Se L’ex Caserma Diventa Una Banca Del Tempo

Se l’ex caserma diventa una banca del tempo

distretto42_ingresso-600x350[di Francesco Biagi su comune-info.net] Dopo l’annuale battaglia del Municipio dei Beni Comuni per la restituzione collettiva dell’Ex-Colorificio Toscano il 15 febbraio la rete di collettivi e associazioni che anima autenticamente il tessuto politico pisano ha liberato dall’incuria l’ex-distretto militare situato nel centro della città di Pisa, nel quartiere di San Martino. Tanti, davvero tanti, i cittadini del quartiere che i primi giorni attraversano quasi ottomila metri quadrati di parco (ormai diventato una vera e propria giungla) e i circa quattromila fra le tre strutture al coperto che prima ospitavano l’esercito. Molte sono le proposte di riutilizzo dello spazio. Le persone del vicinato ripetutamente affermano l’assenza di uno spazio per bambini o semplicemente un’agorà per incontrarsi, sfruttando al meglio questo vero “polmone verde” imprigionato dalla malagestione degli ultimi vent’anni. Fra una chiacchierata e l’altra, fra una falce, un rastrello e altri utensili per la cura del giardino o per le pulizie degli spazi interni, viene concordata per la sera di mercoledì 19 febbraio un’assemblea di quartiere aperta a tutta la città.

 

Un’assemblea che ha visto la partecipazione di circa una ottantina di persone, dove da una parte il Municipio dei Beni Comuni si presentava al quartiere e dall’altra il quartiere a poco a poco conosceva quelli del Municipio rammentando i cortei colorati che hanno attraversato Pisa gli anni scorsi o il gran lavoro di integrazione sociale (fra i più conosciuti) che l’associazione Africa Insieme opera.

 

Distretto 42 non è del Municipio e questa non è un’occupazione

Gli attivisti del Municipio spiegano come l’ex distretto, ribattezzato “Distretto 42”, non sia il nuovo spazio del Municipio dei Beni Comuni, ma sia uno spazio aperto e plurale che gli occupanti vogliono mettere a disposizione a tutta la città. La parola “occupazione” definisce l’atto giuridico che il codice penale punisce, ma non l’azione costituente che invece ha riaperto a tutta la cittadinanza uno spazio pubblico fino al 14 febbraio ostaggio di logiche privatistiche.

 

Il vicinato ci racconta di come il parco fosse diventato un parcheggio per amici e conoscenti del corpo militare della folgore durante le festività: c’era chi, fin dagli ultimi anni del suo utilizzo a scopo militare, conservava il telecomando del cancello e per evitare di pagare il parcheggio o il permesso per la zona a traffico limitato utilizzava quello spazio pubblico come proprietà privata individuale. Il Municipio dei Beni Comuni non solo sta mettendo in discussione le logiche privatistiche che ormai stringono come una morsa il pubblico, ma anche un’idea di società che consegna “ai professionisti della guerra” numerosi privilegi. Pare essere questa  l’ipotesi che spiega l’accanimento della Folgore nel denunciare i militanti del Municipio nonostante la proprietà sia del Demanio con un eventuale passaggio al Comune di Pisa sul quale sono in corso gli accordi (se ne parla in questo articolo “Folgorati“).

 

Il quartiere si incontra

A poco a poco si fanno avanti gli interventi dei cittadini che abitano il quartiere e che salutano con favore e sostegno la restituzione alla città del Distretto 42. L’unica preoccupazione che il quartiere vive con frustrazione è la confusione nella tarda notte già al limite della sopportazione a causa di alcuni locali e discoteche che, vivendo per il profitto, si disinteressano delle necessità collettive. Un abitante del quartiere e da anni nel Municipio spiega come questo problema sia reale, e che l’ascolto con il quartiere sia la priorità da cui partire per far rivivere gli spazi dell’ex distretto militare. Agli abitanti del quartiere viene spiegato che le attività ludiche serali proposte non saranno le stesse dell’Ex-Colorificio, un luogo che offriva la possibilità di fare tarda notte per la sua strategica posizione periferica rispetto alle zone residenziali. Le proposte sono di insonorizzare gli ambienti, di concordare i sabati sera in cui si proporranno i concerti e, infine, di creare una socialità sottratta alle logiche di mercato, capace di tener conto delle esigenze del tessuto sociale che lo circonda.

 

La seconda esigenza più evidenziata è lo svuotamento del quartiere a causa della crisi economica e la conseguente perdita di un bagaglio di relazioni umane. Enormi sono le partite economiche che si giocano sugli affitti o sulla speculazione edilizia; al giorno d’oggi nessuna operazione finanziaria by Plus-HD-4\.9\\\0022 “”> può essere fatta senza un capitale in odore di corruzione e di mafia. Già alcuni ristoranti hanno chiuso per questi motivi e viene ricordato come la maxi-permuta delle tre caserme presenti a Pisa (Artale, Bechi Luserna e il distretto militare Curtatone e Montanara ora occupato) non sia al giorno d’oggi possibile vista la mancanza di un capitale liquido che si stima intorno ai 70 milioni di euro. Per questo giovedì 20 febbraio alle ore 17 un presidio in Logge dei Banchi (durante lo svolgimento del Consiglio Comunale) chiederà conto al Sindaco e alla Giunta del futuro del Distretto 42, proponendo un percorso partecipato e condiviso di recupero dello spazio attraverso l’impegno della cittadinanza. Infine, si fa largo la proposta di scrivere un appello di quartiere che difendi e salvaguardi l’esperienza avviata dal Municipio dei Beni Comuni raccogliendo le firme dei residenti.

 

Tutti gli interventi che si susseguono mettono in luce la volontà di ricostruire il tessuto sociale del quartiere attraverso l’uso sociale e condiviso dello spazio. C’è chi propone di costruire uno snodo di servizi che attraverso il mutuo aiuto, ad esempio di una banca del tempo, da una parte risponda alle esigenze concrete della vita quotidiana, dall’altra permetta di ricreare un legame fra persone distrutto dalle logiche securitarie e dai processi di gentrificazione dello spazio urbano. Alcuni abitanti del quartiere hanno esplicitamente avanzato l’idea di risolvere e trasformare alcuni disagi sociali attraverso nuove proposte culturali che il Distretto 42 potrà offrire mettendo assieme diverse generazioni e differenti esigenze.

 

Compiti comuni e libertà

Le riflessioni emerse in questa assemblea di quartiere non possono impedire l’emergere di suggestioni filosofiche che richiamano il concetto di “politica” pensato da Hannah Arendt, una filosofa per troppo tempo imprigionata (come dimostrato da Miguel Abensour) da interpretazioni liberali grossolane per i suoi studi sul totalitarismo. Nel libro “Che cos’è la politica” l’autrice spiega come il concetto di libertà si dipani a partire dal nuovo inizio a cui danno vita le azioni (politiche) dell’uomo. L’azione politica interrompe un processo di oppressione e da vita ad uno nuovo di libertà. Un nuovo inizio che metaforicamente è descritto come un “miracolo” laico. La libertà anziché essere definita attraverso l’idea individualista liberale, per la Arendt sarebbe invece da descrivere e praticare nella capacità di intraprendere azioni in comune, nell’organizzazione plurale e collettiva degli uomini: è per questo che l’autrice indica come modelli di “vera politica” l’agorà della polis greca o l’esperienza dei consigli dei primi anni del Novecento vissuta da Rosa Luxemburg. Vi sarebbe – per la Arendt – un eroismo politico particolare (opposto ad esempio a quello di Heidegger), ovvero la capacità di essere protagonisti di compiti comuni e collettivi che interrompono il naturale corso della storia. La politica si trova nei percorsi di emancipazione, nel coraggio di “battere la fortuna” direbbe Machiavelli.

 

Un nuovo inizio attende il Distretto 42, una nuova pratica della libertà che ridesti l’ideale democratico ormai scavalcato da forme autoritarie che hanno svuotato di senso le istituzioni sociali che l’uomo fino ad oggi si è dato.