Rifiuti: Il Messico Come La Campania

Rifiuti: il Messico come la Campania

di Giuseppe De Marzo A Sud [pubblicato su Carta.org] – Il Messico è per il mondo ciò che la Campania è stata e continua ad essere per l’Italia: un chiaro monito a cambiare strada prima che la catastrofe sia inevitabile. E in ambedue i casi, la catastrofe alle porte riguarda i rifiuti: sintomo di un modello di produzione e consumo che di sostenibile non ha nulla.

In Messico – come ovunque nel mondo – esistono diverse metodologie di gestione dei rifiuti.

La prima ipotesi è accatastare i rifiuti a cielo aperto senza nessun controllo: chiunque può arrivare e deporre qualsivoglia tipo di rifiuti e residui produttivi. Normalmente la prassi vuole che qualcuno – all’entrata di questi siti di stoccaggio irregolari – riscuota una quota che dipende dal volume della spazzatura, contabilizzazione questa che però avviene senza alcun controllo ambientale o amministrativo. Sono molto frequenti gli incendi appiccati per diminuire il volume dei rifiuti.

Nel secondo caso i rifiuti si stoccano in discariche municipali sotto il controllo amministrativo. Si ubicano su terreni di proprietà comunale. Si usano macchinari per compattarli e i camion di proprietà municipale hanno un contrassegno, mentre gli altri utenti devono avere l’autorizzazione dall’autorità locale e pagare una quota a tonnellata di rifiuti.

Nelle discariche si effettuano alcuni controlli minimi sui processi di inquinamento del suolo ma solitamente non vengono presi provvedimenti sui liquami che fuoriescono, ignorando che il percolato contiene microrganismi patogeni ed altri tipi di residui pericolosi come piombo, cromo esavalente, cadmio, nichel ed arsenico. Inoltre, la decomposizione dei rifiuti solidi produce gas metano che è liberato nell’atmosfera. Il gas metano è un gas serra che contribuisce notevolmente all’inquinamento atmosferico delle città messicane. Queste emissioni contribuiscono per il 10% al totale delle emissioni prodotte da attività umane in Messico.

Il terzo tipo di stoccaggio e smaltimento dei rifiuti è chiamato “relleno sanitario”: opera che prevede un notevole investimento per tenere i rifiuti sotto controllo e ridurre gli effetti del loro deposito ed anche se non è una soluzione sostenibile a lungo periodo e non risolve il problema della diminuzione dei rifiuti è almeno ambientalmente sicura nell’immediato.

Il Messico ha 2.439 municipi ciascuno dei quali ha una precisa responsabilità in materia di gestione dei rifiuti. Si stima che su 100 siti di stoccaggio di residui solidi urbani in Massico, circa 66 siano discariche a cielo aperto senza nessun controllo ambientale. Altre 33 sono discariche municipali con minimi controlli amministrativi. Solo uno è un deposito a regola, che prevede maggiori controlli e quindi maggiori garanzie per la popolazione.

Le discariche a cielo aperto si trovano nelle campagne, nei pressi di popolazioni rurali, piccole e medie città dove i municipi hanno poche risorse per la gestione dei rifiuti. Le discariche municipali sono più comuni in città con popolazione maggiore di 250.000 abitanti dove gli enti locali dispongono di maggiori entrate. Le discariche più controllate ed attrezzate si trovano nei pressi delle maggiori città del paese e nelle grandi zone metropolitane.

Si stima che solo un 17% dei rifiuti prodotti quotidianamente sono destinati a siti controllati. L’altro 83% dei rifiuti viene depositato in siti privi delle infrastrutture necessarie..

Sebbene esiste una norma che vieta insediamenti abitativi a meno di 500 metri dalle discariche in realtà il pericolo maggiore è per le persone che sempre di più vivono a ridosso delle discariche. Gli insediamenti abitativi accanto alle discariche costituiscono un fenomeno crescente nelle grandi zone metropolitane così come nelle principali citttà del paese.

All’inizio degli anni novanta nella zona metropolitana di Guadalajara gli insediamenti umani vicini alla discarica erano pochi e piccoli. Il caso di San Gaspar è il più importante perchè in questa zona di 30 ettari ci sono cinque zone abitative. La costruzione delle case continua con un ritmo costante. La comunità colpita dall’estrema vicinanza alla discarica conta circa 10.000 abitanti.

Un caso eccezionale per la grandezza dell’insediamento è quello di Urbi Quinta a ridosso della discarica di Coyula. Si stima che 17.000 famiglie vivano in questo insediamento.

La parte bassa di Urbi Quinta si trova nella direzione in cui scorrono i liquami. Una parte del percolato scorre tra le case e un altra parte segue il suo perimetro per finire nel letto del fiumme Santiago. Nelle adiacenze della discarica non vi è solamente uno scolo superficiale di liquame, bensì anche una fuoriuscita sottorranea che affiora a centinaia di metri di distanza.

Nel municipio di El Salto – considerato uno dei luoghi più contaminati dell’intero pianeta – ci sono una decina di colonie abitate e a Tonalá ci sono due villaggi (Puente Grande e Tololotlán) gravemente colpiti dall’inquinamento che si origina dalla discarica di Los Laureles. La produzione agroalimentare in questa zona è finita a causa dell’avvelenamento dei pozzi d’acqua dovuti alla fuoriuscita del percolato. Gli allevamenti per la produzione di latte sono stati chiusi e i produttori costretti ad abbandonare le loro terre.

Quelli appena enunciati non sono che pochi esempi di comunità messicane che hanno sofferto sulla propria pelle gli impatti dell’inquinamento dovuto allo smaltimento dei rifiuti. Queste comunità non possono disporre dell’acqua dei pozzi e le condizioni di salute sono pessime a causa dell’inalazione di gas maleodoranti. Malattie della pelle, degli occhi, gastriche ed intestinali sono molto comuni tra gli abitanti.

Constatato il rischio di vedere nei prossimi anni un consolidarsi di questa tendenza nociva per la salute umana e per l’ambiente, nel 2008 queste ed altre comunità danneggiate hanno dato vita all’Assemblea Nazionale delle Vittime di Crimini Ambientali. L’assemblea si è già riunita in diverse occasioni e mira a raccogliere informazioni sufficienti– attraverso il monitoraggio, l’accompagnamento, la formazione e l’informazione popolare – per portare avanti un’attività di denuncia costante che unisca e metta in rete tutti i focolai di contaminazione che danneggiano attualmente in Messico centinaia di migliaia di persone.

 

di Giuseppe De Marzo A Sud [pubblicato su Carta.org]