Stati Uniti: Cambia La Politica Di Sicurezza Nordamericana?

Stati Uniti: cambia la politica di sicurezza nordamericana?

sicurezza usaIn primo luogo, secondo Dennis C. Blair, direttore della National Intelligence del governo di Obama,  nella presentazione davanti al Congresso nordamericano, circa le principali minacce per la sicurezza della potenza globale ha dichiarato: “La preoccupazione principale della sicurezza a breve termine per gli Stati Uniti è la crisi economica globale e le sue implicazioni geopolitiche….La crisi rappresenta molte sfide per il paese. Iniziata negli Stati Uniti rapidamente si è diffusa in altre economie industriali e poi, più recentemente, ai mercati emergenti. La diffusa percezione che gli eccessi degli Stati Uniti nei mercati finanziari e l’inadeguata regolamentazione siano i principali responsabili di questa situazione, ha incrementato le critiche sulle politiche del libero mercato, il che potrebbe ostacolare il raggiungimento degli obiettivi che per molto tempo hanno avuto come gli Stati Uniti, come l’apertura dei mercati ai capitali nazionali e la domanda crescente  in Asia”.Ciò significa che per la prima volta c’è un cambiamento delle priorità, in primo luogo non è un nemico esterno la principale minaccia e in secondo luogo, “la guerra contro il terrorismo globale”, passa in secondo piano nelle priorità dell’agenda del governo Obama.

Secondo, vi è una certa tendenza ad abbandonare il comportamento unilaterale e prepotente che ha caratterizzato la precedente amministrazione ed un annunciato ritorno ad una logica di azione multilaterale; il Vicepresidente Joe Biden, in occasione della recente Conferenza sulla Sicurezza a Monaco, secondo analisti internazionali, ha sepolto l’era dell’universalismo di Bush ed ha introdotto le linee basi della politica estera che pretende di sviluppare l’Amministrazione Obama: “Vengo in Europa a rappresentare una nuova Amministrazione determinata a segnare un nuovo tono nelle relazioni tra gli Stati Uniti con il resto del mondo. Vogliamo ascoltare, chiedere consiglio. Manterremo un dignitoso rispetto per l’opinione altrui. L’America ha bisogno del mondo e il mondo ha bisogno dell’ America. Agiremo in maniera bipartisan ogni volta che potremo e se lo faremo sarà solo perché non vi era altra scelta. America vuole fare di più. E’ la buona notizia. Però ve ne è un’altra. Chiederemo di più”. L’appello pare essere stato accolto dai paesi dell’Unione Europea – specialmente la diffamata “vecchia Europa” come l’ha chiamata il ministro della Difesa di Bush.

Inoltre, il Vicepresidente Biden ha parlato recentamente della volontà di instaurare un nuovo rapporto con la Russia , con maggior enfasi sugli accordi – compresa la possibilità di accordi che limitano l’armamento nucleare- e non alla politica un po’ litigiosa dei neocons bushisti dell’espansione della NATO fino alle frontiere russe e la creazione di scudo antimissili –in apparenza contro l’Iran ma percepito dai i russi contro di loro- in Polonia e nella Repubblica Ceca. Questo ha portato a delle risposte amichevoli da parte della  leadership russa, tra cui l’offerta di sostegno per l’approvvigionamento delle truppe nordamericane e della NATO in Afganistan.

In terzo luogo, come molti analisti hanno sottolineato, l’abbandono di questo tipo di sguardo teologico che divide il mondo tra i cattivi  – il cosiddetto asse del male-  e i buoni  –nostri amici- potrebbe portare ad un cambiamento delle priorità della politica estera della superpotenza.

Sembrano insomma iniziare  a intravedersi le linee di una nuova politica estera e della sicurezza con  più multilateralismo, meno ideologizzazione e più pragmatismo e il riconoscimento di uno scenario globale più complesso dove non è chiara l’esistenza di un unico potere  di tipo egemonico.

di Alejo Vargas Velàsquez, docente dell’Università Nazionale di Colombia. Coordinatore del Gruppo di Ricerca in materia di Sicurezza e Difesa –

Traduzione a cura di Valeria Vitale