e il saccheggio dell’ambiente naturale.

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