Rifiuti, Il Tar Dice No Ai Termovalorizzatori In Sicilia

Rifiuti, il Tar dice no ai termovalorizzatori in Sicilia

no inc[di L. A. su palermo.blogsicilia.it] E’ “manifestamente infondato” secondo il Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia, sez. II, il ricorso contro la Regione Siciliana, presentato dalla Tifeo Ambiente Energia e dalla società Elettroambiente ”per regolamento di giurisdizione proposto dalle parti ricorrenti – si legge nella sentenza. E’ dichiarato improcedibile il ricorso introduttivo e respinto il ricorso per motivi aggiunti”.

 

Il Tar, dunque, dice no ai termovalorizzatori in Sicilia.  E’ un provvedimento della precedente Giunta regionale, infatti, quello di stoppare il sistema della termovalorizzazione. Decisione che di fatto aveva bloccato anche l’affidamento del sistema alle ditte ricorrenti, in ottemperanza di una sentenza della Corte di giustizia europea. Tutto parte dal cosidetto Piano di ciclo dei rifiuti per la Sicilia. Questo il nome del progetto firmato nel 2002 dell’allora governatore e commissario all’emergenza per la spazzatura Salvatore Cuffaro.

 

La soluzione individuata dalla giunta regionale prevedeva la costruzione di quattro termovalorizzatori. Uno a Palermo (Bellolampo), uno ad Augusta, uno a Casteltermini-Castelfranco e a Paternò. Per un giro d’affari complessivo di 6 miliardi di euro. Denaro pubblico, ovviamente, in parte proveniente dai fondi europei. In realtà, per il procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Roberto Scarpinato, il progetto si traduce in “una cooperazione tra mafiosi, politici, professionisti e imprenditori anche non siciliani”.

 

Nel 2002 Salvatore Cuffaro, commissario delegato per l’emergenza rifiuti, approva un “avviso pubblico per la stipula di convenzioni per l’utilizzo della frazione residua dei rifiuti urbani, prodotti dalla regione siciliana, al netto della raccolta differenziata”. Il documento viene pubblicato il 9 agosto 2002 sulla Gazzetta ufficiale della regione siciliana. Il 15 novembre dello stesso anno interviene la Commissione delle Comunità europee che trasmette alle autorità italiane una lettera di richiesta di informazioni su quanto fatto dal governo regionale.

 

L’Europa contesta alla regione di avere seguito una strada dai livelli di trasparenza insoddisfacenti, in violazione delle direttive Cee. Eppure, si legge nel documento, “il 17 giugno 2003, Cuffaro stipula quattro convenzioni per la realizzazione degli inceneritori, rispettivamente con la Tifeo energia ambiente scpa, la Palermo energia ambiente scpa, la Sicil power spa e la Platani energia ambiente scpa”. Società mai coinvolte in procedimenti giudiziari.

 

Eppure, per la commissione parlamentare “alcune aziende infiltrate erano dentro” l’affare inceneritori. In particolare si fa riferimento alla Altecoen, società riconducibile a Cosa nostra e presente nell’elenco soci di una delle aziende aggiudicatarie degli appalti.

 

Adesso, invece, il Tar boccia il ricorso persentato da Tifeo Ambiente Energia e dalla Elettroambiente e di fatto, dice no ai termovalorizzatori in Sicilia. Grande  la soddisfazione di Legambiente Sicilia: “La sentenza riconosce le buone ragioni di chi si e’ opposto al sistema della termovalorizzazione – dichiara  Mimmo Fontana, presidente regionale di Legambiente Sicilia – tra l’altro con diverse sentenze che ne hanno confermato le infiltrazioni mafiose, e della Regione siciliana che ha annullato l’affidamento del sistema alle ditte ricorrenti, in ottemperanza di una sentenza della Corte di Giustizia europea”. Attendiamo adesso fiduciosi la conclusione definitiva di una delle piu’ oscure vicende della recente storia siciliana”.

 

L.A.