Sospendere I Negoziati UE-CAN: Un Freno A Ingiustizia E Diseguaglianza

Sospendere i negoziati UE-CAN: un freno a ingiustizia e diseguaglianza

Si stanno svolgendo in questi giorni a Bruxelles – dal 21 al 25 settembre – i negoziati tra Peru’, Colombia e Unione Europea, nonostante il rifiuto di Bolivia e Ecuador – questi ultimi, insieme a Colombia e Perù, membri della Comunità delle Nazioni Andine (CAN) di firmare un accordo commerciale giudicato iniquo e contrario ai diritti umani. Questa divisione in seno alla CAN rappresenta un ulteriore ostacolo al processo di integrazione della regione andina e pone un freno all’avvio di uno sviluppo sostenibile per le popolazioni dell’area.

 

 

Il governo peruviano ha fatto sapere che le negoziazioni verranno chiuse a breve ma, ha dichiarato il viceministro peruviano per il Commercio Estero, Eduardo Ferreyros, la VI ronda di trattative non sarà l’ultima. Il rappresentante peruviano ha però sottolineato che le possibilità di raggiungere accordi  – entro la fine dell’anno – in merito agli aspetti tecnici del trattato commerciale sono buone, sebbene al momento ci siano importanti questioni ancora in sospeso, come quella dell’accesso ai mercati europei: il problema, attualmente, sembra essere quello del dazio sulle esportazioni peruviane di banane, prodotto particolarmente sensibile alle fluttuazioni del mercato.

I paesi maggiormente interessati a raggiungere un accordo su questo punto sono Colombia e Ecuador, in quanto grandi esportatori di frutta tropicale. La Colombia accompagnerà il Perù in questa nuova ronda di negoziazioni, mentre l’Ecuador ha fatto sapere che non parteciperà alla sessione di lavoro (il rappresentante ecuadoriano non era presente neanche alla V ronda di negoziazioni, tenutasi a Lima lo scorso luglio).

La posizione del governo dell’Ecuador è chiara: l’accordo commerciale che si sta costruendo tra Europa e CAN non risponde ai criteri dello sviluppo dell’area andina e di un equilibrio nelle relazioni commerciali.

Il presidente della Commissione Europea, José Manuel Durao Barroso, si incontrerà nei prossimi giorni con il presidente della Colombia Alvaro Uribe – l’incontro avverrà in seno all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite – allo scopo di discutere con il suo omologo colombiano dell’accordo commerciale.
Il governo boliviano (la Bolivia è il quarto paese membro della CAN) si mantiene ai margini delle negoziazioni, in quanto ritiene che l’accordo con l’Unione Europea, oltre al trattato di libero commercio, dovrebbe includere anche un accordo in materia di cooperazione e dialogo politico. 

In questo contesto, organizzazioni della società civile andina e europea esprimono pesanti preoccupazioni in relazione alle possibili conseguenze della questione sugli equilibri della regione andina e, in generale, sugli impatti in tema di diritti umani e giustizia economica:  

1. La crisi economica mondiale ha messo in dubbio la validità del paradigma del “libero commercio” e, più in generale, di tutto il sistema economico mondiale fondato sul predominio del capitale finanziario e gli interessi delle multinazionali, che ha condotto l’umanità a una catastrofe energetica, alimentare e climatica senza precedenti. I trattati di libero commercio (TLC), voluti fortemente dalla UE e dai governi peruviano e colombiano rappresentano un ostacolo alla capacità dei paesi andini di promuovere politiche di sviluppo a beneficio della maggioranza degli abitanti dell’area.

2. Da un accordo di Associazione a un TLC. Nel processo di negoziazione, la Commissione Europea, il Peru’ e la Colombia hanno abbandonato la discussione sui due “pilastri” del dialogo politico e della cooperazione per favorire trattative squisitamente economico-finanziarie. Lo scopo ultimo delle trattative è quello di promuovere la sigla di un TLC basato sui cosiddetti principi di Singapore, ossia liberalizzazione degli scambi commerciali e dei servizi, oltre al raggiungimento di posizioni comuni in materia di investimenti, proprietà intellettuale e politiche economiche. Le proposte di Ecuador e Bolivia, in favore di un “commercio giusto” e di “accordi commerciali che promuovano lo sviluppo della regione andina”, superando gli squilibri e le asimmetrie con l’Europa, sono state sistematicamente ignorate dai governi colombiano e peruviano, strenui difensori del dogma del libero commercio.  

 

3. Le negoziazioni bilaterali tra Peru’, Colombia e UE aggravano le tensioni già esistenti in seno alla CAN, compromettendo il processo di integrazione regionale andino. Questo dimostra la scarsa coerenza dell’Unione Europea che, nei discorsi ufficiali, dichiara di sostenere il processo di integrazione e lo sviluppo dell’area andina. Tutto questo aumenta il rischio di una frattura insanabile tra i paesi membri della CAN.

4. Liberalizzare l’accesso alle risorse naturali e ai settori strategici limita le possibilità di sviluppo e castra la sovranità degli stati. Le risorse naturali, la biodiversità, gli insegnamenti ancestrali, i servizi pubblici, l’accesso all’acqua potabile, alle risorse minerarie o energetiche: tutto è stato fagogitato dall’avidità delle imprese transnazionali europee e nordamericane, le prime ad essere beneficiate dagli accordi di libero commercio. Mettere questi settori strategici per lo sviluppo e la crescita economica della regione andina al servizio di queste corporazioni significa violare gli interessi degli stati e rafforzare il predominio delle politiche neoliberali.

5. Il TLC con la UE acutizza l’esclusione sociale e i conflitti interni nella regione andina. Gli accadimenti recenti hanno dimostrato il carattere perverso di questi accordi commerciali e giustificato le lotte sociali contro la commercializzazione dei beni naturali, ponendo al centro del dibattito la protesta contro il saccheggio delle risorse naturali e le violazioni dei diritti umani. Le analisi condotte finora hanno dimostrato come i TLC siano i principali responsabili della dipendenza dall’esportazione di prodotti di base – con gravi conseguenze in termini di sovranità alimentare – , dell’aumento dei prezzi dei farmaci e dello sfruttamento della manodopera locale, in particolare femminile.

6. Che fine hanno fatto i diritti umani? Nonostante le dichiarazioni ufficiali dei funzionari della UE in favore dei diritti umani e nonostante l’Europa si dichiari promotrice della “clausola democratica” nelle sue trattative commerciali, le continue denunce di abusi e sistematiche violazioni del diritto umanitario tanto in Colombia come in Perù non sono state mai state prese in considerazione durante la conduzione dei negoziati. Temi di enorme rilevanza, come ad esempio il riconoscimento dei diritti dei lavoratori migranti nei paesi della UE, sono rimasti fuori da qualunque discorso politico o trattativa commerciale, nonostante siano numerosissimi gli abitanti dell’area andina che decidono di emigrare in Europa in cerca di lavoro.

7. Non esistono meccanismi effettivi di partecipazione della società civile. Dall’inizio delle negoziazioni, movimenti e organizzazioni sociali andini e europei hanno denunciato la maniera perversa in cui le trattative per la sigla del TLC sono state pianificate e condotte: in particolare il non rispetto della “clausola democratica” e la disattenzione nei confronti delle pur costanti violazioni dei diritti umani delle popolazioni andine. Un’enfasi particolare è stata data alla necessità di creare meccanismi di partecipazione della società civile nei processi decisionali.

8. I risultati dello Studio di Impatto vengono sistematicamente ignorati. I meccanismi di disegno, elaborazione e socializzazione dello Studio di Impatto e Sostenibilità dell’accordo commerciale UE-CAN – voluto dalla stessa Commissione Europea – sono stati deboli e privi di effettiva utilità perchè non tenuti in considerazione. I risultati delle analisi condotte finora dimostrano chiaramente, in realtà, che i benefici economici derivanti dalla stipula del TLC non saranno gli stessi per l’Europa e per la regione andina.

Pertanto, nel contesto della crisi economica internazionale e tenuto conto dell’impatto già visibile delle negoziazioni tra UE, Colombia e Peru’  sul processo andino di integrazione, le organizzazioni firmatarie della presente dichiarazione chiediamo che:

– Date le attuali condizioni di ripensamento globale delle regole economiche, del commercio e della finanza; tenuto conto della crisi che sta vivendo il processo di integrazione andina; alla luce delle denunce sulle sistematiche violazioni dei diritti umani perpetrate impunemente nei nostri paesi e di fronte all’esclusione delle proposte alternative: denunciamo come i nostri paesi siano gravemente minacciati nella loro capacità di promuovere sviluppo e pertanto chiediamo l’immediata sospensione delle trattative per il TLC.

– E’ necessario rivedere le relazioni economiche e politiche tra UE e paesi andini, alla ricerca di un accordo economico che vada a vantaggio dei popoli tanto europei che sudamericani. Tutto questo non si realizza promuovendo la deregolamentazione negli scambi commerciali ma, piuttosto, in una reale ed effettiva attività di promozione e tutela dei diritti umani, dei diritti dei popoli e  di quelli della madre terra.

Lima, 15 settembre 2009

 

Il testo è stato firmato da decine di organizzazioni sociali di America Latina e Europa

 

Traduzione di Francesca Casafina