Progetto T-Riciclo: Diario Di Bordo

Progetto T-Riciclo: Diario di bordo

IL PROGETTO
Il progetto “Form.ic.a” in T-Riciclo – coltiviamo i semi di una comunità sostenibile è un progetto di formazione interculturale e ambientale che ha l’obiettivo di promuovere l’inclusione sociale e il contrasto alle forme di marginalità attraverso la valorizzazione delle differenze e l’educazione ad una cittadinanza consapevole e responsabile. Il progetto nasce dall’esigenza di costruire un percorso di formazione su biodiversità, etno-biodiversità, tutela ambientale e consumo critico che coinvolgesse i minori ospitati in centri di accoglienza o che frequentano spazi sociali pubblici autogestiti. I laboratori, rivolti ai bambini dai 3 ai 10 anni, sono gratuiti affinché anche le famiglie in difficoltà economiche e i minori ospitati in strutture di accoglienza possano usufruire di attività didattiche e ricreative che aiutino a formare nei più piccoli una sensibilità ambientale e una cultura dell’integrazione e della solidarietà.  Leggi tutto

 

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IL DIARIO DI BORDO
Quello che cerchiamo di fare è creare un ambiente in cui gli studenti sviluppano un rapporto emotivo con la natura. Speriamo che nel corso del tempo questo porti a un senso di responsabilità verso la terra, che conserveranno anche da adulti

 

Queste parole, tratte dal libro “EcoAlfabeto” di Fritjof Capra, rappresentano uno degli spunti che ha portato all’ideazione del percorso proposto all’interno del laboratorio di gardening e riciclo creativo “T-Riciclo”.  L’Associazione A Sud, da tempo impegnata in progetti di ricerca e formazione ambientale, sperimenta per la prima volta un progetto di educazione naturalistica non formale rivolto a bambini piccoli, piccolissimi. Questa sfida, che tenta di trasmettere nel modo più diretto ed efficace possibile i principi di base dell’ecologia e del pensiero sistemico si è tradotta nella creazione e coltivazione di un orto giardino a SCuP, Sport e CUltura Popolare, centro che da due anni offre a Roma servizi sportivi, culturali e ricreativi autogestiti. Fuori dalle aule e sulla poca terra sopravvissuta al cemento, la letteratura ecologica diventa pratica attraverso l’insegnamento dei cicli e del linguaggio della natura.

 

Nell’Antropocene, e in un’epoca in cui un bambino di 3 anni usa un cellulare ma non sa dove crescono le patate, si sta diffondendo un sentimento condiviso e collettivo che nutre il bisogno di riportare attenzione alla Terra, alla sua complessa semplicità ed indiscutibile bellezza.  Lo studio della nostra “Casa” oggi sta cambiando e non considera più la Natura solo come un luogo in cui vivere: esso è guidato dalla consapevolezza di esserne parte e, come tale, mira a stimolarne un senso di appartenenza indiscriminata in cui l’essere umano impara a rispettare l’ambiente che lo circonda unito a tutti gli individui che, con uno speciale ruolo, ne fanno parte.

 

La responsabilità, unità alla giustizia ambientale e all’equità sono principi che, se non provenienti da reali valori etici, rischiano di confondersi e scomparire sotto le odierne “maschere verdi” e il green washing  volti a tutelare gli interessi delle grandi lobby transnazionali.   È così che quelli che Bateson chiamava coscienza e fenomeni di intelligenza naturale spontaneamente sbocciano come fiori in un giardino realizzato a partire da materiali di riciclo.

 

I laboratori promuovono il pensiero sistemico, mettendo in primo piano la rete e le connessioni tra gli elementi e il “tutto” di cui fanno parte, sono gratuiti, multidisciplinari in quanto temi come la “diversità” sono affrontati sia da un punto di vista scientifico attraverso la biodiversità che attraverso una visione sociale e quindi rivolta alla comprensione dei contesti di provenienza dei partecipanti sia, soprattutto, pratici e quindi basati sull’esperienza diretta.

 

Le adesioni ai laboratori di T-Riciclo diventano ad ogni incontro sempre più numerose ed è strabiliante notare come queste pratiche aumentino il livello di collaborazione all’interno delle comunità mentre di conseguenza tendono a far diminuire gli episodi di violenza e conflitto nei vari gruppi coinvolti: tra genitori e bambini, operatori, volontari e attivisti degli spazi sociali.

 

Il progetto, iniziato il 28 marzo 2014, ha appena concluso la sua prima fase “Costruiamo in nostro Giardino” in cui sono stati costruiti i bancali per l’orto e delle fioriere a partire da pallet e cassette di legno recuperate dai mercati locali. Durante le giornate abbiamo costruito dei semenzai con rotoli di carta igienica e scatole di uova dove abbiamo piantato diverse varietà di semi di girasole. Abbiamo scelto il girasole come simbolo di allegria e spensieratezza per spiegare ai bambini quanto importante sia il ruolo delle fonti energetiche per la vita sul nostro pianeta. Chiacchierando su come questa sorgente di luce e calore sia essenziale per l’esistenza di tutti gli esseri viventi, abbiamo riscoperto la rilevanza che rivestono le entità apparentemente “non viventi” all’interno degli ecosistemi. Affrontando le tematiche della biodiversità, dell’acqua e dei cambiamenti climatici abbiamo realizzato “L’oasi delle piante grasse” dove i bambini hanno curato la pulizia e il trapianto di un’area ormai abbandonata dove adesso spuntano diverse specie tra yucca, aloe, cactus, optumia, agave e succulente.

 

Nei prossimi decenni tutta l’umanità affronterà una crescente penuria delle risorse energetiche non rinnovabili nonché dei cambiamenti climatici, sviluppare la pratica della formazione ecologica può contribuire a diffondere sia ottimismo che consapevolezza di fronte a problematiche che affliggono già gran parte della popolazione. Attraverso il gioco ci auguriamo che queste buone pratiche di gardening, recupero e riciclo li rendano in grado di affrontare meglio i problemi ambientali nel mondo quando saranno più grandi. Il giardino e l’orto che stiamo costruendo sono un esempio concreto che mostra ai bambini che cosa sia un “eco-sistema” e tale concetto diventa una metafora per spiegare come questi rappresentino una comunità. Gli ecologisti parlano spesso di comunità ecologiche di piante, animali e microrganismi e nel nostro lavoro i paralleli tra le comunità ecologiche e le comunità umane sono molto importanti: educare i bambini significa per noi costruire coscienze critiche che si basano sull’interdipendenza e sulla solidarietà, non sui principi di selezione naturale dettati dall’evoluzionismo in cui si professa che “sopravviva solo il più forte”.

 

Sara Fidanza per A Sud

 

Guarda la galleria fotografica dei laboratori di T-Riciclo

 

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T-Riciclo, coltiviamo i semi per una comunità sostenibile