Rifiuti A Fiumicino. Ci Penserà Benetton?

Rifiuti a Fiumicino. Ci penserà Benetton?

[Comitato Rifiuti Zero Fiumicino]

Dopo tanti mesi di silenzio, di richieste inevase, di proposte presentate e sparite in chissà quale cassetto, ieri abbiamo avuto qualche anticipazione delle soluzioni che la nostra Amministrazione sembra stia approntando per i rifiuti. Nel corso di un occasionale incontro l’Assessora Ambrosini ci ha esposto per sommi capi come il Comune di Fiumicino intende realizzare il suo percorso verso Rifiuti Zero: Benetton e biogas!

Noi, ingenui, pensavamo che avviare un percorso credibile ed efficace verso Rifiuti Zero volesse dire affrontare la questione rifiuti all’origine, nel momento in cui questi vengono prodotti, come vengono distribuiti e consumati. Ci stupivamo che le azioni volte alla riduzione dei rifiuti fossero messe da parte e che al loro posto il sindaco decidesse di proseguire il lavoro avviato da Canapini e delineato nel progetto di raccolta porta a porta che da subito, appena avviato a Parco Leonardo, aveva mostrato quanto inadeguato fosse rispetto alle realtà di Fiumicino. Oggi, a un anno e mezzo dall’avvio del progetto, ancora cumuli di rifiuti per strada, aumento delle tasse, degrado del territorio, inquinamento e tanti soldi per l’ATI che gestisce il servizio e per Cerroni (fra l’altro presente in ATI con la sua società Gesenu) che tratta i nostri rifiuti indifferenziati con i TMB a Malagrotta.

Come uscire da questa pessima situazione, festeggiamenti e notti bianche a parte? Ci pensa Benetton, il padrone di questo comune! Benetton possiede la Maccarese spa (e quindi la Riserva), tramite AdR, di cui è socio, possiede anche l’aeroporto e, dulcis in fundo, possiede due impianti a biogas su viale Maria.

L’Assessora Ambrosini molto semplicemente e candidamente ci ha detto: poiché i due impianti di Benetton ci sono e coltivare terra per dar da mangiare a delle macchine è eticamente sbagliato (ovvio) perché non usare i rifiuti? Anche il Dr Salera (direttore Maccarese spa) è d’accordo e dice che il digestato torna alla terra da dove proviene! Non abbiamo dubbi che il Dr Salera sia d’accordo: se ora l’azienda sostiene dei costi per coltivare i campi e per trasportare l’insilato, con i rifiuti non solo eliminerà quelle spese ma vedrà aumentare i propri profitti considerato che ai soldi che riceve dal gestore di rete per l’energia che produce, potrà aggiungerci quelli che gli pagheremo per prendersi i rifiuti da buttare nel digestore.

I due biogas Benetton potranno trattare una quantità di rifiuti organici di gran lunga superiore alle nostre necessità: da dove arriverà la Forsu necessaria ad alimentare il digestore e a garantire efficienza economica? Da Roma e dall’aeroporto (in fondo sono rifiuti di Benetton)?

Montino, magari col supporto di esperti “super partes”, forse proverà a convincerci della bontà di questa scelta etica, ci parlerà della possibile diminuzione delle tasse, dei rifiuti che spariscono dalle strade, del grande vantaggio di recuperare energia dalla “monnezza”. Altri esperti però , quelli che pongono al primo posto la tutela della salute e dell’ambiente, come ad esempio i medici ISDE, ci hanno spiegato bene come funziona un impianto di digestione anerobica, quanti e quali gas nocivi vengono prodotti ed immessi in atmosfera e che il digestato non è compost di qualità utilizzabile in agricoltura, men che meno alimentare. Sappiamo, conti alla mano, che investire nel biogas conviene solo perché ci sono gli incentivi statali (i nostri soldi) previsti per legge.

E sappiamo anche che l’impianto così com’è non può tecnicamente lavorare i rifiuti, dovrà essere modificato, ampliato e di molto. Altro cemento, altri, tanti, ettari di riserva rubati, altri, tanti, TIR in movimento, come se non bastassero quelli che vanno e vengono quotidianamente dall’impianto di compostaggio di Viale tre Denari.

L’incubo di una Maccarese che abbandona l’agricoltura (ma chi mangia le cose che crescono vicino agli impianti di trattamento rifiuti?), che termina il suo essere oggi un lembo tranquillo di agro romano e che diventa distretto della monnezza sta diventando una tragica realtà.

Non ci siamo battuti due anni contro il megaimpianto AMA per averne in cambio altri due. Quelli di Benetton, inaugurati entrambi nel silenzio totale il primo nel 2011 e il secondo nel 2012 , andrebbero attentamente e rigidamente monitorati e accompagnati alla chiusura, non trasformati in impianti mangiarifiuti ad oltranza, rifiuti nostri, di Roma e dell’aeroporto.

In conclusione signori del comune di Fiumicino, della Provincia di Roma, del comune di Roma e della Regione Lazio qui il biogas, grande, enorme, medio o piccolo, in Riserva o fuori dalla Riserva, non ci piace e qui, nel nostro territorio, non risolverete l’emergenza rifiuti di oggi gettando le basi per quella di domani.

*Articolo pubblicato su Comitato Rifiuti Zero Fiumicino, 9 Giugno 2014