Scatta La Repressione Contro I Maestri Messicani

Scatta la repressione contro i maestri messicani

polizia_messicanaPeccato che l’unica qualità a cui tiene il governo sia legata all’educazione per i figli dei ricchi che se la potranno permettere, mentre per tutti gli altri, e cioè l’80 per cento, il diritto all’educazione si trasforma in «possibilità» di educarsi se paghi. Se i soldi non li hai, non studi. Decine di migliaia di maestri rischiano il posto e soprattutto di vedere smontata quella idea che tiene insieme un paese: una scuola pubblica aperta a tutti in cui ragazzi di estrazioni diverse possano accedere ad uno stesso livello culturale, senza fare distinzione in base al portafogli familiare.

Dal 7 ottobre sono iniziate le repressioni arbitrarie. Circa 50 persone sono state arrestate, mentre centinaia sono state ferite dalle forze armate. Guardie di sicurezza, polizia ed esercito sono stati schierati per reprimere decine di migliaia di maestri che protestavano unicamente armati della ragione e del diritto. La situazione più tesa si è vissuta il 9 ottobre nella comunità di Xoxocotla, dove i circa 5000 abitanti che solidarizzano con i maestri sono stati circondati dall’esercito. La repressione ha causato gravi feriti e solo la compattezza della mobilitazione e la pressione internazionale hanno evitato un massacro. La risposta di tutto il movimento non si è fatta attendere e lo scorso 15 ottobre a Cuernavaca, sempre nello stato di Morelos, c’è stata una enorme marcia in difesa dell’educazione pubblica, per il rilascio degli arrestati dei giorni precedenti e per la destituzione del governatore di Morelos, responsabile della brutale repressione. Il primo risultato è stato il rilascio di tutti i trattenuti dalla polizia.

Il 16 ottobre invece la risposta politica alle repressioni ed a quello che viene definito un «mal gobierno» è stata la costituzione della Assemblea dei popoli dello stato di Morelos. Un’assemblea che ricorda quella di Oaxaca, nata proprio a partire dalle esigenze basiche della popolazione civile di avere accesso a diritti fondamentali. Assemblee che nascono anche, e forse soprattutto, sulla critica alla politica istituzionale, così lontana dai cittadini e ormai priva di qualsiasi credibilità. Una crisi istituzionale gigantesca quella messicana, che i movimenti stanno interpretando a partire dall’idea che sia possibile sperimentare forme di autogoverno e di partecipazione capaci di costruire nuove forme di democrazia. Risposte che generano alternative e fiducia nei propri mezzi e che stimolano il dibattito su come sia possibile frenare, a partire dalla forza dei movimenti, le principali riforme che il governo Calderon sta spingendo nel tentativo di privatizzare e mettere sul mercato quello che resta del Messico. Riforme che includono non solo la privatizzazione dell’educazione ma anche quella del sistema lavorativo, pensionistico, della sicurezza e quella della principale industria energetica di stato, la Pemex. Il coordinamento tra i movimenti, i settori sociali e sindacali che stanno combattendo queste riforme, appare la chiave attraverso la quale ribaltare l’egemonia delle destre nel paese e restituire fiducia ad un popolo vessato dalle ingiustizia e che ogni giorno si scopre sempre più povero, vulnerabile e arrabbiato.


di Giuseppe De Marzo – Associazione A Sud
[pubblicato su Carta il 17 Ottobre 2008]