Sassari E Porto Torres, Allarme Tumori

Sassari e Porto Torres, allarme tumori

sardegna[di Piero Loi su AdnKronos]

 

A Sassari e Porto Torres si muore di più che nel resto della Sardegna. Lo stabilisce il terzo report dello studio S.e.n.t.i.e.r.i, l’indagine epidemiologica dei territori e degli insediamenti a rischio d’inquinamento condotta dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss).

 

Le cause sono molteplici. L’incipit non lascia spazio a dubbi: “Nell’area di Sassari e Porto Torres si registra un eccesso di mortalità rispetto alla media regionale per tutte le cause, tutti i tumori e le malattie dell’apparato respiratorio”. Ma il primo imputato per il disastro umanitario è l’inquinamento ambientale.

 

Nel nord ovest dell’Isola, la situazione sanitaria da codice rosso è confermata dai parametri dell’incidenza oncologica e dei ricoveri ospedalieri introdotti per la prima volta nel rapporto del 2014. Ma il quadro è ancora più allarmante se sei pensa che le bonifiche, promesse da anni, sono ferme al palo.

 

Ecco dunque il quadro: sia negli uomini che nelle donne, i ricercatori dell’Iss hanno riscontrato un eccesso di mortalità per i tumori linfoematopoietici, all’esofago, al fegato e al pancreas. E non mancano il linfoma di Hodgkin, le leucemie e le malattie cerebrovascolari. Tra gli uomini, poi, è elevata la diffusione dei tumori alla prostata e alla vescica, mentre tra le donne le neoplasie del colon retto e della cervice.

 

A destare ulteriori preoccupazioni è poi il tumore al polmone che tra le donne fa registrare una mortalità superiore del 49 per cento alla media regionale. Percentuali da epidemia, come messo in evidenza dal cosiddetto “rapporto standardizzato di mortalità corretto per deprivazione”, ovvero un indicatore che tiene conto anche delle condizioni sociali e culturali delle popolazioni. Ebbene, tra le donne del Sassarese, questo valore è addirittura superiore a quello delle donne di Taranto (dove c0è l’Ilva).

 

A tal proposito, lo studio Sentieri parla in maniera chiara anche delle cause. La crescita esponenziale degli adenocarcinomi, altra forma grave di tumore, sarebbe dovuta in primo luogo proprio all’inquinamento ambientale e non al fumo delle sigarette, come già messo in luce da uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Lancet oncology, un lavoro che ha analizzato la correlazione tra le neoplasie del polmone e le polveri sottili e ultrasottili. Dallo studio Sentieri emerge non solo una correlazione positiva tra tumori e pessima qualità dell’aria, ma è scritto anche che ci si ammala con esposizioni inferiori a quelle stabilite dalla legge.

 

Le conclusioni dello studio vanno poi lette in relazione “all’industrializzazione aggressiva – si legge – che ha colpito il Sassarese, terra di petrolchimici, chimica pesante e discariche. Dove ilbenzene, dannoso per l’apparato respiratorio, e il cloruro di vinile monomero, letale per il fegato, sono presenti nella falda dell’area industriale di Porto Torres in quantità superiori rispettivamente a 139000 e 542.000 volte la norma, come messo in luce dalla stessa Syndial, la società dell’Eni che deve effettuare le bonifiche per i danni ambientali causati dal cane a sei zampe”,

 

Sui dati interviene Vincenzo Migaleddu, presidente dell’Isde-Medici per l’ambiente Sardegna: “Il rapporto – dice – potrebbe non restituire un quadro completo della realtà. Nell’ambito di questo aggiornamento, ci si basa sulle analisi del registro tumori, per questo motivo sono rimasti fuori dall’indagine il Sulcis e il Guspinese che, potenzialmente, possono presentare numeri analoghi al Sassarese, ma lì non esiste un registro analogo a quello presente nel Nord-ovest dell’Isola. Peraltro, lo studio dell’Istituto superiore di sanità si focalizza prevalentemente sui tumori, da considerarsi come la punta dell’iceberg delle patologie correlabili alle problematiche ambientali. Inoltre, nel report 2014 non ci sono dati specifici sui bambini, ma in Sardegna, come messo in luce nello stesso studio Sentieri del 2011, sono altissimi i decessi per condizioni morbose perinatali e per malformazioni congenite. Io credo – chiude Migaleddu – che il tema meriti ulteriori approfondimenti”.