Rimborso Ambientale Chiesto Alla BP. Parte Lesa: Il Pianeta Terra

Rimborso ambientale chiesto alla BP. Parte lesa: il pianeta Terra

[di Giuseppe De Marzo su L’Unità del 4 dicembre 2010] Una denuncia contro la British Petroleum per violazione dei Diritti della Natura secondo il principio della “Giurisdizione Universale”. Secondo la nuova Costituzione ecuadoriana, ispirata ai principi del “Buen Vivir”, oggi è possibile.


Lo scorso 26 novembre davanti al Tribuale Costituzionale ecuadoriano, l’inedita denuncia è stata depositata da testimonial d’eccezione: la scienziata indiana Vandana Shiva, il premio nobel alternativo nigeriano Nnimmo Bassey, la leader indigena Blanca Chancoso, l’ex presidente dell’assemblea costituente Alberto Acosta, la fondatrice della ong Accion Ecologica Esperanza Martinez, tra gli altri. Una corposa denuncia in difesa del mare come parte integrale della natura che la Carta ecuadoriana riconosce come soggetto di diritto a partire dal 2008. Alla BP, responsabile del disastro provocato lo scorso 20 aprile, non si chiede una somma di denaro, ma che lasci sottoterra senza estrarla una quantità equivalente del petrolio versato nel golfo del Messico e che interrompa lo sfruttamento petrolifero in acque profonde. Intellettuali e attivisti di continenti diversi si sono trovati uniti da una comune domanda di giustizia e da un’imperativo etico: denunciare un modello di sviluppo basato sullo sfruttamento insostenibile delle risorse del pianeta e riaffermare la connessione e la complementarietà tra umani e natura. Così, mentre a Cancun nel COP 16 i privati e le grandi multinazionali continuano ad anteporre i loro interessi economici al benessere ed al futuro stesso dell’umanità, la proposta che viene lanciata da Quito è invece quella di riconoscere i diritti della natura e quest’ultima come soggetto di diritto. Solo così, dicono, si potrà affrontare la crisi ecologica e risolverla positivamente per tutti.


Una nuova alleanza che unisce sulla base del bene più prezioso in comune, la Terra. Terra nullius è il concetto giuridico che ha garantito la possibilità di inquinare impunemente i mari, rifiutando per troppo tempo la relazione tra i “servizi” che la natura continua a fornire generosamente e la sopravvivenza del genere umano, messa in discussione dalle devastazioni ambientali ormai sotto gli occhi di tutti. La sfida, anche da un punto di vista giuridico è lanciata. Così come la prospettiva di costruire una cittadinanza universale, fondata su principi e valori ispirati alla sostenibilità ed al rispetto della vita. Terra nullius o terra viva? Dalla scelta che faremo dipenderà non solo il futuro del pianeta ma quello dell’umanità.


Giuseppe De Marzo

Portavoce Ass. A Sud