Repsol Cita L’Ecuador Davanti Al CIADI

Repsol cita l’Ecuador davanti al CIADI

Sesta richiesta di arbitraggio promossa da una compagnia petrolifera contro il paese andino – Il Consorzio petrolifero City, che opera nel blocco 16 dell’Amazzonia ecuadoriana, ha presentato nei giorni scorsi una richiesta di risarcimento di 400 milioni di dollari contro  il governo ecuadoriano per i rischi agli investimenti operati nel paese andino. La denuncia è stata presentata presso il Ciadi – Centro di Risoluzione delle Controversie Relative agli Investimenti interno alla Banca Mondiale (organo arbitrale ad hoc istituito per garantire la protezione internazionale degli investimenti privati) dall’azionista di maggioranza del consorzio, la Repsol – che controlla da sola il 35% delle azioni della City –  con la tacita approvazione degli altri soci: Overseas Private (Opic), Murphy e Sinochem. La denuncia presentata dalla Repsol si estende infatti anche ai soci di minoranza del consorzio city, che assieme controllano il 65% della compagnia.

Nella richiesta di arbitraggio la Repsol motiva la denuncia con le modifiche al contratto di concessione petrolifera causate dall’implementazione delle legge 42, che già dalla metà del 2006 stabiliva che il 50% dei proventi straordinari dell’estrazione – dovuti all’aumento del prezzo del petrolio – dovevano essere versati nelle casse del paese.

Nell’ottobre dell’anno scorso il governo di Correa aveva riformato la legge, alzando la quota da destinare alle casse dello stato fino al 99% dei proventi straordinari.

Con questa ennesima denuncia presentata davanti al CIADI il numero degli arbitrati internazionali tutt’ora in corso contro l’Ecuador arriva a undici, dei quali ben sei hanno a che vedere con il tema dell’estrazione petrolifera. Dopo l’Argentina, l’Ecuador diventa così il secondo paese per numero di procedure internazionali a suo carico presentate di fronbte al CIADI.

Oltre alla Repsol, altre 5 compqgnia hanno presentato richieste di arbitrato internazionale contro gli effetti della legge 42 ( tra di esse Perenco, Burlington y Occidental) in particolare a partire dall’aprile scorso, quando il governo aveva annunciato che non intendeva continuare la fase di negoziazioni con le imprese petrolifere, vista l’impossibilità di giungere ad un accordo.

L’ammontare complessivo dei risarcimenti chiesti all’Ecuador è stratosferico: basti pensare che la sola Occidental ha chiesto 1000 milioni di dollari di risarcimento, oltre che l’immediata restituzione dei campi di sfruttamento per permettere la continuazione delle attività estrattive.

Nel frattempo, altre due domande di iscrizione a giudizio contro l’Ecuador sono già state presentate dalle compagnie petrolifere Petrobras y Andes, che attendono il pronunciamento degli organi competenti.

Già nel maggio scorso, con riferimento alla causa intentata dalla Occidental, il governo di Correa aveva dichiarato di non riporre alcuna fiducia nella imparzialità del Ciadi, affermando che lo considera “un foro sotto il controllo della Banca Mondiale e per tanto indegno di fiducia”. Inoltre, secondo il mandatario, “la sottoscrizione dei trattati bilaterali che indicano il Ciadi come organo competente a risolvere le controversie sugli investimanti tra paesi e multinazionali “ha limitato enormemente la sovranità dei nostri paesi, ed è pertanto una delle questioni da risolvere da inserire nell’agenda politica latinoamericana.