Power Africa: Promesse Dal Paese Di Mandela. Così Obama Maschera Le Mire Imperialiste

Power Africa: promesse dal Paese di Mandela. Così Obama maschera le mire imperialiste

obama_africa_star_power_2013_06_26[di A. Salati su Dailystorm] Sette miliardi di dollari per raddoppiare la rete elettrica dei paesi più disagiati. Ma Power Africa vale molto di più, in ballo c’è la contesa imperialista con la Cina.

 

POWER AFRICA – Si chiama così il progetto presentato dalla Casa Bianca mentre il Presidente Obama era in visita a Città del Capo. “Potere Africa” o “Energia Africa” è l’iniziativa che punta a raddoppiare l’accesso alla rete elettrica nell’Africa sub-sahariana dove due terzi della popolazione vive senza elettricità. I paesi che richiedono maggiori interventi e che saranno interessati dall’oneroso progetto made in USA saranno Etiopia, Ghana, Tanzania, Nigeria, Kenya e Liberia.

 

«Power Africa – si legge in un comunicato della Casa Bianca – punta a sfruttare l’enorme potenziale energetico dell’Africa, che include nuove scoperte di vaste riserve di gas e petrolio, sul potenziale sviluppo delle energie pulite geotermiche, eoliche, idriche e solari». Secondo quanto stimato dall’Aie, Agenzia internazionale per l’energia, perché tutti possano avere accesso diretto alla rete elettrica tuttavia serviranno ancora una ventina d’anni ed un investimento che oscilla attorno ai 300 miliardi di dollari.

 

Ovviamente a Washington nulla viene lasciato al caso e l’annuncio è arrivato proprio durante giornate di dure contestazioni al Presidente USA a causa della sua mancata visita all’ormai morente Nelson Mandela. Eppure in ballo c’è molto di più. Il progetto è una risposta alle critiche della poca attenzione che l’amministrazione Obama ha dato all’Africa durante il suo primo mandato nonché una risposta all’arrembante colonialismo che proprio in quelle regioni sta da tempo attuando in silenzio il governo Cinese. Ma al di là di una contesa geopolitica che sarà inevitabile, sembra necessario chiarire il motivo delle difficoltà negli investimenti dell’Africa sub-sahariana.

 

AFRICA SUB-SAHARIANA – L’Africa è notoriamente un continente ricco di risorse e povero del denaro necessario a sfruttarle. L’Aie in un suo rapporto affermava che “l’Africa sub-sahariana conta il 12% della popolazione mondiale ma circa il 45% di essa non ha accesso all’elettricità”. Un dato desolante tanto più se si pensa che la suddetta regione annovera una ricchezza idrica notevole e di gran lunga sufficiente a sostenere il fabbisogno energetico della regione. Tuttavia costruire una rete elettrica richiede costi elevati e competenze che permettano uno sfruttamento duraturo dell’energia riducendo al minimo gli sprechi.

 

La realizzazione dei progetti infrastrutturali però è solo il punto di partenza per portare a termine l’iniziativa americana. Una volta costruita la rete elettrica infatti si renderà necessario un ampliamento del mercato, conforme alle aspettative della concorrenza, che riduca il rischio dell’instaurarsi di monopoli energetici. La distribuzione dell’energia dovrà poi essere coadiuvata da un imponente piano regolamentato dai governi dei rispettivi Paesi con la collaborazione di Ong locali e associazioni che si impegnino a fornire energia anche nelle aree più rurali. Insomma, una mole di lavoro imponente che supererà di gran lunga i 7 miliardi di dollari dichiarati dalla Casa Bianca. In fondo l’opportunità di patrocinare un’iniziativa governativa è ghiotta per gli investitori privati che non si faranno scrupoli nel finanziare un simile progetto con l’opportunità di stanziarsi in una regione ben poco competitiva a livello economico. L‘annuncio della Casa Bianca però ha spiazzato un pò tutti, compresa la Cina, prima concorrente economica per l’egemonia energetica africana.

 

UNA SFIDA GEOPOLITICA – Nessuno si illuda, a questo mondo non si fa niente per niente. L’annuncio di Obama non è certamente dettato da un sentimento caritatevole per una regione sfortunata. Come già ricordato, negli USA si è a lungo criticato il Presidente per il suo scarso impegno nel continente africano, un errore non solo sociale ma anche politico, che ha rischiato di compromettere la sua campagna elettorale. Eppure, è bastato dirottare il pensiero degli ignari cittadini su problemi minori per far dimenticare le antiche promesse mai mantenute. La campagna elettorale, comunque, non è la reale motivazione che ha indotto la Casa Bianca ad avanzare una proposta così onerosa.

 

Gli Usa già da qualche anno guardano con preoccupazione le mire espansionistiche dei giganti imprenditoriali cinesi. Elevate risorse per nuovi investimenti e manodopera a basso costo altamente produttiva hanno permesso al Paese asiatico di assumere un ruolo primario a livello globale nella realizzazione di opere infrastrutturali in regioni con limitate disponibilità economiche. Così la Cina non solo è diventata una delle potenze di riferimento per il commercio africano, ma ha addirittura assunto ruoli sussidiari a quelli governativi, realizzando opere necessarie ed irrealizzabili dai leader delle nazioni interessate. Strade, aereoporti, ponti, abitazioni sono sono legate ad un aumento dell’occupazione grazie alle aziende made in China che sorgono come funghi.

 

In Cina esiste un proverbio che recita: “Se volete che un uomo mangi per tutta la vita, non dategli il pesce, piuttosto insegnategli a pescare”. Tradotto e applicato al contesto africano, significa che conviene dislocare le aziende in Paesi come l’Etiopia ed ottenere una posizione dominante nell’economia dei paesi ospitanti. Acquisto del debito, dipendenza commerciale e occupazionale fanno sì che la Cina, da più di 10 anni, abbia una posizione dominante nel continente africano. L’America se ne è accorta tardi e sta cercando di correre ai ripari più in fretta possibile. Annunci eclatanti e messe in scena sono dunque modesti tentativi per far capire ai concorrenti che non saranno più gli unici a banchettare sul ricco suolo africano. Rete elettrica, centrali eoliche o gasdotti che siano, una cosa è certa: alla Casa Bianca interessa tutto tranne che gli africani abbiano la luce elettrica. Che la guerra fredda del commercio abbia inizio…