Dopo L’Honduras: Rischio Di Golpe In Paraguay?

Dopo l’Honduras: rischio di golpe in Paraguay?

di Marica Di Pierri su Carta.org, 15 Gennaio 2010

Il 2009 è stato per il Paraguay un anno tutt’altro che semplice, durante il quale l’instabilità politica è andata via via crescendo fino a sfociare negli ultimi mesi in ripetute voci sull’imminente rischio di un colpo di stato.

A nemmeno due anni dalla storica elezione dell’ex ‘vescovo rosso’ Fernando Lugo, la coalizione Alleanza Patriottica per il Cambiamento – APC (che lo ha sostenuto durante la delicata tornata elettorale che ha sottratto il paese al conservatore Partido Colorado, al potere da 60 anni) ha perso l’appoggio di alcune forze politiche di centro e centro-destra consegnando il Congresso nelle mani dell’opposizione e causando una fase di forte instabilità politica.

Alcune delle voci relative a piani in atto per cacciare Lugo dalla presidenza arrivano dagli stessi parlamentari che avevano sostenuto la coalizione di governo. Tra essi Jaeggli, del Partito Liberal Radicale Autentico – PLRA, che ha ammesso l’esistenza di un piano che mira a cambiare la testa del governo entro i prossimi sei mesi. Jaeggli ha affermato “se Lugo rimane al suo posto per i prossimi quattro anni il Paraguay diventerà come la Bolivia, il Venezuela, l’Ecuador o il Nicaragua, e questo non possiamo permetterlo”.

A tenere in allerta le forze politiche di centro e di destra, ma anche la potente oligarchia latifondista paraguayana sono l’adesione del Paraguay ai processi di integrazione regionale come l’ALBA ma anche i progetti interni di riforma come quella agraria, molto attesa in un paese come il Paraguay che ha nell’eccessiva concentrazione di terre uno dei suoi problemi centrali. Anche se nessun disegno di legge è stato al momento presentato, Lugo ha più volte annunciato di star lavorando ad una riforma che metta fine al problema agrario in un paese nel quale l’80% delle terre resta nelle mani del 2% della popolazione e dove a fronte di molti latifondi improduttivi vi sono moltissimi piccoli agricoltori senza terra da coltivare e quindi senza mezzi di sussistenza.

Altro programma approvato dal governo tra le proteste delle forze politiche più conservatrici è quello relativo all’assistenza sociale nei confronti dei settori più vulnerabili. Attraverso il programma “Tekopora” – che significa Buen Vivir in lingua Guaranì – oltre centomila famiglie che vivono sotto la soglia di povertà hanno ricevuto durante il 2009 un sussidio statale. Infine, uno dei punti più scottanti contestati dalle opposizioni al presidente è il suo presunto coinvolgimento nel rapimento del proprietario terriero Zavala, rapito da gruppi guerriglieri mesi fa e non ancora rilasciato.

Nomi di particolare rilievo dietro le quinte delle tensioni golpiste sono quelli del latifondista cileno Eduardo Aviles, residente in Perù, che ha esortato i suoi colleghi a resistere contro i progetti di riforma agraria paventati dal governo armandosi e dando vita a un “Comando Anticomunista Paraguayano” e del politico ed ex militare Lino Oviedo. Secondo molti dietro le manovre di destabilizzazione ci sarebbe anche la mano del vicepresidente Federico Franco, da tempo in rotta di collisione con Lugo e contro il quale starebbe ordendo una trama di sabotaggi e riunioni segrete.

Dapprima, all’inizio di novembre, Lugo aveva smentito pubblicamente il rischio di un colpo di stato, ribadendo di “non credere alla possibilità di un tentativo di rottura dell’ordine costituzionale”, mentre alla fine di dicembre è stato lui stesso a denunciare il rischio di un golpe, temendo si possa realizzare in Paraguay una rottura dell’ordine costituzionale sulla falsa riga di quella compiuta in Honduras lo scorso 28 di giugno.

Da vari mesi le forze politiche di destra e di centro, assieme a molti mezzi di comunicazione – tra cui l’importante quotidiano ABC Color – non parlano che della possibilità di un imminente colpo di stato e, in alcuni casi, arrivano a incoraggiare tale scenario.
La strategia mediatica ha messo sul tavolo anche la possibilità che Lugo sia rimosso per via giudiziaria, paventando l’ipotesi di un suo impechement con motivazioni che vanno dalla corruzione ai vincoli con gruppi insorgenti, all’inadempienza del programma di governo etc.

Come in Honduras, anche in questo caso la posizione degli Stati Uniti è ambigua. Secondo alcuni a Washington non dispiacerebbe un cambio di timone al governo del Paraguay, soprattutto dopo il rifiuto di Lugo alla proposta statunitense che prevedeva dal 2010 la presenza di circa 500 soldati della US Force nel paese in cambio di 2 milioni e mezzo di dollari da impiegare in progetti di assistenza sanitaria e infrastrutture.

A ben guardare, la questione del rischio democratico in Paraguay non è solo un problema interno ma ha, così com’è stato con il golpe avvenuto pochi mesi fa in Honduras, tanto ragioni quanto implicazioni che si produrrebbero anche a livello regionale, e addirittura continentale.