Smaltimento Illecito Di Rifiuti E Megalò 3

Smaltimento illecito di rifiuti e Megalò 3

ambiente mafia[su Il Centro – Geolocal]

 

Quattro ai domiciliari per lo smaltimento illecito di tonnellate di roccia e terra provenienti dai cantieri più importanti d’Abruzzo e da un’intercattazione scatta l’indagine bis per corruzione sull’imprenditore teramano di Megalò tre e il sindaco di Chieti Umberto Di Primio

 

 

Pescara |  Smaltimento illecito di rifiuti e discariche abusive. Corruzione nelle autorizzazioni per la costruzione del Megalò 3. Due inchieste parallele, la seconda stralcio della prima, che riportano in primo piano le attività illecite in Abruzzo e coinvolgono imprenditori e politici.

 

 

La prima inchiesta, culminata nell’operazione “Terre d’oro” scattata all’alba su disposizione della Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila, riguarda uno smaltimento illecito di rifiuti speciali, terre e rocce da scavo. Un blitz che ha portato all’arresto ai domiciliari di quattro persone. Ad un altro degli indagati è stata invece notificata la misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare imprese. In tutto gli avvisi di garanzia sono diciotto.

 

 

La seconda invece riguarda presunti reati di corruzione legati alla realizzazione del centro commerciale Megalò 3. E in questa inchiesta stralcio tra gli indagati c’è il sindaco di Chieti Umberto Di Primio.

 

 

L’attività investigativa è stata fatta d’intesa tra il comando regionale del Corpo Forestale, (in particolare il Nipaf del capoluogo adriatico) e la squadra Mobile di Pescara. I sequestri per equivalente sono stati è effettuati dal Gico della Finanza. L’indagine è coordinata, per competenzaper materia, dalla Procura distrettuale dell’Aquila. Il procuratore Fausto Cardella l’ha affidata ai pm Fabio Picuti e David Mancini i quali procedono per il reato di traffico illecito di rifiuti speciali e discarica abusiva. Sono stati loro a chiedere e ottenere le cinque misure cautelari poi accordate dal giudice per le indagini preliminari del tribunale dell’Aquila, Guendalina Buccella con un provvedimento firmato il 17 dicembre dello scorso anno.

 

 

Traffico di rifiuti e corruzione: il blitz all’alba. L’operazione “Terre d’oro”, coordinata dal Corpo forestale dello stato, è scattata all’alba. Oltre 100 agenti del Corpo forestale dello Stato (30 pattuglie operative e un elicottero) hanno eseguito le misure cautelari nelle province di Pescara e Chieti. Contemporaneamente sono scattate le perquisizione in tredici imprese non solo nelle due province abruzzesi ma anche a Milano e Roma. In tutto le misure cautelari sono cinque: quattro ai domiciliari e un divieto temporaneo di esercitare imprese. Gli avvisi di garanzia sono diciotto. È anche scattato il sequestro di tredici mezzi pesanti ed il sequestro per equivalente, effettuato dal Gico della Guardia di finanza, di circa 3.000.000 di euro. I reati contestati sono attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti speciali e discarica abusiva.

 

 

Diciotto indagati, 4 ai domiciliari; sette società coinvolte. Le persone agi arresti domiciliari nell’ambito dell’operazione “Terre d’oro”, accusati a vario titolo e in conorso di diverse fattispecie di reati ambientali, sono: Filippo Colanzi, 50 anni diChieti; Carmen Pinti, 47 anni di Bucchianico; Gianluca Milillo, 43 anni di Sulmona; Massimiliano Di Cintio, 42 anni di Pescara. La misura dell’interdizione dall’attività lavorativa è scattata per Emanuele Colanzi di 26 anni di Guardiagrele. Gli altri indagati sono Bruno Maria Bazzoni, 69 anni di Brescia; Giuliano Garavello, 56 anni di Forlì-Cesena; Alberto Voltolina, 43 anni di Chioggia; Antonio Di Muzio, 52 anni di Chieti; Remo Alessandro Ghignone, 74 anni di Milano; Vera D’Agostino, 56 anni di Moscufo; Enzo Perilli, 49 anni di Atri; Carmine Rafani, 66 anni di Bucchianico; Carla Rubino, 66 anni di Bucchianico; Luigi Renzitti, 65 anni di Penna Sant’Andrea; Emano Natale, 65 anni di Montesilvano; Osvaldo Amico, 48 anni di Lecce; Doriana Buccarello, 44 enne di nazionalità svizzera.

 

 

Sette le società coinvolte: E.co. Strade s.a.s., la Emoter s.r.l. e la Emoter lavori s.r.l. con sede legale a Chieti; Energia Verde Spa, con sede legale ad Assisi; Soim srl con sede legale a San Giovanni Teatino; Saline srl con sede legale a Montesilvano; Akka srl con sede legale a Roma; l’associazione «Fondazione Figlie Dell’amore Di Gesù E Maria – Onlus» con sede nella frazione Brecciarola di Chieti.

 

 

Una doppia contabilità per eludere i controlli. «Una doppia contabilità nel trasporto di terre e rocce da scavo: una falsa, di facciata, che soddisfaceva i requisiti di legge, l’altra nascosta e reale». Con questo stratagemma, spiegato dal comandante regionale abruzzese del Corpo forestale dello Stato, Ciro Lungo, gli indagati nell’inchiesta coordinata dalla direzione distrettuale antimafia sono riusciti a trasportare illegalmente oltre 500 mila tonnellate di materiale, con la creazione di discariche abusive per una superficie stimata di 10 ettari. Le terre e rocce da scavo, è stato ricordato, «possono andare in deroga alla norma sui rifiuti a patto che ci sia un piano di utilizzo e vengano salvaguardati i terreni, altrimenti vanno smaltite secondo i vincoli dei rifiuti speciali».

 

 

Il ruolo della Emoter e l’equilibrio alterato del fiume Pescara. L’inchiesta riguarda una ditta specializzata in movimento di terra, la Emoter Srl, che ha preso numerosi subappalti ingannando gli appaltatori principali con una falsa documentazione sullo smaltimento delle terre che, invece, venivano rivendute o utilizzate come riempimento. «L’indagine è nata da un controllo casuale del 2011 a Pescara, in un cantiere per la realizzazione di una concessionaria di auto: i documenti di trasporto prodotti dalla ditta attestavano che i materiali fossero stati portati in modo regolare, secondo il piano di utilizzo, ma dagli autisti della ditta, sentiti a sommarie informazioni, siamo riusciti a capire che il movimento di terra era irregolare». Così ha spiegato la genesi dell’inchiesta Annamaria Angelozzi, responsabile del Nipaf di Pescara del Corpo Forestale. «Siamo riusciti a portare alla luce una contabilità informatizzata occulta in cui venivano registrati tutti i movimenti. Quei materiali sono stati depositati sui dei siti senza nessuna autorizzazione urbanistica o edilizia. Alcuni erano siti importanti, sottoposti a vincolo idrogeologico, altri con un’elevata pericolosità idraulica, come quello vicino al centro commerciale Megalò». E il danno ambientale dovuto ai trasporti irregolari di terreno avrebbe portato a «una sensibile alterazione degli equilibri dell’alveo del fiume Pescara».

 

 

 

Colanzi si occupò dello sbancamento di un terreno di sua proprietà a ridosso del fiume Pescara. L’area si trova a 400 metri dal Megalò 1 (totalmente estraneo all’inchiesta) e qui sarebbe dovuto nascere il nuovo centro commerciale. Il tutto per realizzare un’area sopraelevata fuori dall’alveo del fiume che avrebbe permesso di “eludere” i vincoli dell’autorità fluviale Una volta realizzati i lavori, Colanzi ha ceduto il terreno ma era già scattato il sequestro e il procedimento penale in cui è già imputato. E qui c’è il punto di congiunzione tra le due inchieste, quella sullo smaltimento rifiuti e quella sulla corruzione che vede indagato il sindaco di Chieti. Il terreno è infatti venduto alla Akka. Il titolare della ditta è Enzo Perilli, azienda di Montesilvano legata al progetto del Megalò 3.

 

 

Indagato Umberto Di Primio. È in questo contesto che è indagato il sindaco di Chieti. Perrilli è infatti cliente dello studio legale di Umberto Di Primio e Laura Paolini. In una intercettazione sarebbe emerso un colloquio tra i due in cui l’imprenditore avrebbe promesso aiuti per la campagna elettorale 2015 al primo cittadino alla guida della città da 5 anni con una giunta di centrodestra. In cambio questi avrebbe concesso alla società l’autorizzazione per realizzare il Megalò 3.

 

 

Nel fascicolo stralcio dell’inchiesta Umberto Di Primio è indagato per corruzione. A metterlo nei guai è stato anche un esposto presentato alla forestale nel febbraio 2014 da Nicoletta Di Francesco, responsabile del Wwf di Chieti, e dall’avvocato Francesco Paolo Febbo. Nella denuncia sono elencate una serie di presunte irregolarità del Comune nelle autorizzazioni rilasciate per la realizzazione del Megalò 3. Nel corso del blitz sono stati perquisiti sia gli uffici del Comune sia la casa di Di Primio e lo studio legale in via Spaventa, proprio davanti alla procura della Repubblica.

 

 

Gli altri indagati per corruzione. Oltre a Di Primio gli altri indagati in questo filone di inchiesta, sempre per corruzione, sono: Michele Colistro, segretario generale dell’Autorità dei bacini, oggetto di perquisizioni a casa e negli uffici in una serie di ditte tra L’Aquila e Roma, e come già scritto Enzo Perilli, titolare della Akka, legata al progetto di Megalò, presunto corruttore, anche lui perquisito tra Montesilvano, Chieti, Napoli e Roma. I pm che coordinano l’inchiesta sono David Mancini e Fabio Picuti, della Procura distrettuale antimafia dell’Aquila.

 

 

Di Primio: “Sono tranquillissimo”. «Io sono tranquillissimo ma so anche che purtroppo questa è una cosa che non si risolverà presto e allora la prima preoccupazione è stata quella del dispiacere per chi condivide con me la vita affettiva, l’altra preoccupazione è stata quella di chiamare mia mamma. La mia famiglia va subito in ansia pure se mi fanno un’interrogazione figuriamoci se fanno un’indagine o se finisco in tv», ha detto il sindaco di Chieti subito dopo la perquisizione della polizia giudiziaria, perquisizione che, come ha confermato il primo cittadino, ha riguardato anche la sua abitazione.

 

 

«Ci sono due aspetti di questa vicenda – ha specificato Di Primio: uno riguarda i rifiuti ed è estraneo alla mia conoscenza, non so neanche di cosa stiamo parlando, non so nemmeno di che cosa si tratti. L’altra vicenda – ha aggiunto riferendosi alla realizzazione del cosiddetto Megalò 3 – la conosco. Ma la conosciamo in tanti perché è un progetto vecchio del 2007, del quale oggi mi occupo perché sindaco, per il quale non ho tratto alcun beneficio e non trarrò alcun beneficio. Ritengo che sia un progetto che se andasse avanti porterebbe benefici alla città e, come abbiamo sempre detto, tutto quello che è possibile fare e che non prevarichi la legge a mio avviso va fatto. Mi sono ritrovato a vivere una situazione nella quale non saprei cosa dire a mia discolpa perché non ritengo di aver fatto nulla che meriti di essere giustificata a discolpa – ha detto ancora Di Primio – Io sto a disposizione dei magistrati, quando vogliono, come vogliono, spero il prima possibile, domattina se fosse possibile, domattina».

 

 

*Articolo pubblicato su ilcentro.geolocal.it, titolo originale: “Smaltimento illecito di rifiuti e Megalo 3: quattro arresti, indagato il sindaco di Chieti”, 8 gennaio 2015