Proposta Per La COP21 Di Parigi. È Ora Di Creare Il Gruppo Allegato Zero!

Proposta per la COP21 di Parigi. È ora di creare il gruppo Allegato Zero!

????????A Sud diffonde e aderisce all’iniziativa di Oilwatch, la rete dei Sud del mondo in lotta contro le fonti fossili per la creazione del gruppo Allegato 0 e la promozione degli impegni e delle forze mobilitate di popoli, nazioni, comunità e organizzazioni per la non estrazione di petrolio, gas e carbone come misura di contrasto alla cambiamento climatico. Il seguente appello chiede all’UNFCCC e ai governi di riconoscere, rispettare, promuovere e proteggere le iniziative per lasciare gli idrocarburi nel sottosuolo invece che perseguirle, criminalizzarle e reprimerle.

 

Questo documento presenta gli impegni e gli sforzi che i popoli, le nazioni e le comunità hanno intrapreso contro l’estrazione di petrolio, gas e carbone come misura preventiva dei cambiamenti climatici.

 

Insieme a questi impegni, presentiamo alla Convenzione Quadro delle nazioni Unite sul Cambiamento Climatico (UNFCCC) e ai membri dei governi la nostra petizione per il riconoscimento, il rispetto, la promozione e la protezione di queste azioni per la protezione del clima e della vita sul pianeta terra.

 

Gruppo Allegato 0: per riconoscere e rispettare impegni e sforzi concreti

 

La Convenzione Quadro delle nazioni Unite sul Cambiamento Climatico, istituita al Vertice di Rio nel 1992, divise gli stati membri in 2 gruppi: l’allegato 1, composto dai Paesi industrializzati del Nord, inclusi i Paesi con economie in transizione, e il non-allegato 1 composto essenzialmente dai paesi dei Sud del mondo. Più tardi, è stato istituito l’Allegato II che raccoglie i paesi dell’Allegato I che devono mettere a disposizione dei paesi del Sud le risorse economiche e tecnologiche necessarie per lo sviluppo di attività mirate alla riduzione delle emissioni e all’adattamento ai cambiamenti climatici. Oilwatch afferma che, dal 19° secolo, lo sfruttamento del carbone, del petrolio e del gas è stato il motore dello sviluppo capitalistico nei Paesi dell’Allegato I e II che hanno fatto tutto il possibile per evitare azioni specifiche e vincolanti per la riduzione dei consumi di fonti fossili. Così, dopo 20 anni di negoziazioni internazionali, il riscaldamento globale continua ad aumentare senza che vengano adottate misure effettive e concrete per contrastarlo.

 

In questo scenario, uno dei principali ostacoli è stato l’influenza diretta che le imprese legate alle fonti fossili hanno esercitato sulle decisioni della Convenzione. Oggi il settore privato è fra i promotori delle false soluzioni che hanno esacerbato l’effetto serra, tra queste il mercato del carbonio, gli agro combustibili, i REDD, la geo-ingegneria e altre tecnologie come il Carbon Capture and Storage. Parallelamente, hanno anche esteso il loro “confine territoriale” a una nuova frontiera: le trivellazioni in mare profondo e lo sfruttamento delle risorse non convenzionali con tecnologie dannose come il fracking.

 

Come se non bastasse, la visione limitata delle Nazioni Unite, concentrata sulla promozione delle negoziazioni, ha permesso ai Paesi industrializzati del Nord di non rispettare gli impegni assunti per il clima e, in uno scenario sbilanciato e neocoloniale, di trasferire le proprie responsabilità sulle popolazioni e le nazioni dei Sud del mondo. Benché siano i primi ad essere colpiti dai cambiamenti climatici, è proprio nei paesi del Sud che si riscontrano i maggiori sforzi per proteggere il clima, sforzi portati avanti da nazioni, regioni e territori, ma soprattutto popoli indigeni, contadini, pescatori e comunità tradizionali. Queste stesse iniziative sono state trascurate e in molti casi criminalizzate invece che esaltate per gli sforzi indirizzati alla non estrazione degli idrocarburi.

 

Nella realtà, oltre agli stati ci sono degli attori che vogliono e possono accelerare le trasformazioni necessarie per la protezione del clima del pianeta. Tali attori devono essere riconosciuti nell’ambito della Convenzione sul Cambiamento Climatico. Ci riferiamo a popoli indigeni, nazioni e Stati, province, regioni subnazionali e località che stanno compiendo passi significativi contro l’estrazione di idrocarburi dal sottosuolo. Per includere questi popoli e territori che agiscono alla radice del problema, cioè la dipendenza dai combustibili fossili, è necessario creare un Gruppo Allegato 0.

 

Bisogna concentrarsi sulle cause che determinano il problema

 

È nel dopoguerra che si consolidano le basi industriali di un capitalismo dipendente dai combustibili fossili, e di una cultura fondata su un modello di consumo infinito, intensivo, estensivo e distruttivo. Questo modello ha visto anche l’espansione di miniere e di una pratica agricola industriale strettamente legata ad alti consumi di petrolio. Questa dipendenza dai fossili, non solo ha un impatto negativo sul clima in generale, ma sta provocando malattie degenerative e mortali di cui sono vittime milioni di persone, inonda il pianeta di rifiuti non degradabili, distrugge centinaia di colture tradizionali – modificando usanze e abitudini sane ed ecologiche, e continua a causare crisi economiche, sociali, politiche e ambientali che favoriscono l’espansione e l’accumulazione di capitale. Assistiamo, dunque, a un capitalismo istituzionalizzato e globale con rischi sempre più letali, che richiede un’azione di contrasto altrettanto globale.

 

I settori delle corporations e della finanza decidono quanto petrolio estrarre, dove, che tipologia, quanto venderne o a quale prezzo; per mantenere la dipendenza dai combustibili fossili e rafforzare il processo di accumulazione, appropriazione di territori, espropriazione e violazione dei diritti delle popolazioni, l’industria continua a progredire con tecniche sempre più costose e degradanti per l’ambiente, come ad esempio il fracking.

 

Ribadiamo invece che il metodo più diretto e concreto per raggiungere risultati positivi in ambito climatico, così come per affrontare il capitalismo, lo sfruttamento degli individui e la privatizzazione della natura a livello globale, è lasciare il petrolio e gli altri combustibili fossili nel sottosuolo.

 

Con quale metodologia, scenari e modelli lavorare?

 

Gli Stati membri della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico (UNFCCC) si sono posti come obiettivo quello di adottare un nuovo accordo globale sul clima nell’incontro di Parigi 2015. Negli intenti, questo nuovo accordo mira a evitare che il pianeta superi il limite dei 2°C di riscaldamento in più rispetto alla temperatura globale del periodo pre-industriale. Questo limite, secondo la teoria, segna lo spartiacque tra un clima al quale possiamo adattarci e uno squilibrio climatico dalle conseguenze imprevedibili e irreversibili.

 

Per raggiungere l’obiettivo del limite dei 2°, sia la UNFCCC sia gli esperti del Panel Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC) hanno sempre preso come indicatore di riferimento per la riduzione delle emissioni e le concentrazioni di biossido di carbonio piuttosto che la quantità di combustibili da non estrarre. Tale orientamento è in linea con l’interesse ufficiale di ignorare il problema reale, ossia la combustione dei carburanti fossili. Al contrario, usare come indicatore e fare riferimento alla quantità di petrolio, gas e carbone permetterebbe di identificare le responsabilità e le azioni necessarie per evitare la crisi climatica.

 

In accordo con le cifre ufficiali, è possibile dire che, per mantenersi al di sotto del limite di + 2°C (scenario RCP 2.6 del IPCC), bisognerebbe lasciare nel sottosuolo almeno i 2/3 delle riserve conosciute di petrolio, gas e carbone fino al 2100. Cosi, dei 1.700.000 milioni di barili di petrolio ancora presenti nel sottosuolo, 1.190.000 non dovrebbero essere toccati; dei 187 milioni di milioni di metri cubi di gas naturale, 131 milioni di milioni non si dovrebbero estrarre; e degli 892.000 milioni di tonnellate di carbone, 624.000 devono rimanere al loro posto. L’obiettivo, ora, è decidere dove e come cominciare a smettere di estrarre dal sottosuolo.

 

Il riferimento a questi numeri non vuole essere una quantificazione commercializzabile, né si vuol favorire la deduzione di equivalenze negative nel mercato dei servizi ambientali o in altre forme di compensazione mercantile, ma vuol essere un modo per mettere in risalto l’intensità degli sforzi necessari per una civiltà post-petrolifera. Questo implica il passaggio da un modello energetico di produzione centralizzato e su larga scala, a modelli di energia pulita, rinnovabile, decentralizzata, diversificata, sovrana ed ecologica. Per questo, c’è bisogno di cambiare la concezione dell’energia stessa: che tipo di Energia, quanta e per chi, e di ripensare i modelli energetici in base ai territori e alle popolazioni.

 

Protezione, riconoscimento e incentivi per i Paesi, le nazioni, gli spazi subnazionali, le località e i territori dell’Allegato 0

 

Le iniziative realizzate nell’ambito dell’Allegato 0 vanno protette e supportate con una serie di incentivi internazionali e riconoscimenti basati sulla solidarietà, lo scambio di tecnologie non vincolate e la presenza di un debito ecologico associato al clima. La creazione dell’Allegato 0 incentiverà anche nuovi impegni e sforzi mirati, prestando particolare attenzione alle cause del cambiamento climatico.

 

Gli indicatori di riferimento per la valutazione di tali iniziative saranno:

 

1) il mantenimento degli idrocarburi fossili nel sottosuolo

2) forme di organizzazione sociale fondate su un dialogo improntato al rispetto della natura

3) lotta alle miniere di carbone o di altro tipo per i loro effetti negativi sul clima e l’alto consumo di combustibili fossili

4) continuità nel dibattito su quale energia, quanta, per cosa e per chi e sull’esercizio della sovranità dei popoli e dei territori

5) rifiuto di meccanismi quali il mercato del carbonio, REDD+, e altri false soluzioni al cambiamento climatico

6) impegno trasparente per la non estrazione dei combustibili fossili e relativa emancipazione dalle fonti fossili.

 

Come Andare avanti?

 

Protezione dei popoli e dei territori

 

Fermare la criminalizzazione di chi promuove la non estrazione di petrolio, gas o carbone e di chi difende la propria terra e il proprio territorio dall’estrazione di combustibili fossili.

Fermare l’intervento di imprese, dei sistemi di repressione statale e dell’occupazione dei territori finalizzati all’estrazione di fonti fossili nei luoghi dove si oppongono le popolazioni locali e in aree specifiche quali riserve naturali o aree dal delicato equilibrio ambientale.

 

Riconoscimento attraverso un premio internazionale

 

Per chi compia atti decisivi verso azioni volte a fermare le estrazioni di idrocarburi nei propri terreni e territori.

Per chi preserva la sovranità energetica e modelli nutrizionali non dipendenti dai combustibili fossili, nel pieno rispetto della natura.

 

Incentivi

 

– Scambi tecnologici rispettosi e sovrani

– Contributi e supporto diretto rispettosi della sovranità, basati sulla buona fede e senza trasferimento di responsabilità.

 

Contro-incentivi

 

Ritiro dei sussidi statali all’industria delle fonti fossili

Disinvestimenti nelle azioni, nelle obbligazioni e nei fondi di investimento legati all’industria petrolifera.

 

SFIDA: Allegato 0

Appello internzionale

È ARRIVATO IL MOMENTO DI IMPEGNARSI PER I POPOLI!

 

OilWatch crede che nessun Paese sia davvero pronto per affrontare i cambiamenti climatici. Inoltre, le nazioni maggiormente colpite dall’azione del cambiamento climatico sono quelle che contribuiscono in misura minore al surriscaldamento globale e, spesso, son proprio quelle che intraprendono le azioni più decise per contrastarlo. Crediamo che sia giunto il momento che le Nazioni Unite affrontino la crisi climatica creando l’Allegato 0 all’interno dell’accordo sul Cambiamento Climatico, come gruppo di persone o nazioni riconosciuti per il loro contributo e come incentivo affinché altri si uniscano alla missione di lasciare i combustibili fossili nel sottosuolo. Basta parlare di cose astratte come le emissioni di CO2, parliamo invece di petrolio, di gas, di carbone, uniamoci agli impegni dell’Allegato 0 e mettiamo tutto il nostro impegno nelle nostre organizzazioni per appoggiare queste battaglie e iniziative di resistenza.

 

Facciamo appello alle Nazioni Unite, ai governi nazionali, alle organizzazioni sociali e ai movimenti sociali per riconoscere, proteggere e disseminare gli impegni e sforzi che veramente contribuiscono alla prevenzione del disastro climatico!

 

Oilwatch

Dicembre 2015