Puglia, Risolleviamo La Regione Più Bella Del Mondo

Puglia, risolleviamo la regione più bella del mondo

APPELLO | Manifestazione 

FERMIAMO LA MANO NERA, NO AL PETROLIO IN PUGLIA, BLOCCHIAMO LO SBLOCCA ITALIA

Il decreto sblocca Italia del governo Renzi sblocca gli interessi degli speculatori e delle multinazionali del petrolio, mentre condanna la Puglia e l’intero Sud alla povertà assoluta.

Le misure palesemente anticostituzionali di Renzi sottraggono la tutela del territorio alle Regioni facendo del governo il giudice unico dell’ambiente, senza alcuna possibilità di veti da parte delle istituzioni locali e dei cittadini organizzati in comitati popolari, da lui definiti “comitatini”, in maniera assolutamente arrogante e antidemocratica.

La trivellazione petrolifera in Italia, e più di tutto delle coste meridionali, ridurrà l’intero Sud come la Basilicata, già devastata per il 45% del suo territorio dalle estrazioni petrolifere, con conseguente distruzione dell’agricoltura e inquinamento degli invasi che portano acqua non più potabile in Puglia.

Le estrazioni petrolifere sono una terribile minaccia all’intero ecosistema del mare Adriatico e all’economia turistica, l’unica sopravvissuta al Sud, dopo l’azione distruttrice degli ultimi decenni di governi paraleghisti, di destra e di sinistra, che hanno condannato le regioni meridionali al ruolo di colonia interna cui sfruttare le risorse naturale ed umane ed insediare impianti distruttivi, come l’Ilva e la centrale a carbone di Brindisi, il gasdotto Tap nel Salento, gli inceneritori cancerogeni e le megadiscariche di rifiuti tossici, senza  prevedere alcuna spesa di bonifica.

In cambio di tutto ciò, il Sud ha il 21% di disoccupazione, con il 65% di quella giovanile, dati paurosi affogati nelle “medie nazionali” del 12 e del 40%, un reddito pro capite di 16,500 euro, la metà di quello del nord, ed inferiore di 2.000 euro a quello di Grecia e Portogallo.

Il decreto prevede lo stanziamento di quasi 5 miliardi di Euro per le ferrovie, il 98,8% dei quali destinati per ulteriore alta velocità al centro nord, come il Tav in Val di Susa, 12 miliardi di Euro per un inutile traforo,  e solo 60 milioni ovvero l’1,2% al sud,  lasciato con treni lumaca, senza aeroporti e con strade improbabili. Di più, il Cipe destina 2 miliardi di Euro per lo sviluppo, interamente destinati al centronord. Zero centesimi per il Sud, che si vede privato da Renzi anche di ben 4 miliardi di fondi europei dirottati verso il nord.

Se Renzi è un pericoloso nemico per l’Italia, per la Puglia è assolutamente devastante. Fermiamo la sua mano nera. Il 4 dicembre saremo in Piazza a Bari, per spingere Vendola a ricorrere contro il decreto Renzi, laddove governatori di altre regioni, come il lucano Pittella e il siciliano Crocetta rifiutano di farlo, in cambio di soli 30 centesimi di proventi petroliferi per abitante, come nel caso della Sicilia, ma di chissà quanto per i politici proni agli interessi delle multinazionali.

Il coordinamento dei comitati “MO BASTA” di Puglia.


Puglia, risolleviamo insieme la regione più bella del mondo

Nonostante la Puglia venga considerata dal National Geographic e da riviste di turismo internazionali prestigiose, quali il Lonely Planet, come la regione più bella del mondo, e nonostante l’esclusiva agenzia di viaggi Brown and Hudson inserisca il Gargano, la Valle d’Itria ed il Salento tra le top dieci località più desiderate al mondo dal turismo ricco, ben tre su dieci insieme ai Caraibi, le Seychelles e poche altre, ebbene questa regione dallo Stato italiano è considerata men che nulla.

Le straordinarie bellezze paesaggistiche pugliesi, marine e montane, i suoi numerosi borghi antichi tra i più affascinanti della penisola, i mille castelli, tra cui Castel del Monte (patrimonio Unesco) e le bianche cattedrali medievali, i trulli patrimonio Unesco, le città del romanico e del barocco più belle d’Europa, quali Trani e Lecce, le rovine archeologiche d’epoca greca e romana, i luoghi sacri, dal Gargano della via Francesca, patrimonio dell’Unesco, a quello di San Pio e San Michele, le mille tradizioni popolari e feste d’eccezionale interesse, famose nel mondo, quali la Notte della Taranta, il Carpino Folk Festival e cento altre, la fertile agricoltura: 60 milioni di ulivi secolari, la più grande produzione di grano duro, di uva, pomodori e carciofi al mondo, l’eccellente e rinomata gastronomia, vini come il Negramaro considerati tra i numeri uno al mondo, industrie autoctone ad altissima tecnologia, le danno sì la fama ma non la ricchezza che merita.

Il 60% ed oltre dei nostri giovani subiscono l’infame destino, anche esistenziale, della disoccupazione. Il Pil pro capite dei pugliesi, come degli altri Meridionali, è inferiore di mille euro a quello della vicina e tormentata Grecia. Abbiamo una cronica mancanza di lavoro e di investimenti, di trasporti ferroviari fermi agli anni ’50, due soli aeroporti poco più che regionali per una terra lunga, dalla punta nord Peschici a quella Sud di Capo Leuca, 430 km, industrie pesanti distruttive per l’ambiente e le persone, quali l’Ilva di Taranto, centrali a carbone come quella di Cerano a Brindisi, altrettanto nocive per la salute degli abitanti e l’economia agricola, le numerose megadiscariche, più o meno legali, che assorbono clandestini rifiuti tossici dell’industria del nord, numerosi inceneritori targati Marcegaglia tra attivi e programmati e, più di tutto, le progettate devastanti trivellazioni petrolifere, in mare e in terra, ne impediscono la crescita economica e civile, togliendo lavoro anziché darne. Basti guardare i dati sul turismo.

Il turismo al Sud assorbe appena il 13% di quello nazionale, che di per sé è scivolato al 5° posto tra le nazioni europee, e di questo 13% solo la terza parte spetta alla Puglia. Le cause di questa sproporzione, tra straordinarie potenzialità e mediocri risultati sono da addebitare principalmente al trattamento di carattere coloniale, sopra descritto, che lo Stato Italiano riserva da sempre alle sue regioni meridionali.

Facciamo appello ai comitati popolari di difesa territoriale, dai No Triv, ai “Cittadini liberi e pensanti” di Taranto,  ai No carbone di Brindisi, ai No inceneritori e discariche della Capitanata ed ai cento altri, ad unirsi in un fronte di lotta comune che,  si batta contro le sopraelencate brutture, mettendo al primo posto, insieme alla difesa dell’ambiente, lo sviluppo economico della regione. Un fronte unito che, insieme alle altre regioni meridionali, parta dalla strenua difesa della nostra agricoltura, minacciata dai patti scellerati UE approvati dall’Italia, che crei più turismo con leggi regionali che lo incentivino, più energie rinnovabili diffuse e non impattanti, chiudendo quelle inquinanti, che si batta per la ferrovia ad alta velocità che arrivi fino a Lecce, finora ferma a Bologna sul percorso adriatico, che chieda l’immediata attivazione di altri due aeroporti, oltre Bari e Brindisi, in Capitanata e nel Tarantino, la modernizzazione dei porti internazionali di Bari e Brindisi, la messa in sicurezza idrogeologica e il rifacimento delle strade montane di Capitanata franose e dissestate, causa dell’isolamento di decine di paesi di grande bellezza, tra i quali molte “città arancione” ed alcuni tra “i cento borghi più belli d’Italia”. Un fronte che insieme valorizzi i nostri immensi beni culturali e lavori allo sviluppo dell’industria soft, di tipo agroalimentare e tecnologica avanzata, seguendo la strada indicata dai laboratori di nanotecnologia salentini, e dalle industrie aeronautiche baresi e daune.

Con questa strategia e con l’affermazione dei principi di buona ed onesta amministrazione, di netta riduzione dei privilegi della casta politica e del suo sottobosco, di un rigoroso codice etico antimafia, e soprattutto di una rivendicazione di pari diritti e dignità tra i cittadini meridionali e quelli del Nord, per i quali lo Stato destina il 40% delle risorse finanziarie in più rispetto a quelli del Sud, non solo nei trasporti ma anche nelle scuole, nella sanità e nei servizi in generale, la rinascita della Puglia, parte attiva della più grande macroregione meridionale, è possibile.