Sì Della Corte Costituzionale Alla Legge Salva-Ilva: Il Profitto Vale Più Della Salute?

Sì della Corte Costituzionale alla legge salva-Ilva: il profitto vale più della salute?

ILVA: GENOVA; OPERAI, DA QUI NON CE NE ANDIAMO[G. Molari su Daily Storm] La legge 231 del 2012, conosciuta come legge salva-Ilva è costituzionale. Lo ha deciso ieri la Corte Costituzionale che con una sentenza, accolta con rabbia e delusione, ha rigettato le questioni di illegittimità sollevate lo scorso dicembre dal Gip e dal Tribunale di Taranto.

“TARANTO: CITTA’ NECESSARIA, MA I TARANTINI NO” – Queste parole, miste di rabbia e rassegnazione sono comparse sul blog del comitato per Taranto poche ore dopo la pubblicazione e la diffusione del contenuto della Sentenza della Corte Costituzionale. Nella mattinata di ieri poi, una piccola rappresentanza di cittadini tarantini ha organizzato un sit in e manifestato davanti a Montecitorio in attesa del verdetto.

Dopo una lunga camera di consiglio i 15 giudici costituzionali si sono espressi a favore della costituzionalità del decreto salva-Ilva, convertito in legge lo scorso dicembre, spazzando via qualsiasi dubbio di illegittimità costituzionale sollevato dal Gip e dal Tribunale di Taranto nell’ambito di un conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato. Infatti malgrado lo scandalo che ha coinvolto la più grande acciaieria d’Europa e l’ondata di arresti verificatasi a seguito delle inchieste “Disastro Ambientale” e “Ambiente svenduto”, che tra gli altri hanno visto coinvolti i patron dell’Ilva Emilio Riva e rampollo e l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, il governo Monti ha deciso di intervenire per salvare produzione e posti di lavoro.

Con il decreto legge 207, successivamente convertito nell’odierna legge 231, malgrado il parere negativo della Procura di Taranto e del Gip Patrizia Todisco, gli stabilimenti sono stati riaperti e alla fabbrica è stato permesso di rimettere in commercio i prodotti finiti e semi lavorati precedentemente messi sotto sequestro.

IL CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE – Ma i giudici del tribunale di Taranto non ci stanno. Un simile provvedimento sarebbe stato uno schiaffo troppo forte alla dignità degli operai dell’Ilva e dei cittadini del posto, per anni sottoposti all’inalazione forzata e inconsapevoli di gas, vapori e polveri provenienti dagli impianti siderurgici, fortemente pericolose per la salute e causa secondo molti esperti dell’insorgenza di tumori e malattie respiratorie.

Per questo, lo scorso 31 dicembre, la procura di Taranto ha depositato presso la Consulta un proprio ricorso per conflitto di attribuzione nei confronti del governo circa la conversione del decreto 207 in legge. Dopo poche settimane è stato il momento dei giudici tarantini i quali, hanno sollevato forti dubbi riguardo alla costituzionalità del provvedimento salva-Ilva, in particolare sull’articolo 3 che avrebbe consentito all’acciaieria di mettere nuovamente in commercio i propri prodotti. La controversia che ha trovato spazio in questi mesi tra i componenti del governo e la magistratura è stata quella da una parte di salvaguardare la salute dei lavoratori, ma al contempo di non arrestare il lavoro dello stabilimento pugliese da quale oltre a un considerevole numero di introiti dipendono molti posti di lavoro.

Ieri, finalmente, dopo tante attese la risposta della Corte Costituzionale è arrivata e come c’era da aspettarsi non ha soddisfatto tutti. All’interno del comunicato si legge che: “la decisione è stata deliberata in base alla considerazione che norme censurate non violano i parametri costituzionali evocati, in quanto non influiscono sull’accertamento di eventuali responsabilità derivanti dall’inosservanza da parte dell’Ilva delle prescrizioni di tutela ambientale” e che la sentenza non andrà ad incidere in alcun modo sul procedimento penale in corso di fronte ai giudici del Tribunale di Taranto.

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ED ORA COSA ACCADRA’? – Quindi come da manuale dopo l’arrivo di una sentenza inappellabile della Corte Costituzionale, ecco il momento degli slogan. Non si fanno attendere le dichiarazioni del Ministro dell’Ambiente Clini, secondo il quale con la decisione di ieri ha inzio “ la sfida della compatibilità tra salute, ambiente e lavoro” che per essere vinta “ha bisogno del contributo leale e dell’impegno di tutti”.

A Seguito di questa decisione della Corte verranno dissequestrate tonnellate di materiale bloccato dai giudici di Taranto in quanto corpo di reato. Il comparto manifatturiero italiano potrà tirare finalmente un sospiro di sollievo, poiché potrà continuare a fare affidamento sull’impianto Ionico, che contribuisce all’approvvigionamento e al sostegno de circa il 40% dell’industria italiana. Eppure la vicenda dell’Ilva in qualunque forma la si metta lascia sempre l’amaro in bocca, sarà per le conseguenze disastrose che ha avuto sulla popolazione e sull’ambiente o forse per il modo in cui è stata affrontata, fatto sta che ciò che si percepisce è un forte e sempre perenne senso di ingiustizia.

Tante parole sono state spese a favore degli abitanti di Taranto e degli operai della fabbrica per far indorare loro la pillola del compromesso. Il cordoglio, la vicinanza e la partecipazione di circostanza manifestate della politica rispetto alle sofferenze delle famiglie che hanno visto in questi anni i propri figli e i propri anziani ammalarsi e spegnersi nel più assurdo silenzio, sono state vanificate dal ricatto più vile del secolo quello che alla salute contrappone il lavoro all’ambiente, il denaro e gli interessi all’etica.