Rafforzamento Del FMI E Della BM: Minaccia Per Il Sud E Per Il Nord

Rafforzamento del FMI e della BM: minaccia per il Sud e per il Nord

Le riforme annunciate dal G20 non trasformeranno la Banca Mondiale o il Fondo Monetario Internazionale in organizzazioni democratiche. La distribuzione profondamente anti-democratica dei diritti di voto dimostra che il FMI e la BM sono strumenti in mano delle potenze occidentali per imporre al resto del mondo politiche che servono ai propri interessi.
Nonostante i suoi reiterati fallimenti, il Washington Consensus, sorta di manuale del neoliberalismo, continua ad essere l’ordine prescritto dal FMI e dalla BM ai paesi che cercano il loro “aiuto”.

In un clima di repressione si sono concluse a Istanbul le riunioni annuali del FMI e della BM. I 10.000 agenti di polizia turchi mobilitati per l’occasione non hanno esitato a utilizzare idranti, lacrimogeni e blindati per disperdere i manifestanti. La stessa situazione si era verificata a fine settembre al G20 di Pittsburgh, dove le proteste contro questa versione allargata del G8 furono soppresse dalla polizia. Il FMI e la BM hanno celebrato la loro riunione annuale pochi giorni dopo la controversa decisione del G20 di modificare i diritti di voto in entrambe le istituzioni: il 5% delle quote nel FMI e il 3% di diritto di voto nella BM devono essere trasferiti ai cosiddetti paesi emergenti entro gennaio 2011. Il sistema attuale è sempre più messo in questione, sia dai paesi del Sud che dai movimenti sociali. Questa regola si basa sul sistema “1 dollaro, un voto”, in opposizione al sistema dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nella quale ogni paese è rappresentato da un solo voto.

Per il direttore del FMI, il socialista francese Dominique Strauss-Kahn, questo fatto rappresenta una “decisione storica”. Ma per il CADTM questa non è altro che un’altra sinistra farsa. Di fatto, questo trasferimento non altera l’equilibrio di potere nelle due istituzioni. Per esempio la Cina, che sarà un importante beneficiario, oggi possiede circa il 3% dei diritti di voto, molto meno degli Stati Uniti, che possiedono più del 16% dei voti, il che garantisce loro di fatto un diritto di veto su tutte le decisioni importanti. Il gruppo guidato dal Rwanda, che include 24 paesi africani, e rappresenta 225 milioni di persone, possiede l’1,39% dei diritti di voto! Non c’è bisogno di essere un matematico per capire che queste riforme annunciate in pompa magna dai mezzi di comunicazione non trasformeranno la BM o il FMI in organizzazioni democratiche. Si può anche pensare che non saranno mai trasformate visto che l’attuale sistema non può essere cambiato senza l’accordo degli Stati Uniti. Un altro fatto aggravante: dal 1944, il Presidente della Banca Mondiale è sempre stato un cittadino statunitense, mentre il Direttore del FMI è sempre stato un cittadino europeo in virtù di una regola non scritta. Questa divisione dei poteri, combinata alla distribuzione profondamente antidemocratica dei diritti di voto, dimostrano che il FMI e la Banca Mondiale sono strumenti in mano delle potenze occidentali per imporre al resto del mondo politiche che servono i propri interessi.

Dopo aver affrontato una grave crisi di legittimità, la Banca Mondiale e il FMI hanno trovato nuovo respiro grazie alla crisi mondiale. Tra il 2004 e il 2008, l’aumento significativo dei prezzi dei prodotti basici ha aumentato le riserve di capitale di alcuni paesi in via di sviluppo, che hanno approfittato dell’opportunità per pagare in anticipo i propri debiti con i proprio creditori, liberandosi così della loro molesta tutela. Senza dubbio, dalla fine del 2008, l’aggravamento della crisi mondiale ha cambiato radicalmente la situazione. La lista dei paesi colpiti dalla crisi continua a crescere ed il G20 ha messo il FMI e la Banca Mondiale al centro del gioco mondiale. Così, sotto la pressione del FMI, la Romania ha dovuto mettere in pratica politiche regressive come la riduzione brutale del 15% degli stipendi dei funzionari pubblici in cambio di denaro per superare la crisi nel breve periodo. Dal 2008, quindici paesi sono stati colpiti dalla stessa sorte. La Banca Mondiale, nel frattempo, ha tratto profitto dalla crisi ambientale attraverso la creazione di più fondi di investimento climatico mentre contemporaneamente continua a finanziare progetti minerari e di deforestazione. Durante il 2008 inoltre le risorse destinate allo sviluppo di energia pulita sono state 5 votle inferiori a quelle destinate alle energie non rinnovabili, le quali sono cresciute del 165% [1].

Dunque il G20, autoproclamandosi “organo regolatore globale”, ha giocato un ruolo decisivo nell’intento di rilegittimare il FMI triplicando le sue risorse finanziarie a Londra nell’aprile scorso e ampliando la sua missione dopo l’incontro di Pittsburgh. Il FMI è ben posizionato come vigilante nel cuore dell’economia mondiale “per promuovere la stabilità finanziaria internazionale e riequilibrare la crescita”. Ad Istanbul è stato raggiunto l’accordo di “rivedere il mandato del FMI per includere tutte le politiche macroeconomiche relative al settore finanziario che colpiscono la stabilità dell’economica mondiale” [2]. Quindi, “formulerà raccomandazioni di politica a tutti i paesi che dovranno adottare mezzi correttivi adeguati”. Non c’è bisogno di essere preveggenti per sapere in anticipo quali saranno queste raccomandazioni. Il FMI ha dichiarato, nel giugno 2009, rispetto alle politiche applicate nella zona euro, che “le misure adottate per appoggiare la riduzione di ore di lavoro e aumentare le prestazioni sociali – seppur importanti per aumentare le entrate e mantenere il funzionamento del mercato del lavoro – devono essere intrinsecamente reversibili” [3]. Il report “Doing Business 2010” della Banca Mondiale è ancor più esplicito, e scoraggia i paesi dall’adottare programmi di assistenza sociale qualificando i governi che li attuano come “non competitivi” [4]. Nonostante i suoi reiterati fallimenti, il Washington Consensus, sorta di manuale del neoliberalismo, continua ad essere l’ordine prescritto dal FMI e dalla Banca Mondiale ai paesi che cercano il loro “aiuto”.

Ovviamente, i costi risultanti dal fallimento delle politiche di aggiustamenti strutturali imposte ai paesi del Sud dopo la crisi del debito del 1982 sono stati proibitivi: la povertà e la disuguaglianza si sono aggravati, mentre il problema del debito continua ad essere lontano dalla soluzione. Peggio: una nuova crisi del debito si sta preparando, il che aumenterà ancora la proporzione delle spese nazionali destinate a rimborsare i creditori. Questo a meno che i governi non decidano di sospendere il pagamento del debito per dare priorità al soddisfacimento delle necessità basiche umane e realizzino una petizione per cancellare, in forma incondizionale, la parte illegittima del debito che non ha beneficiato al popolazione. Sarebbe un primo colpo alle funeste politiche del FMI e della Banca Mondiale, la cui abolizione e rimpiazzo da parte di istituzioni che lavorino a beneficio delle persone devono continuare ad essere reclami sociali inaggirabili.

di Renaud Vivien, Damien Millet, Éric Toussaint – CADTM

Note

|1| http://www.cadtm.org/The-grave-ecological-destruction

|2| http://www.imf.org/external/french/pubs/ft/survey/so/2009/new100609af.pdf

|3| http://www.imf.org/external/french/np/ms/2009/060809f.htm

|4| http://www.cadtm.org/Doing-Business-2010-El-Banco  

Traduzione di Alice Pelosi